L'ultimo libro letto

Niente, neanche se vi metto il tool mi fate ste schede.
Devo fare tutto io.

The Stardust Thief: Il ladro di polvere di stelle - The Sandsea Trilogy vol. 1

Titolo: The Stardust Thief: Il ladro di polvere di stelle - The Sandsea Trilogy vol. 1
Titolo originale: (Titolo originale, eventualmente) The Stardust Thief: Il ladro di polvere di stelle - The Sandsea Trilogy vol. 1
Serie: (Autoconclusivo, oppure serie X di Y e nome della serie/ciclo)
Autore: Chelsea Abdullah
Editore: Fanucci Editore
Genere: (Genere, sottogenere, varie ed eventuali)
Lingua Edizione: (Se non in italiano, scrivere la lingua ed eventualmente la difficoltà di lettura)
Data d’uscita: 2025
Pagine: 427
ISBN: 9788834747100

-O-O-O-O-O-O-

Sinossi:

Tutto ebbe inizio in un tempo ormai perduto… Loulie al-Nazari è la Mercantessa di mezzanotte: una contrabbandiera che con l’aiuto della sua guardia del corpo jinn ricerca artefatti magici illegali per rivenderli. Quando utilizza un po’ di quella magia per salvare la vita di un principe codardo, attira l’attenzione del padre di lui, il sultano, che la ricatta affinché recuperi un’antica lampada prodigiosa capace di restituire fertilità alla terra, ma anche di distruggere tutti i jinn. Non avend…

Opinione:

I tuoi commenti e altre riflessioni. Foto originali del libro.

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Finché il tool non legge nel pensiero, devi aspettare che abbia il tempo di scrivere il commento :grin:

Ecco cosa dovevo mettere.
Il tool per leggere nel pensiero.
mi ero dimenticato.
Stanotte provvedo.

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Sicuro ? Non so quanto convenga :rofl:

Un messaggio è stato spostato in un nuovo argomento: Il libro della giungla

cioè, alle elementari? Oppure tu in realtà hai usato la macchina di Majorana??

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Sono sempre lusingato dai tuoi errori sulla mia età, ma mi piacerebbe! Ricordo che ero all’ultimo anno di liceo, quindi in realtà 19-20 anni fa :melting_face: .

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Io sto leggendo Come l’arancio amaro, ma l’ho sto trovando un tantino noioso.

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il vero problema è che mi dimentico di essere più vicino ai 70 che ai 40…

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Ho provato a leggere The Rules of Magic di Alice Hoffman, parte di una serie abbastanza famosa nell’ambito di quello che viene classificato come Fantasy-realismo magico.
Abbastanza deludente sotto molti aspetti, salverei giusto lo stile godibile.
Di fantasy direi c’è molto poco, i personaggi sono troppo stereotipati, la storia boh? più vicino ad un dramma familiare che ad un romanzo fantasy.
Gli elementi fantastici sono legati al fatto che i protagonisti sono streghe e maghi, ma per la maggior parte della storia la cosa è abbastanza irrilevante.
Alla fine pur non essendo una brutta lettura, non lascia niente.

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Sto leggendo La sinagoga degli iconoclasti; a me sembra una raccolta di scempiaggini, non so mica se lo finisco.

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Già a leggere la sinossi non ispira molto: :sweat_smile:

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Non lo so. Forse va preso per quel che è, forse nel 1972 come provocazione ci stava anche, o forse è veramente una raccolta di scempiaggini.

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Mi sta venendo voglia di leggere questo:

Qualcuno ne ha già parlato qui?

Dello stesso autore:

Anche questo sembra interessante:

Ho terminato da un po’ Il secondo libro della giungla, di Kipling (1895, da noi 1903, come il primo).

Il volume è una raccolta di racconti. Nel primo, Come venne la paura, ritroviamo tutti i protagonisti del primo libro: Mowgli, Bagheera, Baloo, Shere Khan…dunque siamo in un flashback, la tigre è ancora viva, in questo episodio si parla di siccità, tregua tra carnivori e erbivori, ritrovi alle pozze d’acqua e racconti tra animali. Brilla Hathi, l’elefante, ma soprattutto brilla la qualità dello scritto e la capacità sovrannaturale di Kipling nel raccontare storie e di avvincerti.

