Numeri e dati

Ma e dunque, che potrebbe farsene gli USA, primi produttori al mondo, del petrolio Venezuelano.

Intanto c’è un discorso di risorse, anche se non viene prodotto, non è detto che non ci sia…e in Venezuela pare ci sia il 20% dei giacimenti mondiali (per quanto laborioso da estrarre, pare).

Poi, manca un dato importante, ma che se ne fanno i Paesi del petrolio?

Dipende, alcuni lo esportano, ad alcuni invece non basta mai.

USA

Primi produttori, ma sono pure terzi al mondo per export (0,118 migliaia di miliardi di $, dieci anni fa esportavano poco o nulla), e sono anche i secondi importatori (0,174, erano i primi). Gliene serve molto.

CINA

E’ ora la prima importatrice al mondo (0,324, era la seconda), malgrado sia la quarta produttrice: esporta poco o nulla, come dieci ani fa. Gliene serve pertanto un sacco.

RUSSIA

Sto leggendo i dati, non facendo chissà quale analisi. La Russia ad esempio, seconda produttrice, è anche la seconda esportatrice (0,122, era seconda anche dieci anni fa), l’import di fatto non c’è, dunque colppirla sul petrolio, se si fa veramente, benissimo non le fa.

ARABIA Saudita

Terzo produttore, e primo esportatore al mondo (0,179, primi anche 10 anni fa, su quantità maggiori)

E poi, Emirati Au ottavi produttori e quarti esportatori (0,114, erano terzi), Canada quinti per produzione e quinti per export (0,107, erano quarti), Iraq sesti e sesti (0,98, erano quinti), Norvegia tredicesima per produzione ma settima per export (0,49, era undicesima), Brasile nono produttore e ottavo nell’export (0,44), Kazakistan, dodicesimo produttore e nono esportatore (0,42, era sempre nono), Nigeria, quattordicesima nella produzione e decima nell’export (0,4, era sesta).

Infine, chi chiede avidamente il petrolio?

Detto della Cina, straprima, degli USA, secondi, la terza è l’India (terza anche dieci anni fa).

Quarta la Corea del Sud (era quinta), quinto il Giappopne (era quarto).

Sesti i Paesi Bassi (erano settimi, sarebbe da vedere quanto poi ne esportano, una volta raffinato, ad esempio in benzina; settima la Germania (era sesta), ottava la Spagna (resta ottava), nona la Thailandia (era dodicesima) e decima la Gran Bretagna (era undicesima).

Poi undicesima la Francia (era nona) e dodicesima l’Italia (eravamo decimi). L’italia è passata da importare 0,038 migliaia di miliardi di dollari a 0,029.

Sommando i dati mondiali, l’import export di petrolio greggio, in dieci anni, è diminuito non di poco.

Sul petrolio venezuelano c’è quest’articolo del Post:

CAFFE’

A parte che dopo il petrolio pare sia il bene più scambiato, ma sentitvo tempo fa che la domanda mondiale continua a salire imperterrita, mentre l’offerta si scontra sia col global warming sia con la realtà: leggevo che è quello, il caffè che può dare una pianta (inteso, quella determinata quantità “x”), e basta, e per quanto incredibile parrebbe che tutte le piante che potevamo piantare, le abbiamo piantate. Nei grandi numeri, certo.

Pertanto, la teoria dice che se un bene è molto richiesto, la domanda è fuori controllo e l’offerta è limitata, tutta sta roba si rifletterà sui prezzi. I ricconi berranno sempre e comunque tutto il caffè che vogliono, i poveracci passeranno via via a brodaglie e surrogati.

Sarà per questo motivo, sarà per paranoie, ma al supermercato mi pare di trovare solo confezioni da 3 pacchetti. Là dove trovavo la classica confezione da un chilo in 4 pacchetti da 250 gr, trovo la confezione da 750 gr. Allo stesso prezzo, però. Anzi, forse pure un po’ di più. Ma magari devo cambiare supermercati, chissà.

MAGGIORI PRODUTTORI

Sempre dalla fonte Calend. Atl. De Agostini, vedo che la produzione totale è passata in 10 anni da 8.921 (migliaia di ton) a 11.064, ossia +24%.

  1. Brasile 3.405
  2. Vietnam 1.956
  3. Indonesia 760
  4. Colombia 680
  5. Etiopia 559
  6. Honduras 384
  7. Uganda 384
  8. Perù 369
  9. India 322
  10. Rep. Centrafr. 316

Ovviamente, alla faccia del “km zero”, sono tutte colture per esportare, perchè chi chiede il caffè sono ben altri signori.

