Premi Hugo e Nebula

Gioco di Ender ottimo libro, ma film mediocre.

Ritorno al futuro, bè, un film che chiunque riguarderebbe all’ infinito. :slight_smile:

Con il mio amico Pietro cominciai a cercare questi Easter eggs all’ uscita della VHS.
Al cinema ci era sfuggito tutto, l’ unica cosa che avevo notato era che il giudice del contest è l’ autore del pezzo “The power of love” :slight_smile:

Non ci avevo fatto caso.
Huey Lewis lo ricordo invece in “Duets”, accanto alla Paltrow.

Racconto magnifico!

Il giorno dell’invasione è uno dei miei libri preferiti.

Il gioco di Ender è bellissimo e a poco in comune con il film.

Anche l’uomo del giorno dopp è bellissimo.

Ritorno al futuro vince a mani basse, con tutti i seguiti.

A proposito di “Il giorno dell’invasione”, non sapevo esistesse il genere “recursive science fiction”

1987

Partiamo subito con una doppietta, quella per il migliore romanzo. Vince Hugo e Nebula

Ho letto questo seguito molti anni dopo avere letto il primo, direi, anzi, decenni. Ero molto curioso di capire come poteva proseguire la vicenda di Ender, dato che il precedente romanzo, malgrado un “post finale”, poteva dirsi concluso. Il sospetto era che fosse il classico seguito commerciale; ma, uscendo subito dopo Il gioco di Ender, quanto meno doveva essere già compiuto nella testa dell’autore, e perciò lasciavo aperta ogni ipotesi. E la doppia vittoria mi ingolosiva, pure.
L’espediente iniziale merita tanto di cappello. La nuova vicenda è ambientata circa 3.000 anni dopo, ma vengono sfruttate alla grande le possibilità date dal tempo soggettivo alla velocità della luce (o quasi). Di più non sarebbe da dire, per non entrare troppo negli spoiler.
Che dire del romanzo: ci sono autori che vogliono solo sorprenderti, altri che hanno storie da raccontare, con calma, coi loro tempi: siamo nel secondo caso.
Questa opera è bellissima, fa riscoprire l’arte del romanzo, dove rimani incantato durante la lettura, dove ti perdi e pensi, mentre una parte di te continua a leggere, con l’opera che fluisce meravigliosamente e ti avvolge. Assisti da testimone, partecipe, alle vicende; segui affascinato l’evolversi della psicologia dei protagonisti, sempre plausibile e trattata magistralmente. Non è fuori luogo parlare di gioiellino della SF; non è sbagliato proporlo a chi ama la buona lettura e non pensa di trovarla anche nel genere “fantascienza”. Ringrazio le varie giurie che hanno notato la stessa grandezza, premiandolo in ogni dove. Difetti? Boh. Forse qualche tentennamento nel finale, la copertina insulsa e incomprensibile sul Cosmo serie oro, il titolo stupidino in italiano (l’originale era L’Araldo dei Defunti), ma forse è cercare il pelo nell’uovo.

I perdenti per l’Hugo: Sfida al cielo, alias L’invasione dei Ptertha, di Bob Shaw; Giù nel cyberspazio, di William Gibson; I naufraghi del tempo, di Vernor Vinge. Viene inoltre votato di più “Nessun premio” rispetto a Genesi nera, di L. Ron Hubbard.
Nominati e perdenti per il Nebula: Giù nel cyberspazio, di William Gibson; l’inedito Free Live Free, di Gene Wolfe; Il racconto dell’Ancella, di Margaret Atwood; l’inedito The Journal of Nicholas the American, di Leigh Kennedy e l’inedito This is the Way the World Ends, di James Marrow.

Romanzo breve, vince l’Hugo Gilgamesh all’Inferno, di Robert Silverberg. Decide altrimenti il Nebula, che premia R & R, alias Piste di guerra, di Lucius Shepard.

Gilgamesh è il celeberrimo personaggio della mitologia dei Sumeri, è uno dei protagonisti dell’antica Epopea di Gilgamesh, un libro sorprendente che si trova anche in Italia, che lessi a suo tempo, da giovane, e che narra le avventure dell’eroe e del suo amico Enkidu, con molti riferimenti tipici dell’epoca, tra cui il diluvio universale.
Il breve romanzo di Silverberg, come viene giustamente detto anche nella prefazione, ricorda molto Il fiume della vita e Farmer (Farmer anche nella scrittura, aggiungerei). E’ un simpatico divertissement, dove l’autore, tra i vari personaggi, ha il coraggio di utilizzare anche due famosi scrittori, Lovercraft e Howard, il creatore di Conan, e a quest’ultimo attribuisce delle chiarissime pulsioni omosessuali (che in vita non mi pare avesse avuto, mentre è nota la sua amicizia e stima reciproca con Lovercraft). Pura azione, divertente, un premio un po’ a sorpresa.
Non male anche il vincitore del Nebula, un’opera che descrive bene l’aspetto reale della guerra e le reazioni dei protagonisti alla follia della stessa, stile film sul Vietnam (è ambientata però in Centro America): c’è chi diserta, chi impazzisce, chi, dopo un lungo percorso, diventa più fatalista. Al di là della notevole capacità di Shepard, si può parlare a mio parere più di un romanzo di guerra che di SF. Direi due romanzi brevi che non fanno impazzire, non sono capolavori, ma sono comunque validi.

