Le favole come ce le raccontano non sono mai le favole originali.
Ricordo di aver leggiucchiato una edizione molto vecchia della favole di cenerentola e a un certo punto veniva tagliato il piede.
Ehm, no bella è corretto.
La storia di Cenerentola vede le due sorelle contendersi la scarpa, che però è troppo piccola per loro. Quindi la prima di taglia l’alluce per farla entrare e quasi ci casca il principe, e la seconda si taglia il calcagno.
Insomma, nulla che un utente medio di Trenord non abbia già visto.
Sulla frase allo specchio, sarebbe corretto sapere il tedesco e leggere in originale cosa scrivono i fratelli Grimm, tedeschi per l’appunto, che raccolsero in definitiva la tradizione delle varie regioni, mettendo per iscritto antiche favole (le quali, a loro volta, inevitabilmente avevano varianti, sia nel tempo, che nello spazio).
Cosa che faccio.
In primis, la regina , vicina a una finestra con gli infissi NERI e alla NEVE, si punge il dito mentre cuce e ne scendono tre gocce di sangue, ROSSO, che cadono sulla neve.
Lei dice, magari avessi un BAMBINO (ein kind, che google traduttore traduce come una bambina, ma è un bambino, un minimissimo lo so, anche se non è automaticamente definito il sesso) bianco come la neve, rosso come il sangue e nero come la finestra.
Teoricamente, potrebbe essere un africano coi capelli bianchi e le labbra rosse, o un indiano d’America con le labbra bianche e i capelli neri, ma tradizionalmente si punta a pelle bianca, capelli neri, labbra rosse e femmina.
Per lo Specchio, scrivono
“Spieglein, Spieglein an der Wand,
Wer ist die Schönste im ganzen Land?”
so antwortete der Spiegel:
“Frau Königin, Ihr seid die Schönste im Land.”
Google traduttore ancora non è affidabile, alla faccia delle AI, e traduce come da tradizione. Non alla lettera, ma vabbè, può starci, volendo.
Non sono “brame”, der Wand è il muro, dunque Specchio sul muro (ma Wand fa rima con Land, da noi brame con reame). La riga dopo chiede in effetti chi è la PIU’ BELLA di tutto il Paese (dell’intero Paese), che da noi diventa reame. La risposta è corretta, Regina, sei tu la più bella di tutto il Paese.
A me fa venire in mente la Grande Opera (Magnum Opus) alchemica, le cui fasi principali sono Nigredo, Albedo e Rubedo. Ma magari non c’entra niente, eh.
Das Kind, neutro. quindi vale l’uno quanto l’altro . Però in questo contesto vuol dire figlio, neutro. Non sottilizzerei a meno che non sia chiaro dal contesto.
Perché non traduce , cita.
E la traduzione, tranne che per le brame (poi ci torno) è corretta. Die schönste im land è, appunto, la più bella. Schön ha una connotazione anche morale oltre che fisica , ma non altro, è proprio bellezza.
Brame non ha tanto senso neanche in italiano, se non per la rima. “Specchio specchio gentile e cortese chi è la più bella di tutto il paese” avrebbe avuto più senso, traduzione al volo mia.
Non so bene io tedesco ma lo parlucchio, se riporti il brano originale proviamo a capire dal contesto la storia del sesso del nascituro
Lo trovi facilmente online, ad esempio qui:
Visto ieri sera al Cine Underground di Busto Arsizio!
MAGNIFICO
Il fatto è che anche fair ha questa connotazione morale, almeno nella accezione moderna, il fatto che si usi fair e non beautiful sembra indicare il fatto che si voglia indicare una visione più ampia del concetto.
Cercando tra i sinonimi di bella online, ho trovato nobile, che in questo caso mi pare sia proprio la traduzione più aderente al termine originale ed ha anche molto più senso nel contesto della fiaba.
In pratica la regina, in quanto tale, vuole essere la più nobile del reame, intesa come giusta e bella (altri tempi
).
Molto probabile. Aggiungo che come l’italiano, o forse anche più, negli ultimi secoli sia il tedesco che l’inglese hanno subito notevoli cambiamenti. Il tedesco pure modifiche “istituzionali”, in forma di riforma ex autoritàte. Quindi queste valutazioni andrebbero viste dal punto di vista filologico, di cui io non sono assolutamente in grado.
Ora mi avete fatto pensare al celeberrimo film “My Fair Lady”. In effetti il titolo non avrebbe avuto lo stesso senso se fosse stato semplicemente “My beautiful Lady” (My Fair Lady richiamava uno dei titoli provvisori scelti da Shaw per la sua pièce Pigmalione, cui si ispirò il musical teatrale e successivamente il film).
