L'ultimo film che hai visto

Io invece non sono riuscito ad andare oltre la prima mezz’ora de “La cuccagna” (1962).

The Old Guard 2 (2025, Netflix)
Secondo capitolo della saga “Old Guard”, pare più la prima parte di un sequel, visto che ad un certo punto ti trovi i titoli di coda e cerchi di capire che cosa succede.
Poi controlli quanto tempo è durato e ti accorgi che effettivamente è già passata più di un ora e mezza.
Senza un The Old Guard 3 il film non ha alcun senso.

Rivisto poco fa su Rai Play. Fottuto Capolavoro. Adoro tutto di questo film. Inoltre il film era completo

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Be’, Billy Wilder è una garanzia. :slightly_smiling_face:

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Sabato ho terminato di vedere “per un pugno di dollari" e ieri ho iniziato “per qualche dollaro in più”. Con “il buono il brutto e il cattivo” costituiscono la “trilogia del dollaro” di Sergio Leone.

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Un gianmariavolontè (tutto d’un fiato) in grande spolvero

In quale film?

Per qualche dollaro in più.

Al cuore Ramon …

Anche nel secondo, nei panni di El Indio.

Ti devo correggere però, Ramon è il personaggio di “per un pugno di dollari”

Ho fatto confusione.
Per qualche dollaro in più la scena clou è quella del carillon vero?

Per quel che riguarda Il buono il brutto e il cattivo, mia moglie non sopporta il triello :rofl:

Esatto, il carillon.

La parola triello mi irrita alquanto. Stallo alla messicana mi piace molto di più.

La cosa che mi ha sconcertato è che il personaggio del bounty killer di per qualche dollaro in più non è lo stesso personaggio di il buono il brutto e il cattivo.

Anche se è sempre lo stesso attore vestito uguale uguale .

Triello mi pare di ricordare sia un brano della colonna sonora, probabilmente viene da li.

Per il personaggio uguale uguale, bè, si assomigliano tutti a ben guardare, come negli spaghetti western

Confesso, mai usata e non conoscevo.
Per la treccani esiste:

Composto dal confisso tri- aggiunto al s. m. (du)ello.

Poi era un neologismo degli anni 70. Ma perché ti irrita? Comunque sappi che l’Accademia della Crusca non riconosce questa parola, quindi hai comunque (un po’ di) ragione.

Mi irrita . Suona falso, inventato.

Sì, poi francamente non lo assocerei mai a un “duello a tre”.

Magari al nome di un gioco. :thinking:

Il potere del cane (2021)

Anche questo è un western, ma minore rispetto a I fratelli Sisters. Qua siamo già negli anni ’20 del XX secolo, anche se la vita dei mandriani o cowboys nella fattoria è cambiata poco, tranne forse qualche primitiva automobile qua e là. Ci sono due fratelli in capo all’azienda; quello meno d’azione si sposa con una vedova, che porta a vivere con lui in fattoria, ed è accettata malissimo dall’altro fratello. In più costei aveva già un figlio, molto effeminato, e a quel tempo, si sa, molto preso in giro. Pure il fratello rude però nasconde qualche segreto, o quanto meno nasconde riviste piene di gayezza. Altro non aggiungerei alla trama, c’è pure un piccolo giallo conclusivo. Il tutto è guardabile, ben recitato da un cast con varie star, ma è pure un film in definitiva perdibile. Ci sono tanti uomini nudi o seminudi, che per la trama raccontata un po’ ci stanno e un po’ sono assolutamente gratuiti, così che mi dicevo, chi sarà il regista, o è un omosessuale o è una regista, azzardavo, e ci ho preso, dato che è una regista, la Campion, non nuova nel settore, dato il famoso nudo maschile integrale già secoli fa in Lezioni di piano. Sarà forse per questo che il film ha incredibilmente ottenuto 12 (!!) nominations agli Oscar, neanche fosse un capolavoro mentre in realtà è un film a cui ho dato 6. Di tutte, andò a buon fine solo quella per la regia (alla Campion, appunto), nulla per tutte le altre, come probabilmente fu giusto. Per la regia vinse anche a Venezia, dove fu in concorso. Al botteghino incassò nulla, ma lo comperò subito Netflix, dunque risultato economico positivo.
Ritrovabile appunto su Netflix, è tratto da un romanzo e deve il titolo a un passaggio di un qualche salmo della Bibbia.

