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La zona d’interesse

Film particolare, non ho capito se mi sia piaciuto o meno.

Il finale poi dovrebbero spiegarmelo.

The brutalist (2024)

The brutalist racconta la storia fittizia di un architetto ebreo ungherese (personaggio di fantasia), giunto negli USA nel Dopoguerra e assoldato per un progetto architettonico voluto da un riccone della zona. Questo in estrema sintesi, per un film in realtà lunghissimo (troppo), che vola via per tutta la prima parte, quando ha le classiche caratteristiche del filmone, ma poi secondo me si perde nella seconda parte, con una specie di tiramollismo e una degradazione dei personaggi che non mi ha convinto appieno.

Ad esempio viene detto nel film che l’architetto (uno straordinario Adrein Brody) è l’unico onesto e integro, in una Nazione corrotta; ma le cose stanno così? Il riccone è un depravato, siamo d’accordo, un riccone con vari sensi di inferiorità; suo figlio è un viziato coglione, non si scappa, una brutta persona, ma l’architetto Toth, cos’è? Un alcolizzato, un eroinomane, fumatore accanito, uno che va a puttane (ok, la moglie non si sapeva se era viva o morta, in Europa), tutto d’un pezzo sul lavoro ma non è poi questa gran bella persona, per il resto, se aggiungiamo pure un suo certo disprezzo per sé stesso. L’unica veramente integra è dunque infine solo la bella moglie (ottima Felicity Jones). Il film è bello, intendiamoci; saranno anche 3 ore abbondanti ma non sono pesanti, anzi; non mancano dialoghi affascinanti, situazioni che prendono molto, momenti di violenza verbale e pure di sesso inatteso. Io sarei per un 7,5; il film contese fino all’ultimo l’Oscar 2025 ma, ora che ho visto i tre grandi favoriti, io pure sarei stato per dare la statuetta ad Anora.

The brutalist ebbe ben 10 candidature, agli Oscar, vincendone infine tre: migliore attore (Brody), fotografia e colonna sonora. Andò meglio ai Golden Globe (film, attore, regia); partecipò anche a Venezia, ma là vinse La stanza accanto, di Almodovar (però portò a casa il Leone d’argento per la regia).

Il film ebbe costi insignificanti, ma parlo di una cosa da non credere, siamo sotto ai dieci milioni, cifra irrisoria per il mondo USA, e comunque strepitosa, vedendo poi come è venuto il film….Ebbe incassi onesti, per un film d’essai, pure da noi arrivò alla seconda posizione, per gli incassi settimanali, e dunque è stato un (piccolo) successo economico.

Il ministero della guerra sporca (2024)

Film forse sottovalutato da Filmtv, per quanto non sia poi nulla di che, ma mi ha divertito e in fondo dà quanto promette, cioè azione, poi azione e infine azione, con tanti botti e molti molti nazisti che fanno una brutta fine.

Si narra, traendola da un romanzo e ricamandoci sopra moltissimo, di una storia vera, cioè di un commando inglese che intervenne in Africa per bloccare temporaneamente l’attività degli U-Boot tedeschi. I partecipanti erano indisciplinati, molto professionali, molto sacrificabili, in una missione disperata e non nota a nessuno (tranne che a Churchill e pochi altri). La leggenda narra che poi Ian Fleming prese da qua gli spunti per creare l’agente 007.

Come detto, il film funziona, se uno ha le mie aspettative al riguardo. Il cast è molto riuscito, da Henry Cavill a tutto il resto, tutti ragazzi che sembrano modelli (mi sono informato, sono proprio modelli, oltre che attori), e che sono pure molto simpatici, con i quali le signore e le signorine si rifaranno gli occhi; per i maschietti c’è la spia inglese, cioè l’attrice Eiza Gonzales, qua nella parte della gnocca imperiale. Dirige Guy Ritchie.

Per me ci sta una sufficienza (ci sta anche per il grande pubblico), il film è ritrovabile su Amazon Prime (da noi in Italia uscì solo lì).