I peccatori (2025)
Wow che figata di horror. Che poi horror…beh sì, è un horror, ma è soprattutto un gran bel film, una bella storia, e poi non c’è solo l’horror. Tra l’altro, e per fortuna, non il solito horror per adolescenti, che solitamente è pure cretino, no, qua siamo ampiamente nel mondo adulto, per situazioni, frasario, sesso, violenza, atmosfera, ma direi anche per vita vissuta dei protagonisti.
Si racconta di questi due gemelli, neri (il film è tutto molto nero, perfettamente e squisitamente nero), ai tempi degli anni ’30 nei razzistissimi USA del sud. I due sono molto tosti, reduci dalla I GM e da anni poi a Chicago, dove hanno fatto vita da gangster. Qua pure non scherzano, rientrati nel loro paese; decidono di aprire un locale un po’ fuori, dove la gente (nera) vada a divertirsi, ubriacarsi e sentire buona musica. Il problema è il cantore, il cantante, il ragazzo, l’altro protagonista del film: come altri prima di lui, e in altri popoli, e in altri tempi, quando lui canta e suona ha il potere (non voluto, non cercato) di fare incontrare i vivi e i morti, ma non solo, anche le persone del futuro appaiono. Questa sarebbe anche una bella cosa, peccato che nel mentre, in questa apertura, in questo pertugio, talvolta si infilino anche i demoni.
Altro non dirò, se non che tutto si svolge in definitiva in una giornata, e in una serata, quella dell’inaugurazione, e nella nottata, e nella mattina dopo. Ne succedono molte.
Gran film, eccellente casting, bellissima musica, belle idee, ottimi personaggi, anche tra i cattivi, fantastica ambientazione, io sono per un 8, se serve un voto secco, ma se c’è la virgola, anche un 8,5.
Nel film anche una delle migliori scene di questo primo cinema XXI secolo, quando cioè cantano e suonano un po’ tutti, nel locale, tante musiche diverse, di tempi diverse, con strumenti diversi…ma in fondo è poi sempre la stessa buona musica.
Quarto in Italia, negli incassi settimanali; fa molto piacere vedere che in tutto il mondo il film è andato bene, ed è piaciuto sia alla critica che al pubblico. Bene così.
A complete unknown (2024)
Bel film, comunque, con un cast ottimo, un Timothée Chalamet al solito portentoso, che con coraggio, sfrontatezza ma risultati strabilianti interpreta Dylan, anche nelle canzoni (! – pare che lo stesso Bob gli abbia fatto i complimenti, per questo), ma tutta la compagnia è in stato di grazia. Bella ricostruzione, per quanto, come detto, sia romanzata (ma approvata parola per parola da Bob Dylan), e dunque gli avvenimenti che vediamo non sempre si sono svolti così, o alcuni avvennero in realtà prima di altri; mancano personaggi importanti (per dire, la sua futura moglie, che conobbe in questo periodo), ci sono anche personaggi inventati e mai esistiti, ma nel complesso la storia è quella, una bella storia che meritava di essere raccontata. Pure per chi è della generazione successiva, e magari non è un fan di Dylan (io), ciò non pone ostacoli, alcune canzoni sono famosissime, e per ognuna ci sono comunque in automatico i testi tradotti in italiano, e cavolo, aveva una vena creativa inesauribile.
Il film arrivò in Italia al secondo posto delle classifiche settimanali, magari un po’ anche per l’ascendente che ha Chalamet sulle ragazzine (e magari anche su qualche milfona), giovinette che probabilmente non hanno idea di chi sia Bob Dylan; riguardo agli incassi, poi, nel mondo il film è andato così cosà ma almeno deve avere fatto pari.
Per me un 7, ma anche un 7,5; entusiasti poi i tipi dell’Academy, che gli diedero ben otto nomination agli Oscar, che però ahimè non portarono neanche a una statuetta che fosse una. Tra le candidature, migliore film (un po’ esagerato), migliore regia, migliore attore (ci sta), migliore attore non protagonista (Norton, al solito molto bravo) e attrice non protagonista (la Monica Barbaro, americanissima malgrado il nome, qua fa – molto molto bene – Joan Baez). Recuperabile su Disney+, merita una visione.
La stanza accanto (2024)
Certamente non avevo una gran voglia di vedere questo film. Non faccio spoiler, ma il film tratta di temi che per molti sono respingenti, o quanto meno non è il genere di argomento a cui pensi magari per una serata in relax. Ma qua si parla di Almodovar, mica pizza e fichi, e lui sa benissimo come intortarti, in senso buono, anzi qua in senso ottimo, dato che tratta alla perfezione un argomento ancora oggi molto divisivo, come l’eutanasia. Che poi, se sei contro l’eutanasia, bene, non eutanasiarti, no? E non dire agli altri come devono comportarsi, e non rompere i coglioni, cosa tra l’altro (il rompere i maroni) che andrebbe una volta per tutte ascritta a vero e proprio reato da codice.