Never-ending man - Hayao Miyazaki (2016, da noi 2017)

Documentario rintracciabile su Amazon, è l’ennesimo sul maestro Miyazaki, sul suo millesimo annuncio di ritiro, poi per fortuna rientrato. In questa occasione, si era addirittura proceduto alla chiusura dell’intero Studio Ghibli, mentre Miyazaki approcciava per la prima volta la CGI per un breve cortometraggio. Durante la lavorazione, però, gli rinasce la voglia di fare un altro film: qua non se ne parla oltre, oggi sappiamo che era Il ragazzo e l’airone.
Il documentario è molto buono, ormai a forza di vederne si è di casa sia nello studio del maestro, sia nello Studio Ghibli, o sulla sua scrivania. Il cortometraggio di cui si parla venne infine fatto, venne concluso dopo l’uscita di questo documentario; è molto bello vedere i vari problemi che sorgono, il geniale punto di vista del maestro (molto severo, anche, a volte) e la sua stupefacente intuizione per risolvere l’inizio dell’opera, che proprio non lo convinceva (e aveva ovviamente ragione, la sua soluzione è puro genio). Per i fan, documentario imperdibile, per me un 7.

Una relazione passeggera (2022, da noi 2023)

Film francese d’essai, lui e lei non sono più giovanissimi, lui ha famiglia, è sposato, lei è libera ma pure lei ha figli, e tra i due scoppia una sorta di passione adultera. Entrambi non vogliono impegnarsi, a parole, ma non hanno letto Kundera e L’insostenibile leggerezza dell’essere, o non l’ha letto il regista, fatto sta che anche se non se lo dicono, erano probabilmente innamorati, poi succede qualcosa e il resto non lo dico. E fino a qua, dici, vabbè, non originale, storia vista rivista stravista, ma se azzecchi sceneggiatura cast regia (mica semplice…) può andarti anche bene. Va benissimo per FilmTv, e la critica in generale, che ha esaltato questo film, va malissimo per me. Lei è in definitiva insignificante, pesantina assai, sfacciata ma soprattutto a parole, un tantino pure ipocrita; lui, che dire, è un disastro, riassumerei dicendo che è una figura patetica, l’aggettivo che meglio gli calza. La sceneggiatura? Parlano parlano parlano parlano….un Woody Allen di serie B, senza i guizzi e i colpi di genio del grande regista USA, con un lui imbranato come Woody, ma non in modo simpatico e ironico, bensì in modo molto triste. Erotismo poi, zero virgola zero, il sesso è solo parlato, ma neanche. La seconda parte è un po’ meglio, alla fine ti dici vabbè, e mo’? Come finisce? Niente, anche il finale è pesante, lui diventa uno squallido zerbino, e forse a lei va bene così. Mah. Per me, un 4/5.
In definitiva questo tipo di film può piacermi se c’è una sorta di immedesimazione, o almeno di empatia, e non quando ti fa provare qualcosa vicino allo squallore, dunque, film che può piacere, che è piaciuto (al grande pubblico meno che alla critica), ma non a me. Film sul Prime di Amazon.

La città proibita (2025)

Terzo film per il regista Mainetti dopo le buone prove di Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks out (forse quello che preferisco, dei tre). Pure questo è carino, come critica e pubblico (più o meno) anche io darò un 7, è una sorta di commedia drammatica, perché non manca qualche battuta ma alla fine non è poi che di commedia ne rimanga granchè, anzi, e il dramma ogni tanto è più che altro tragedia. Però è una storia caruccia, ci sono belle scene, ottime quelle di combattimento, e gli attori se la cavano tutti molto bene. La storia è quella di una ragazza cinese capitata a Roma alla ricerca della sorella; purtroppo l’ambiente è quella della malavita locale e ne capitano molte. Il film è su Netflix; farei un appunto sul romanesco o romanaccio col quale è recitato, perché a volte, scusate il francesismo, non si capisce un cazzo e a un certo punto avevo messo i sottotitoli, che però anticipavano quanto veniva detto (!!) e dunque tolti, vabbè, in qualche modo comunque si capisce. Il film è costato non poco e ha incassato poco (al massimo fu terzo, nelle classifiche settimanali italiche), magari però Netflix ha ripianato il buco, chissà.

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