Machine
Titolo: Machine
Serie: White Space, #2
Autore: Elizabeth Bear
Editore: Hachette UK
Genere: Fantascienza, Space-Opera, Medical Thriller
Lingua Edizione: Inglese, difficoltà media, stilisticamente non eccelso
Data d’uscita: 2020
Pagine: 444
ISBN: 9781473208797
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Sinossi:
Meet Doctor Jens. She hasn’t had a decent cup of coffee in fifteen years. The first part of her job involves jumping out of perfectly good space-ships. The second part requires developing emergency treatments for sick aliens of species she’s never seen before. She loves it. But her latest emergency is also proving a mystery: Two ships, one ancient and one new, locked in a dangerous embrace. A mysterious crew suffering from an even more mysterious ailment. A shipmind trapped in an inadequate body…
Opinione:
Secondo romanzo della serie White Space, composta però da romanzi autoconclusivi.
Tra il primo e questo ci sono giusto ambientazione ed una protagonista in comune con il primo, quindi si può leggere senza il minimo problema come romanzo a se stante.
Il romanzo è abbastanza particolare, fonde elementi di archeologia spaziale, fantascienza umanista e thriller medico, il tutto in un contesto spaziale.
Protagonista del romanzo è la dottoressa Jens, medico su una ambulanza spaziale. Durante un intervento di soccorso, il team si trova di fronte ad situazione misteriosa; una moderna nave spaziale collegata ad un antica nave generazionale partita secoli prima dalla terra al collasso.
Nessuna delle due navi risponde alle chiamate, la nave terrestre non dovrebbe o potrebbe essere in quel posto, sia le IA delle navi che i membri dell’equipaggio non danno segni di vita.
Risolvere questo mistero si rivelerà un compito molto complesso e pericoloso.
L’opera a livello di idee è molto ricca, abbiamo spunti post umani, riflessioni sul rapporto tra individuo e società, speculazioni sulle IA ed il rapporto uomo-AI.
L’idea di ambientare il tutto in un contesto medico è molto originale, almeno in ambito SF; si punta a trasportare una situazione quotidiana in un contesto spaziale, senza creare eccessi o inserire elementi iperfuturistici.
E’ molto facile identificarsi in questa realtà spaziale, per certi versi così simile alla nostra.
A livello di sviluppo non credo che l’autrice sia riuscita a sfruttare a pieno il potenziale. Stilisticamente l’ho trovato un po’ grezzo, a volte troppo focalizzato sui problemi esistenziali della protagonista, usati come strumento principale per sviluppare le riflessioni sulle tematiche del romanzo.
Ci sono romanzi più godibili dal punto di vista della lettura, che però offrono meno a livello di idee.
Nel complesso si tratta di un buon romanzo, la cui originalità è costituita dalla sua stessa normalità, ma che soffre di un sviluppo che poteva essere migliore.