Vedi anche il secondo, Il miracolo di Purun Bhagat, dove un santone salverà un villaggio: siamo al di fuori dalle storie di Mowgli, eppure all’Autore basta poco per conquistarti con un’altra storia.

L’invasione della giungla, il terzo racconto, si svolge cinque minuti dopo la fine del primo Il libro della giungla ed è dunque un’ideale prosecuzione, ed è molto bello.

Solo carino il quarto, I becchini, con dialoghi tra un grosso coccodrillo, un furbo sciacallo e un marabù, che però ha alcuni aspetti della vita vissuta in India, notevoli.

Con L’ankus del re si ritrova Mowgli, in giro con il serpente Kaa (che nei libri è suo grande amico, oltre ad essere il personaggio probabilmente più saggio di tutti). Finiscono nella tana sotterranea di un enorme, vecchio Cobra Bianco, che custodisce enormi tesori, ma Mowgli ormai è cresciuto ed è un vero Re della Giungla. Uno di questi tesori è portatore di morte, dice il cobra, e Mowgli, che porta tale tesoro (l’Ankus) fuori nella giungla, si accorgerà che è proprio così. Bellissimo racconto.

Quiquern è un racconto ambientato tra gli Inuit, un gran bel racconto con un finale sorprendente, un viaggio con la crescita e la maturazione dei protagonisti.

I cani rossi racconta un’altra avventura di Mowgli, che deve difendersi e difendere il branco dei lupi dal branco numerosissisimo dei cani rossi, temibile pericolo imbattibile della giungla. Sarà una dura battaglia, dove saranno preziosi l’intelligenza, il coraggio e la violenza di Mowgli, ormai cresciuto (Mowgli è violento nei libri, lo so che oggi si dice sempre no alla violenza, sempre e comunque, scollegando pure a volte il cervello, ma Mowgli se non era anche violento durava ben poco); sarà preziosa anche la saggezza e la furbizia del suo amico Kaa, il pitone, e la decisione del branco dei lupi, unito sempre e comunque.

Infine La corsa di primavera è l’ultimo racconto del libro e l’ultimo racconto della Giungla, nonchè l’ultimo racconto della saga di Mowgli. Un racconto meraviglioso, descritto alla grande, con un finale quasi commovente. Mowgli, ormai cresciuto, bello e forte come una divinità, va infine a vivere tra gli uomini.

Ovviamente volume super consigliato, così come il primo.

Di Kipling credo di aver letto principalmente Kim, restando peraltro spiazzato dallo stile dell’opera. Venendo dal film (quello del '50), mi aspettavo qualcosa di diverso. Dovrei recuperarlo per vedere se ora lo apprezzerei di più.

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Uno dei miei (troppi) filoni di lettura prevede i migliori romanzi del Novecento. Eccomi arrivato da un po’ agli anni Venti e dunque inevitabilmente a questo Il grande Gatsby, di Francis S. Fitzgerald (1925, da noi solo 1938 come Gatsby il magnifico).

Un giovane Fitzgerald, peraltro, che lo scrisse neanche 30enne, basandosi in larga parte su elementi autobiografici. Il libro è famosissimo e non credo che si possa aggiungere altro a ciò che sarà stato scritto al riguardo, da ben più illustri commentatori.

Dunque dirò la mia, partendo dal fatto che lo ritengo ottimo. Colpisce da subito la scrittura del ragazzo, talentuoso, uno stile “giusto”, con un geniale punto di vista in prima persona da parte dell’amico di Gatsby, amico e testimone degli avvenimenti e del suo giudizio sugli stessi.

