USA News

Anche detto di deportazione di massa. Vedremo.

First, I will declare a national emergency at our southern border. All illegal entry will immediately be halted and we will begin the process of returning millions and millions of criminal aliens back to the places from which they came. We will reinstate my Remain in Mexico policy. I will end the practice of catch and release. And I will send troops to the southern border to repel the disastrous invasion of our country.

L’ho letto quasi tutto, dal New York Times, ed è agghiacciante nella sua interezza e ricolma di ipocrisia tanto quanto di stupidità. Ultimamente sono allergico agli slogan.

A me quella che fa più tristezza è la presidente Meloni.
A elemosinare clemenza.

Sarà interessante vedere come si muoverà per assicurarsi il controllo del canale di Panama…

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Il saluto nazista.
Due volte .
Vediamo quali scuse troveranno i media per assolvere Space Karen.

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C’è uno degli ordini esecutivi che ha firmato che la dice lunga, molto lunga, su questo nuovo corso.
Non tanto la cancellazione dei programmi di inclusione, che, in in certo senso, possono essere visti come “privilegi” o “favoritismi”.
Ma la cancellazione delle protezioni per i detenuti transgender.
Se sei a rischio e la tua libertà è in mano allo stato, non meriti di essere protetto.
È abbastanza terribile.

Prossime guerre in arrivo:
c’è da conquistare Groenlandia, Panama, Alaska (questa la vuole Putin). Chissà se ripartiranno le campagne africane, anche. Comunque buttiamo un occhio su Kamchatka e Oceania, eh?

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Il Risiko avrà un’impennata di vendite, dunque.

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La cosa più desolante è che non facciamo la svolta green perchè la nostra economia (mondiale) non è idonea, non è adatta a un tale cambiamento.

Di conseguenza, il cambiamento se ne sbatterà e travolgerà sia l’economia mondiale, sia le società per come le intendiamo.

Forse mai come altrove le leggi di Darwin funzionano così benone come in Economia. Non ti adatti? Ti estingui. Fai auto che nessuno compera, e alle mutate condizioni non ti adatti? Ti estingui. Fai lavatrici che nessuno più compera, non ti modifichi, non ti adatti? Ti estingui.

Et so on, chiaro.

Stavo leggendo articoli di fact checking sul discorso di Trump, la quantità di balle che ha raccontato è notevole (ma in linea col personaggio).

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“Riprenderemo il Canale di Panama, pianteremo la nostra bandiera su Marte, la Danimarca accetterà di cedere la Groenlandia”.

E se non accetta?

Ha parlato, Trump, di un nuovo “Manifest Destiny” per il paese: di un destino manifesto che, se ben governato, lo attende. Lo slogan, centrale nella retorica politica americana di quasi due secoli fa, riassume l’aggressivo nazionalismo cristiano dell’epoca (il “destino manifesto”, scriveva il celebre giornalista John O’Sullivan nel 1839, era quello conferito dalla divina provvidenza agli Stati Uniti per potersi continuare a espandere territorialmente senza limiti). Ha invocato un Presidente meno noto di altri, William McKinley (1897-1901), che guidò l’ascesa imperiale degli Stati Uniti, con la guerra contro la Spagna e la violentissima annessione delle Filippine. Ed è ritornato nuovamente sulla questione del Canale di Panama. La cui costruzione (promovendo la secessione di Panama dalla Colombia) e successivo lungo controllo simboleggiava fino a non molto tempo i privilegi imperiali degli Stati Uniti in America Latina; la cui restituzione al governo panamense nessuno si permetteva più di contestare; e che ora Trump presenta invece come modello, abbinando a McKinley anche il suo successore Theodore Roosevelt, l’autore di quel corollario che oggi Trump in buona sostanza ripropone secondo il quale nelle Americhe spettava agli Usa, in quanto nazione superiore e “civilizzata”, esercitare un’azione di “polizia internazionale” per ripristinare ordine e civiltà laddove questi fossero venuti meno.

Per il loro problematico significato, per quel che rappresentano e prescrivono, sono riferimenti che nessun Presidente del dopo Seconda Guerra Mondiale si sarebbe probabilmente sognato di offrire, men che meno in un discorso inaugurale. Che nel 2025 questo connubio di radicale nazionalismo e ostentato imperialismo contraddistingua il messaggio e la retorica del Presidente della principale potenza mondiale non può che colpire e preoccupare.

https://www.open.online/2025/01/25/trump-groenlandia-telefonata-infuocata-premier-danese/

Toni «infuocati» e «aggressivi» sono stati al centro di una telefonata tra la premier danese Mette Frederiksen e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, la cui discussione ha avuto come protagonista un tema delicato. Ovvero il desiderio del presidente americano di acquisire la Groenlandia. Secondo quanto riferiscono funzionari europei al Financial Times , la chiamata, durata circa tre quarti d’ora, è stata particolarmente infervorata. Durante la conversazione, infatti, Trump avrebbe usato un linguaggio «aggressivo e polemico», sollevando preoccupazioni fra i vertici politici danesi. Secondo una delle fonti, «è stata una doccia fredda. Prima – spiega – era difficile prenderlo sul serio. Ma credo che ora sia serio, e potenzialmente molto pericoloso». Un’altra fonte ha aggiunto che «i danesi sono in modalità crisi», sottolineando che «l’intento di Trump è stato molto chiaro».

E nel frattempo rinomina il golfo del Messico in “golfo d’America”, mentre con l’altra mano espelle verso il Messico i messicani clandestini - criminali, prima di tutto, ma anche “potenziali infetti”. Che la peste in Messico gira libera.

Cosa succede se uno stato membro della Nato attacca un altro stato della Nato?

Ragazzi, meglio scherzare perché messa così vedo il futuro molto bigio…

Anche abolire lo ius soli è incostituzionale, ma a lui cosa frega? In qualche modo conta di raggiungere gli obiettivi che si è prefissato. In fondo è riuscito a passarla liscia per l’assalto al Campidoglio, no? Chi lo ferma più?

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Il presidente Donald Trump ha affermato di credere che gli Stati Uniti acquisiranno il controllo della Groenlandia, dopo aver mostrato nelle ultime settimane un rinnovato interesse nell’acquisizione del territorio autonomo danese. “Penso che ce la faremo”, ha detto ai giornalisti sull’Air Force One, aggiungendo che i 57.000 residenti dell’isola “vogliono stare con noi”.

Ah, ecco. Non c’è neanche bisogno di referendum, lo ha già stabilito lui. Poveri groenlandesi.

Probabilmente se i Groenlandesi volessero andare con gli USA, ci sarebbe solo una crisi passeggera, magari risolvibile.

Se invece Trump la vuole comunque, la prende, certo, chi c***o è disposto a morire per la Groenlandia, ma il mondo il giorno dopo sarebbe cambiato. Rottura delle relazioni diplomatiche tra molti Paesi europei e gli USA (non l’Italia, chiaro), con grandi cambiamenti anche economici, e ovviamente CINA e RUSSIA pronti a dire: visto, chi era il cattivo? venite da noi, venite con noi…non credendo a una tale oppurtunità. Dal punto di vista geopolitico USA, è un suicidio
La Francia ha già detto chiaramente che non sarà impunito il toccare i confini europei…ovvio, mica la guerra, c’è tanto altro che si può fare diplomaticamente ed economicamente.

Il copione sembra già pronto: lo spauracchio sino-russo; il “popolo” groenlandese scontento, pronto ad accogliere gli americani…