Esagerato! ![]()
Artemis l’ hai letto?
Esagerato! ![]()
Artemis l’ hai letto?
Artemis è un libretto leggero leggero.
L’ultimo è carino ma avevo aspettative molto alte.
Artemis no. E non avevo letto neppure The Martian
Faccio un poco di polemica. Guardando su wikipedia scopro che Project Hail Mary è stato criticato da Mary Robinette Kowal, autrice di uno dei romanzi più insulsi che abbia letto negli ultimi anni [anche se Occidente non lo batte nessuno] Calculating Stars. Per come mette le sue critiche è solo invidia per non aver avuto lei le idee del romanzo.
Non è malaccio, ma non è fatto bene come Il Marziano che ho divorato; era avvincente, divertente e molto scorrevole.
Hail è un romanzetto di fantascienza divertente, ma niente di più.
È una sorta di remake de “ il mio nemico” .
letto anch’io, ho dovuto combattere un po’ sulla sospensione della credulità nelle premesse (un vizietto di Weir) per il resto una lettura estiva divertente
Sono andato a vedere cosa diceva su Wiki (en).
Premesso che non ho letto il romanzo, la critica relativa alle checklist, sebbene possa sembrare un po’ forzata, in realtà è molto centrata.
Per esempio mi pare di ricordare come in The Apollo Murders di Chris Hatfield (che è prima di tutto un astronauta), ci fosse un notevole enfasi sulle checklist.
Di fatto sono considerate uno degli strumenti fondamentali per i viaggi spaziali.
Quindi chiunque abbia fatto un po’ di ricerche sull’argomento sa che un errore frutto della mancanza di procedura di checklist è decisamente grave, se vuoi scrivere un certo tipo di romanzo spaziale.
Un po’ come se in un cyberthriller, fai hackerare il server ultra sicuro usando come espediente la mancanza di una password.
Bello di The Apollo Murders, è un serie se non sbaglio, ma ho letto solo il primo, quello dell’Apollo 17
Ho finalmente finito quel mattonazzo di L’ultimo uomo, di Mary Shelley (1826, ma da noi solo 1996!!!).
L’autrice di Frankenstein, scritto 8 anni prima, si cimenta in un lungo (528 pg nella mia edizione) romanzo apocalittico, nel quale l’umanità viene decimata dalla peste, nel futuro (molto futuro per lei, per noi un po’ meno, dato che è ambientato nel 2090, anno più anno meno).
Faccio spoiler, anche perchè il romanzo è brutto.
Cosa c’è di buono. L’autrice è bravina a scrivere, per quanto sia anche prolissa in modo insopportabile. Però sa scrivere, questo non posso negarlo. La forma è salva, insomma. Chissene, però, potrei aggiungere, il mondo è pieno di gente che sa scrivere, ma poi bisogna vedere cosa scrivi. E non è COSI’ brava che poco importi cosa stai scrivendo.
Secundo, il romanzo letto ora acquista, suo malgrado, senza meriti suoi, una maggiore attenzione e particolari riscontri dal nostro POST Covid. Poichè descrive una pandemia, e noi ne siamo usciti solo da qualche anno, ciò di cui parla purtroppo ci è familiare, con la Natura che si riappropria degli spazi, nessuno o poca gente in giro, etc….
Certamente il Covid non è la peste che descrive la fanciulla, che nel suo libro è micidiale.
FIne. Non va bene tutto il resto, tanto che non si sa da dove iniziare. Il libro è vecchio, prima di tutto, dimostra tutti i secoli che ha alle spalle. Soprattutto per i comportamenti dei vari personaggi, ma non solo. Le carenze scientifiche della scrittrice oggi suonano spaventose, per quanto comuni a molti nel 1826. La peste, dice, a differenza di altre malattie, non è infettiva, ma è nell’aria, nei miasmi, e non c’è nulla da fare. Il protagonista però si ammala e ne guarisce, eppure a fine libro è lui L’Ultimo Uomo sulla Terra, per quanto sia decisamente improbabile che, su tutto il pianeta, ma anche in Europa, ma anche solo in Inghilterra, o a Londra, lui sia l’unico guarito e sopravvissuto alla peste, così come viene descritta nel libro. Nel romanzo non c’è alcuna cura medica, e la peste uccide tutti (tutti meno uno), dunque con un tasso di letalità del 100% (circa, manca sempre uno). Ma tutto il futuro raccontato dalla fanciulla scrittrice (non aveva neanche 30 anni) è risibile, in pratica è il primo Ottocento trasferito a fine XXI secolo, con le persone che si spostano in carrozza, o a cavallo; accenna vagamente a un volo aereo di una qualche forma, a un certo punto, ma sono due righe su 500 pagine.
Nessun progresso tecnologico, insomma, in quasi 3 secoli: niente digitale, niente computer, o telefoni, smartphone, missili termonucleari, tv, internet, email, forum di fantascienza e tutte le altre robe che abbiamo ora.
Il libro è diviso in 3 libri. Nel primo non succede nulla, se non le vicende sentimentali varie dei protagonisti, con lui che è destinato a lei ma invece ama la sorella dell’altro, corrisposto, ma allora con la carriera, come fa, e come fa a sposare una non nobile, e la rava, e la fava, ma vai a cagare.
