L'ultimo film che hai visto

Little Forest (2018)

Il film può passare per un innocuo vagheggiamento bucolico, esteticamente gradevole; rilassante o noioso a seconda dei punti di vista, ma con qualche spunto di riflessione.

La protagonista, Hye-won, è una ragazza che ha tentato l’avventura nella grande città (Seul) senza successo: non è riuscita a passare l’esame per l’abilitazione all’insegnamento, così decide di tornare al villaggio di origine, mollando il lavoro part-time con cui si manteneva alla meno peggio, e il fidanzato, che invece l’esame è riuscito a passarlo.

La modesta casa d’infanzia è disabitata: il padre è morto alcuni anni prima che lei partisse, la madre se n’è allontanata invece durante l’ultimo anno di liceo di Hye-won, per motivi che alla ragazza risultano incomprensibili.
Hye-won non ha progetti precisi, non sa quanto resterà o cosa farà. In zona vivono ancora una vecchia zia e due amici d’infanzia, un ragazzo e una ragazza: il primo ha sperimentato la vita cittadina ma ha scelto di tornare indietro, la seconda non ha mai abbandonato il paesino e nutre qualche rimpianto e malumore, ma non sembra contemplare una partenza.

Fin da subito al cibo e alla sua preparazione viene riservato ampio spazio: non si tratta solamente di un espediente per rimarcare le differenze tra vita di città e di campagna (scontata la contrapposizione tra quello cittadino insapore e quello campestre gustoso), ma di una presenza funzionale alla narrazione, un mezzo attraverso il quale Hye-won, più o meno inconsapevolmente, rievoca e si confronta con la madre assente.
Le stagioni si susseguono; campi e frutteti offrono a Hye-won gli ingredienti per le sue pietanze, che le riportano alla mente eventi o atmosfere ad esse associati. Parallelamente, la ragazza rinsalda e approfondisce i rapporti con i vecchi amici, spesso in situazioni conviviali in cui il cibo ha di nuovo un ruolo importante, e simbolico. All’inizio, quando l’amica chiede a Hye-won perché è tornata, lei risponde “Perché avevo fame”; col passare dei mesi si renderà conto che non si trattava solo di una fame fisica.

Il senso del titolo viene spiegato nel film stesso; non mi soffermo oltre sulla trama.

È un film che può piacere o annoiare; per quanto mi riguarda, oltre a rilassarmi, mi ha fatto riflettere sul rapporto col cibo “materno”, quello che ci preparavano le nostre mamme. Negli anni passati dalla morte di mia madre ho in genere evitato di dedicarmi a pietanze che mi suscitassero troppa malinconia; in alcuni casi ho invece cercato un effetto confortante che si è solo parzialmente manifestato. Non so se altri spettatori si siano sentiti toccati sulle stesse corde e abbiano fatto considerazioni analoghe, certo il legame tra cibo e affetti può essere molto intenso.