Ah, ecco, l’hai guardato come una sorta di compensazione vista la quantità di neonazi & affini nel mondo reale. :grin:

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Io l’ho trovato veramente noioso…
La fotografia scura e marrone era veramente terribile e il fatto che il protagonista si comportasse come se fosse sempre una vittima era veramente irritante

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Quando recensirete Sinner… vi dirò che è un film curioso, divertente e piuttosto banale.
Mi chiedo come possa candidarsi a 12 oscar. Presumo che i concorrenti siano veramente pietosi.

Già recensito, vedi I peccatori. Figata di film. E le nomination sono 16, nuovo record assoluto.

Avevi usato il titolo italiano :weary_cat:
Ieri, sicuro di aver letto la recensione, prova cercarlo per mettere un link, niente, motore di ricerca del sito, niente.
Incominciavo a pensare di avere avuto qualche esperienza tipo universo parallelo o effetto Mandela :grin:
Invece eccolo qui

Cmq anche a me non ha convinto.

Visto finalmente “La storia della Principessa Splendente” (2013).
Bello, ma forse il fatto di averlo guardato “a rate” mi ha un po’ guastato l’impressione generale. O magari era il mio umore.

@Tobanis, ne hai scritto per caso una recensione (qui o sul vecchio Ten)?

Doctor Sleep

devo dire che all’inizio non mi aveva impressionato e pensavo di lasciar perdere; poi il flm è cresciuto e ha dato le sue soddisfazioni, che però sono legate soprattutto al rapporto con Shining

The Rip (2026, Netflix)
Uscito recentemente su Netflix l’avevo bollato come il classico filmaccio action di serie b; poi visto la presenza di Ben Affleck e Matt Damon come protagonisti l’avevo messo in lista.
In effetti è un buon poliziesco d’azione, con alcuni elementi che lo rendono non banale; la qualità generale è elevata, buona la recitazione, c’è anche molta cura nei dettagli.

Ultimamente sto notando che questi film per il grande pubblico prodotti da Netflix hanno avuto un deciso salto di qualità generale.

Lo vidi un bel po’ di tempo fa, era sul vecchio TEN….mah, bello è bello, ma non è così bellissimo come dicono (IMO). Questa la mia recensione (fine 2017):

Mi sembra esagerata la valutazione della critica verso questo bel film, definito in pratica un capolavoro. Alla regia c’è in effetti un mito, Isao Takahata dello Studio Ghibli, ma non è che qualunque cosa faccia sia automaticamente perfetto.

Qua abbiamo sia una storia tradizionale, sia la tecnica tradizionale dei cartoni animati, con molti splendidi acquerelli e (mi pare) solo un utilizzo in una scena della CG (parlo da profano). La storia è bella e si segue, anche in un film così lungo, anche il finale è molto bello. Alla fine ne viene fuori un messaggio di condanna dell’atarassia, rappresentata poi alla fine dal Buddha: meglio amare e soffrire piuttosto che non provare una minchia.

Tecnicamente molto bello, ha qualche pecca che non si può negare. I tempi lo rendono un film adulto, totalmente inadatto ai più piccoli e a chi cerca film briosi e d’azione; non necessariamente un difetto anche se la lunghezza eccessiva ha provocato qualche momento di noia anche in me. La storia in sé è poi lineare e prevedibile, soprattutto nella seconda parte. Io sono per un 7/8: un bel film, con una produzione lunghissima e costosa (otto anni con molte spese) e poi purtroppo incassi non all’altezza, con una bella mazzata per lo studio Ghibli. Peccato, perché a fronte dell’acclamazione unanime della critica c’è anche il grande gradimento, in generale, del pubblico. Magari sono troppo severo, dato che è andato in nomination all’Oscar per il migliore cartone animato (battuto da Big Hero 6, ci può stare): a scanso di equivoci, chiarisco che mi sono comprato il DVD….però non è un capolavoro.

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Eh, poi pensa quando si conosce già la storia. :sweat_smile:
Concordo abbastanza col tuo giudizio. A mio avviso una potatura avrebbe giovato.