Nel secondo libro arriva la peste, ben descritta nel suo cammino, all’inizio come una minaccia lontana, che non arriverà mai neanche in Italia o in Francia, poi arrivano notizie in Inghilterra di casi nella Penisola e vabbè, ma noi siamo un’isola, qua non arriverà mai, ma poi qualcuno segnala casi a Londra, e in breve è pandemia ovunque, secondo un cammino che abbiamo ben visto col Covid. La peste del romanzo, oltre che letale, riprende vigore ad ogni estate: la testolina dell’autrice, non sapendo da dove cavolo arrivi, in realtà, la vede come una malattia che si rinforza col caldo e dà minima tregua in inverno.
Gli spunti insomma ci sarebbero anche, ma trattati così, anche no. Cadranno tutti come mosche, i protagonisti, in cerca di improbabile salvezza, cercheranno riparo in Europa, lasciando con i pochi sopravvissuti la Gran Bretagna. Passeranno per Parigi e la Francia, ormai quasi deserte, in Svizzera, sempre più decimati, infine in Italia, dove non c’è più nessun residente in vita: Milano, Venezia, in ultimo Roma, dove arriva solo L’Ultimo Uomo, costretto a vivere da solo come in Io sono Leggenda, ma senza zombie, pure con un cane, con tutta la città a disposizione.
Il libro fu fonte di scherno e di dileggio da parte della critica del tempo, che derise il romanzo e l’autrice, tanto che questo librone cadde nel dimenticatoio, mai più pubblicato. Si dovette aspettare infatti il 1965 per rivedere una nuova edizione; come detto in Italia fu pubbilcato solo a fine XX secolo. Come dicevo poi, in epoca post Covid acquista ora una nuova luce e magari per questo motivo da qualche parte adesso ne parlano benino.
Altro da dire ci sarebbe ma non merita. Stop. Sconsigliato.
Be’, secondo alcuni torneremo a quello, prima o poi. E non siamo ancora al 2090 per poter verificare se per allora sarà accaduto. ![]()
ammetto che non sapevo dell’esistenza del romanzo ![]()
Sono quasi alla fine de Il pianeta del silenzio (del 1986 se ricordo bene, Urania di novembre) di Stanislav Lem.
Per quanto Solaris sia uno dei miei romanzi prefereiti (con il film [ovviamente vanno assorbiti dopo adeguato training autogeno
], questo mi ha lasciato perplesso.
Senza spoilerare troppo, abbiamo una missione verso una stella lontana per entrare in contatto con gli abitanti del pianeta e la missione non riescono a portarla a termine perché questi abitanti non si capisce se sono stonzi o stupidi.
Purtroppo Lem si lascia andare, più del solito, alle considerazioni filosofiche e intimistiche sconfinando a tratti nel pesante. Non che servisse un romanzo di azione (che poi ce ne è), ma abbiamo un equipaggio di segaioli mentali.
Ma i punti che mi hanno lasciato perplesso sono due: un livello esagerato di “techno bubble” per le spiegazioni scientifiche per la tecnologia del futuro e poi la cosa più grave e strana e decisamente antipatica :
non c’è una donna… una… manco mezza…manco in foto in tutte le 320 pagine
giusto viene citato che uno dell’equipaggio ha una madre di sesso, si spera, femminile
lo trovo illogico, deprimente e sbagliato sotto ogni livello; mandi per anni un equipaggio nello spazio di decine di astronauti, scienziati, dottori, fisici, tecnici e sono tutti maschi
e non è un caso che l’equipaggio inizi a sclerare, perché è così che accade con soli uomini a gestire un evento così importante senza una controparte femminile
Ma sarà lo scopo di Lem? Boh, chissà?
Curiosità: ho iniziato a percepire durante il romanzo un parallelismo, secondo me voluto, con 2001 Odissa nello spazio in un gioco di specchi e di quasi citazioni con l’opera di Clarke e Kubrick. Strano, ma non poi tanto…
Finito di legge Machine di Elizabeth Bear, romanzo particolare, un mix di space opera e thriller medico, originale anche se a livello di sviluppo e stile l’ho trovato un po’ grezzo. Nella biblioteca trovate la scheda.
Adesso ho iniziato a leggere The Obelisk Gate; ho deciso di finire un po’ di trilogie prima di dimenticarmi il contesto ![]()
Ho iniziato il prequel di sea of rust, Day Zero di C. Robert Cargill.
Il primo capitolo mi è davvero molto piaciuto, ma già il primo libro mi aveva davvero preso.
Bella la serie della quinta stagione
Interessante Sea of rust, ma non c’è in italiano.
Ho cercato mare di ruggine e mi è uscito un libro sull’ Ilva ![]()
Già purtroppo non pare sia stato tradotto ed è un gran peccato.
Un po’ come murderbot, ma più serio a vari livelli.
Il seguito inizia con la stessa impostazione. Promette bene.
Finito un vecchio Urania: Universo di Heilein. Carino, storia di una astronave generazionale imbarbarita. Forse un po’ troppo asciutto, a volte sembra il riassunto del romanzo stesso.
Purtroppo non ho molta voglia di leggere e sono alle prese con mattonazzi assurdi…
Lo lessi molto tempo fa.
Potrebbe concorrere al titolo della storia più copiata nella fantascienza o poco ci manca ![]()
Sto leggendo Day Zero di C. Robert Cargill, prequel di Sea of Rust e posso dire che si tratta di un romanzo dal ritmo forsennato e pazzesco, con ambientazione angosciante e davvero molto ben piantato a terra. O dubbi sull’attuale minaccia culturale e sociale dell’intelligenza artificiale non fanno che renderlo attuale e ancora più angosciante.
Fantascienza Cinese!