Ho terminato L’ingenuo, di Voltaire (1767).
Vedo che viene definito un romanzo filosofico, ma non direi un romanzo, piuttosto è un racconto, al limite un racconto lungo. Filosofico è una categorizzazione spicciola, c’è sì una parte filosofica, in cui l’Ingenuo protagonista espone, di fatto, i vari pensieri di Voltaire, ma c’è anche molto altro.
In breve, la storia è quella di un Urone del nord America che finisce in Francia, dove scoprono che altri non è che il figlio di una coppia francese emigrata a suo tempo e parente pure di chi ora lo accoglie. L’Urone è una sorta di uomo perfetto, bello, fisicamente prestante, giovane, onesto, corretto, e molto molto schietto, dato che dice sempre ed esattamente ciò che pensa (da cui il soprannome, poi diventato nome).
Aiuta a sconfiggere gli Inglesi, salvando la costa francese e i suoi abitanti, si reca poi dalla provincia a Parigi, ma finirà alla Bastiglia, per un’accusa (falsa) di gente invidiosa che aveva conosciuto. Come fa intendere Voltaire, tanto bastava per sbatterti in prigione e buttare la chiave, l’Autore non le manda a dire, ai francesi (al tempo lui era in un esilio forzato).
In galera, un po’ come nel futuro Conte di Montecristo, conosce un vecchio saggio e le sue conoscenze si espandono incredibilmente: tutto impara, tutto divora, e tutto elabora, tanto da superare in breve il suo maestro.
Sarà poi la ragazza che si era innamorata di lui a cercarlo e trovare chi potrebbe liberarlo, un nobile politico, molto in alto nelle gerarchie. Costui, nobile anche d’animo, galante, aristocratico, acconsente alla liberazione in cambio di una trombata con la giovinetta.
Eh sì, questo racconto è permeato di ironia, la migliore ironia di Voltaire, che lo scrisse a oltre 70 anni ma qua sfoggia il suo meglio, un’arguzia intelligente, sorniona, satirica, modernissima, che se sto racconto non avesse un finale un po’ tirato in fretta e un intento troppo didattico, poteva essere definito un capolavoro.
La povera giovane, dopo molti tentennamenti, e convinta dalle amiche (“Come pensi che gli uomini facciano carriera in Francia? Grazie alla mogli disponibili!”), alla fine cede, per il bene supremo del suo amato.
Il finale poi sarà anche tragico, in maniera magari pure un po’ inaspettata.
Insomma un’opera che raccoglie in sintesi un po’ tutto il pensiero di Voltaire, che la pubblicò anonima, sempre per il noioso problema che la Chiesa (sedicente cristiana, pure) ti mandava alla tortura, ma con quest’opera dileggiava pure le istituzioni francesi.
Non leggo altro di Voltaire, che morrà nel 1778, dopo essere tornato nello stesso anno a Parigi (e dopo decenni all’estero), tra il trionfo borghese e l’odio clericale (e pure reale, pare). Più tardi, durante la Rivoluzione, verrà fatto un nuovo funerale a Voltaire, una cosa di dimensioni faraoniche; la salma verrà portata al Pantheon di Parigi, accanto a quel Rousseau col quale si era scontrato un sacco di volte, in vita.