Quell’anno il mio preferito era La canzone del mare, che considero uno dei film di animazione più belli che abbia visto.
Ricordo però che avevo notato un netta frattura tra le tipologie di animazione americana e giapponese ed europea.
Forse mai come quell’anno mi ero chiesto se avesse senso la categoria, visto la diversità tra le opere.

Molto suggestivo, in effetti. Prendo spunto per riascoltare questo brano.

The Bikeriders (2023)
Su IMDB la sintesi lo faceva sembrare una specie di storia d’amore.
Kathy incontra Benny, membro di un gruppo di motociclisti. si innamorano ed ad un certo punto lui deve decidere se scegliere lei o il club :neutral_face:.
Avendo dei buoni rating ed un buon cast, era finito nella lista di quelli da vedere quando cerco qualcosa di diverso dal solito.
Controllando dopo la visione, il film è basato su un foto libro che racconta la storia degli Outlaws Motorcycle Club il più antico outlaw biker club del mondo.

Ambientato nel 1965 il film racconta l’evoluzione del club da gruppo di motociclisti in organizzazione criminale vera, utilizzando anche la storia d’amore tra i due protagonisti.

Il film è bello, ha un cast di livello (Tom Hardy, Austin Butler, Jodie Comer), è curato a livello stilistico, alterna parti classiche a parti in stile semi-documentaristico riuscendo a creare un buon ibrido tra film storico e film d’azione.

Disponibile su PrimeVideo

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Tolkien (2019)

Film di qualche anno fa, poco apprezzato dalla critica, un po’ di più ma nulla di che da parte del grande pubblico, eppure devo dire che mi è piaciuto, e neanche poco. Si racconta quella che è un po’ la prima metà della vita del celebre scrittore Tolkien (che scopro si pronuncia TolkIn, accento sulla I). Film MOLTO romanzato, va detto: le cose non andarono esattamente così, però andarono più o meno così, ma comunque è romanzato bene. Il film (ma la sua vita, in definitiva) è poi pieno di sennopoismo; vedi quando dovrebbe abbandonare l’Università per mancanza di fondi: oggi, figurati, qualunque Università sarebbe felice di averlo avuto tra gli studenti, ma che dico, gli dedicherebbero almeno una sala, e ci sarebbero tour guidati dove vedresti, ecco, questa è la scrivania dove studiava, questa era la sua aula, questo il locale che frequentava con gli studenti….

Oppure, nella scena dove va all’opera, a vedere L’anello del Nibelungo, di Wagner (non so quale delle 4 parti) e non riesce entrare, perché i posti economici erano finiti e gli altri costavano troppo, beh, che dire, qualunque teatro oggi gli avrebbe riservato i posti migliori, col senno di poi, chiaro. E va anche detto, a proposito di anelli, che nel mondo oggi sono molti meno quelli che conoscono L’anello del Nibelungo (o Wagner), rispetto a quanti conoscono Il signore degli anelli, o Tolkien.

Il film prende, ha belle storia di amicizia, di crescita, di vita vissuta, ha degli ottimi attori (buono tutto il cast); ha delle eco azzeccate sulle future ispirazioni dell’Autore, direi che è il classico bel film da vedersi a casa nella serata invernale.

Purtroppo per lui andò male al botteghino, malgrado i costi limitati; ora è rintracciabile, come in fondo è giusto che sia, su Disney+.

Io sapevo che si pronuncia ˈtɒlkiːn, come riporta Wikipedia, con l’accento sulla prima sillaba.

Non ho capito sta cosa del sennopoismo.

Che mentre guardi il film, dici cavolo, lui è Tolkien, e sto pirla non lo fa entrare in teatro….certo, col senno di poi….capaci tutti…

Ti ritrovi insomma a pensare di essere una specie di viaggiatore del tempo, che guardi non visto, e ti dici, ma cavolo, non vi rendete conto che lui è TOLKIEN??? Certo, per loro non era Tolkien, o almeno, era un Tolkien qualsiasi, un ragazzo qualsiasi, sebbene i suoi amici stretti avessero intuito del genio, nel ragazzo.

O più in breve, sennopoismo non esiste, naturalmente, come parola, ma mi piace molto creare degli -ismi un po’ su tutto.

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