IMPORT (fatto 100 il volume dell’import mondiale, a valore)

  1. USA 17,6%
  2. Germania 11,9%
  3. Francia 6,7%
  4. Italia 6,1%
  5. Canada
  6. Belgio
  7. Spagna
  8. Giappone
  9. Paesi Bassi
  10. Svizzera

L’import in 10 anni è aumentato del +64%.

EXPORT (fatto 100 il tot mondiale, a valore)

Si tiene conto che varie Nazioni (vedi noi) importano i chicchi ma poi lo lavorano e in parte lo esportano, lavorato.

  1. Brasile 22%
  2. Vietnam 8,2%
  3. Svizzera 7,7%
  4. Germania 7,3%
  5. Colombia 6,9%
  6. Italia 5,5%
  7. Indonesia
  8. Uganda
  9. Etiopia
  10. Paesi Bassi

L’EXPORT in dieci anni è salito del 63% circa.

Pure cioccolata e olio d’oliva sono saliti un botto…

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A me del caffè non frega, ma del cioccolato sì, e le prospettive non sono delle migliori… Me lo godo finché si può.

Il cioccolato è quasi raddoppiato di prezzo (parlo es del Novi al 72%) nel giro di 10 anni.

In alcuni casi c’è una differenza sensibile tra le marche: qui una tavoletta Lindt al 70% viene anche un euro in più rispetto ad altri prodotti con analoghe percentuali di cacao e comunque ottime. Poi gli aumenti ci sono stati, è innegabile, ed è una tendenza che non si può invertire per tutta una serie di ragioni. V. ad esempio:

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CIOCCOLATO

Pure per me la tavoletta Novi di cioccolato fondente è stata e rimane un buon indicatore. La ricordo a un euro e rotti, poi la vidi andare a un euro abbondante, quasi due, poi superare i due euro, ora se non sbaglio l’ultima volta l’ho vista a 2,30 euro (circa), tanto che diedi un’occhiata alle altre cioccolate, ma eravamo là coi prezzi, anzi, c’erano anche dei 2,70 di altre marche.

Anche qua il rischio è che la cioccolata di una certa qualità diventi (di nuovo! I re francesi ne andavano matti, quando arrivò in Europa) roba per ricconi, mentre i poveracci dovranno accontentarsi di roba da quattro soldi.

MAGGIORI PRODUTTORI

Sempre dalla fonte Calend. Atl. De Agostini, vedo che la produzione totale è passata in 10 anni da 4.586 (migliaia di ton) a 5.600, ossia +22,1%.

  1. Costa d’Avorio 42,4%

  2. Ghana 11,7%

  3. Indonesia 11,4%

  4. Ecuador 6,7%

  5. Brasile

  6. Camerun

  7. Nigeria

  8. Perù

  9. Rep. Dominicana

  10. Colombia

Ovviamente, anche qua siamo alla faccia del “km zero”, sono tutte colture per esportare. Dove?

IMPORT (fatto 100 il volume dell’import mondiale, a valore)

  1. Germania 10,75%

  2. Paesi Bassi 9,4%

  3. Usa 8,9%

  4. Belgio

  5. Francia

  6. GB

  7. Malesia

  8. Canada

  9. Polonia

  10. Italia 2,9%

L’import in 10 anni è aumentato del +89%, non raddoppiato ma non manca molto.

EXPORT (fatto 100 il tot mondiale, a valore)

Si tiene conto che varie Nazioni (vedi noi) importano il cacao ma poi lo lavorano e in parte lo esportano, lavorato.

  1. Paesi Bassi 11,6%

  2. Germania 11,4%

  3. Costa d’Avorio 7,8%

  4. Belgio

  5. Francia

  6. Ecuador

  7. Polonia

  8. Malesia

  9. USA

  10. Italia 3,5 %

L’EXPORT in dieci anni è salito del 84% circa.

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Trovo dunque due piccoli errori nell’articolo del Post: la sottovalutazione dell’Indonesia, in realtà terzo produttore al mondo, e la sopravvaluitazione dell’IMPORT cinese che al momento, nei numeri, non è rilevante.

Parliamo sempre di tavolette al 70% di cacao? Coinciderebbe con la media dei prezzi di quelle che compro io, che stanno tra i 2,40 e i 2,50€. Ma se si va sulle Lindt Excellence si arriva sui 3,30 e oltre.

Sulla Cina, il Post mi pare si sia basato sulle stime dell’aumento del consumo nei prossimi anni più che su quello attuale. E comunque in un contesto in cui l’offerta fa già fatica a star dietro alla domanda forse anche il consumo cinese può influire sul prezzo finale.