Il film è bello, a un certo punto mi entrano in testa le musiche, che sono particolari, e mi pare quasi di vedere un giallo, o un thriller, con quella colonna sonora. La storia è minima, l’opera (non originale) è certamente verbosa, ma ciò non mi infastidisce: le due protagoniste sono molto brave, la scenografia è molto precisa, i colori sono netti, carichi, pieni, i dialoghi azzeccati e spesso asciutti e compiuti. La stessa durata del film è corretta, giusta, non c’è inutile pesantezza o qualche scena inutile…vabbè, sempre di Almodovar, parliamo.
Io sono per un 7; il film è un classico d’essai, se esiste ancora il genere, capace di vincere il Leone d’Oro a Venezia, davanti a titoli illustri che non ho visto, come Io sono ancora qua e The brutalist. Da noi in Italia raggiunse addirittura il secondo posto nelle classifiche settimanali al botteghino. Bene così.
Ecco, sì, esatto.
Dovrebbe essere una regola aurea, ben codificata in tutte le culture, e invece: “Se non ti riguarda, perché rompi i coglioni?”
Il complicato mondo di Nathalie (Jalouse, 2017)
Alla ricerca di una commedia che non fosse troppo alla americana, ho provato a vedere questo film su PrimeVideo con aspettative abbastanza basse.
Fortunatamente si è rivelato piacevole riuscendo ad equilibrare bene commedia e un tocco di dramma.
Il film si regge sulla protagonista, Karin Viard, che interpreta una professoressa divorziata colpita improvvisamente da una crisi di mezza età.
Complici anche gli ormoni pre menopausa, inizia ad avere comportamenti estremi nei confronti di tutti, causando una serie di problemi che rischiano di distruggerne la vita.
Il film riesce ad affrontare con un tono ironico i problemi dei 40/50enni alla prese con la ricostruzione della propria vita.
After the Hunt - Dopo la caccia (2025)
Film di Luca Guadagnino, con Julia Roberts, Ayo Edebiri (The Bear) e Andrew Garfield, è un film abbastanza indecifrabile, caratterizzato soprattutto dai dei personaggi brutti, con un ritmo a volte troppo lento.
La storia racconta di una presunta (?) molestia sessuale da parte di un professore nei confronti di una dottoranda dell’università di Yale.
Da questo partono una serie di vicende che ruotano intorno all’ambiente accademico, la gestione dei casi di molestie, etc…
Ne esce un quadro cupo, con un umanità gretta, che si muove tra le vicende senza mai prendere posizioni nette, consapevole di come non sia tutto bianco o nero, rivelando un ambiente di un grigiore abbietto.
Alla fine quello che resta del film è un vago senso di schifo ![]()
Il film è disponibile da qualche giorno su PrimeVideo
Rivisti La collina dei papaveri (2011) e I sussurri del mio cuore (1995) [chi è il genio che ha scelto un titolo così melenso per sostituire quello originale?].
Pensavo quanto sia a volte spaesante vedere l’assenza della tecnologia attuale nei film: paradossalmente per il primo film, ambientato nel '63, è più facile che nel secondo farci l’occhio. Ormai anche nei film e serie anime gli smartphone sono onnipresenti (a volte persino nei fantasy, vedi In Another World with My Smartphone), per non parlare del resto.
Comunque bellini bellini, dai. Rispettivamente 7,4 e 7,8 su Imdb.
Silverado (1985)
Chissà perché non lo avevo visto prima. Kevin Kline, Kevin Costnet (prima di Balla coi Lupi), Scott Glen (prima del Silenzio degli Innocenti) e Denny Glover formano un quartetto di buoni in un western rivisitazione dei classici degli anni ‘60.
I buoni sono buoni, ma solo con qualche dubbio personale e i cattivi sono semplicemente degli arroganti che badano a interessi personali. Siamo lontani dalle catitverie dei western (pochi) successivi. I buoni inoltre colpiscono sempre quando sparano, i cattivi mai.
Gradevole, anche non da mitologia.
Comparsata di Jeff Goldblum con un personaggio che alla fine non si capisce perché fosse nel film
Rivisto anche Kiki (1989) di Miyazaki, sempre in originale coi sottotitoli. Bello bello bello. ![]()
Altro film ben votato su Imdb: 7,8.
Uno dei miei film preferiti. Ho bellissimi ricordi al riguardo. I miei figli iniziarono a guardarlo da piccolissimi assieme a “Il mio vicino Totoro”.