Ho trovato geniale la descrizione degli stati d’anmo dei vari personaggi, personaggi che sono tratteggiati magnificamente. Ho trovato splendida la stesura degli avvenimenti, via via; credibile specchio della società agiata dell’epoca. Ho trovato molto ma molto apprezzabile lo stile dell’Autore, teso a raccontare ciò che al lettore (a me, almeno) appare un concatenarsi di eventi realmente accaduti, per quanto tutto sia fittizio. Ho apprezzato fino alle lacrime di gioia sia l’assenza di spiegoni, sia soprattutto l’assenza di inutili parole frasi pagine e capitoli di fuffa, la mancanza di parole un tanto al chilo, come si usa troppo oggi e si usava un po’ sempre, mancano inutili descrizioni minuziose di cose o persone o abiti o sti cazzi che ti dici, ok, ma chi se ne fotte? Se anche “il vialetto avesse avuto un leggera curva a destra per poi rientrare graziosamente a sinistra, dando un effetto di vivacità a un elemento statico” (sto inventando), ecco, una merda simile manca nel romanzo, una roba inutile per il libro, per il racconto, per i personaggi, per le vicende ma del quale autori e editori spargono a piene mani per l’inifinita rottura di maroni dei lettori (io, sempre almeno).

E dunque? Dunque il romanzo non ha neanche 200 pagine, che mi chiedevo, ma che cavolo, è in edizione tagliata, così corto? Un romanzo così famoso è in definitiva questo libretto? Eh sì, e come nel film su Mozart (là parlavano di note), sono le pagine giuste, non ci stava bene nè una di meno, nè aggiungerne altre. Punto.

E insomma tutto il romanzo è una figata. So che per molti è un capolavoro, per altri una delusione, de gustibus, io tra le altre ho pure ammirato la sua modernità. Fosse stato scritto domani, salvi alcuni dettagli più che altro tecnologici o similari, non si sarebbe notato.

Sulla sua celebrità o sui film derivati, non spendo una parola. L’unica questione che mi sono posto ma perchè Gatsby è definito grande? Trovo qua e là i classici spiegoni, e il self made man, e l’epopea americana, e la rava e la fava. Sono tutti giusti, capiamoci, ma mi piace pensare che sia grande tipo Lebowski, che non è che sia grande, in realtà, no, quel pazzo che gira in vestaglia (mi riferisco a Lebowski), ma poi se vedi il film, è un grande. Un po’ lo stesso per quel pazzo di Gatsby, grande, grande lui e grande il suo sogno.

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Ho finito “la luce fantastica” di Thierry Pratchet.
Ero intenzionato ad abbandonarlo a poco meno di un quarto, perché troppo sconclusionato, spezzettato. Complice questa edizione un po’ così.
Poi Claude mi ha fregato . Quando gli c’ho detto di metterlo tra gli abbandonati,.mi ha detto “quando lo riprenderai, ti aspetterò il salvataggio più assurdo di tutta la letteratura fantasy”. E in effetti…
Ecco, Pratchet è che ti costruisce dei personaggi memorabili. La storia è sconclusionata come dicevo, ma alla fine la leggi a rotta di collo, e nelle ultime pagine, hai il magone perché i personaggi ti sono in qualche modo entrati dentro.
Scuotivento, Duefiori ma soprattutto Bagaglio , mi mancheranno tantissimo.

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Finito una vecchia antologia di racconti “morte per magia” (da un intraducibile whodunnit? Houdini?), simpatici racconti anteguerra o poco dopo, su delitti, prestidigitazione e magia.
Che sia un morto dentro una camera chiusa o ladri illusionisti, fini ad arrivare all’immancabile vudù, sono sempre freschi e divertenti. Promossa.

Finito anche Angina, di Rolan Topor, surrealista moderno assieme a Jodorowski e Arrabal (noto per aver diretto il film Il Pianeta Selvaggio) preso ad uno Stranimondi di un paio di anni fa. Ricorda il surrealismo pop dei Beatles, il nonsense di Benni, i giochi di parole e forse una verità nascosta - di cui tutta la follia che permea il racconto un po’ sgangherato - è una pietosa forma di maschera. Forse è un mondo magico o forse è un mondo tragico che nasconde bambini fuggiti da famiglie adottive e delirium tremens.
Particolare, breve, interessante.

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Sto leggendo Il ragazzo del futuro di Michael J Fox.

Retroscena sul film Ritorno al futuro.

Non sapevo che erano state girate sei settimane con un altro attore protagonista, prima di accorgersi che non andava bene e passare a M J Fox.

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