Persero per l’Hugo: l’inedito Escape from Kathmandu, di Kim Stanley Robinson; R & R, alias Piste di guerra, di Lucius Shepard; Pogrom speziale, di Connie Willis e Eifelheim, di Michael F. Flynn.
Per il Nebula: l’inedito Dydeetown Girl, di F. Paul Wilson; l’inedito Escape from Kathmandu, di Kim Stanley Robinson; Gilgamesh all’Inferno, di Robert Silverberg e l’inedito Newton Sleep, di Gregory Benford.

Racconto: vince Permafrost, di Roger Zelazny. Ancora una scelta diversa per il Nebula, che premia l’inedito The girl who fell from the sky, della Kate Wilhelm.
Quello di Zelazny è un racconto agile, secco, con parecchie venature horror, con qua e là qualche cenno (o omaggio) stile Shining, non rimane indimenticabile ma insomma non sfigura.
Il racconto della Wilhelm è inedito, feci un po’ di fatica ma lo recuperai. Beh, che dire. Scritto bene…è scritto bene. Poi…basta. Zero fantascienza. Narra di come un tipo vada per recuperare una vecchia pianola, nel nulla della sterminata campagna assolata statunitense. Là incontra una tizia, anch’essa là per caso o quasi, tra i due c’è chimica ed elettricità.
Di notte scopriranno che la pianola è posseduta. Forse; probabilmente. E che i vari ruderi e resti nelle campagne circostanti hanno delle storie di sangue alle spalle. Mah, detta così pare pure più interessante di quanto invece non sia. Perchè a mio parere è un racconto da 5 e anche se rimarrà inedito (chissà se lo è ancora, dopo 37 anni), niente di male.
Quello vincente l’Hugo era meglio.

Per l’Hugo c’erano Sulle ali degli dei (ma il titolo originale Thor Meets Captain America era molto più accattivante!) di David Brin; Il mercato d’inverno, di William Gibson; Hatrack River, di Orson Scott Card, forse edito come Il settimo figlio (ma non ho capito se è lo stesso, perché esiste un The seventh son); La principessa barbara, di Vernor Vinge.
Per il Nebula: Aymara, di Lucius Shepard; Hatrack River, di Orson Scott Card; l’inedito Listening to Brahms, di Suzy McKee Charnas; Permafrost, di Roger Zelazny; l’inedito Surviving, di Judith Moffett e Il mercato d’inverno, di William Gibson.

Racconto breve: doppietta. Vince Hugo e Nebula Quarta dimensione, di Greg Bear.
Doppietta meritata direi, il buon Greg sforna in una quindicina di pagine teorie, applicazioni delle stesse, impegno, sense of wonder e pure un senso di “ah i bei racconti degli anni ’50 – ‘60”. Gran bel raccontino.

Persero: per l’Hugo Sogni di robot, di Isaac Asimov (chi si vede); Il ragazzo che intrecciava le criniere, di Nancy Springer; l’inedito Still Life, di David S. Garnett; Ratto, di James Patrick Kelly.
Per il Nebula: Il ragazzo che intrecciava le criniere, di Nancy Springer; Stanotte i leoni dormono, di Howard Waldrop; Le traversie di Bimbo Bello, alias Il passaggio, alias Iniziazione di un Bimbo Bello, di Pat Cadigan; Ratto, di James Patrick Kelly; Sogni di robot, di Isaac Asimov.

Artista: vince Jim Burns (Whelan si era ritirato).

Non malaccio.

Spettacolo: vince Aliens, di James Cameron.
Celeberrimo seguito del celeberrimo Alien, qualche anno dopo (ma nel film parecchi anni dopo), su IMDB si piglia un fantastico 8,4. Film dove l’adrenalina scorre a fiumi, bello, imperdibile, etc… MA dove si perde a mio modesto parere il terrore verso l’Alien. Nel primo film questo sembrava invincibile, furbo, spietato e c’era da cagarsi addosso. Qua si continua a cagarsi addosso, ma l’alieno è “sminuito”, se ne uccidono a frotte. Comunque è, di nuovo, il classico pelo nell’uovo, beninteso. Due Oscar per gli effetti, più 5 nomination non andate a buon fine. Erano altri tempi: a Cameron dissero che il film lo avrebbero fatto se andava bene Terminator (a Cameron!!!), alla Sigourney non volevano neanche firmare il contratto (“ehi, Cameron, ma non si può fare sto film senza di lei? Dici di no? Vabbè…"), poi alla fine le diedero un milione di $ (una montagna di soldi in più rispetto al primo, comunque). Notoriamente, il film si rifece di metà delle spese già nel primo weekend e fu un gran successo al botteghino. Lo stesso cast, per larga parte inglese, non aveva visto Terminator e non riteneva Cameron abbastanza esperto per girare quella roba (!!). Insomma non fu facile e il film fu pronto solo poco prima dell’uscita ufficiale. Poi è andata benino, direi.
Tra gli sconfitti, Star Trek: Rotta verso la Terra (IMDB 7,3), forse il mio preferito della serie, quello con il viaggio nel passato, cioè il nostro presente. Bene fa Wiki a ricordare una battuta di Kirk (“Ricordatevi tutti dove abbiamo posteggiato”), un clima un po’ goliardico, insomma.
C’erano anche La mosca e Labyrinth.

Foto da IMDB

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