L'internet che abbiamo e non conosciamo

E niente, giravo in giro e ho trovato uno che ha condiviso della musica via link - come fosse una delle tante canzoni che mettiamo al Bar di Luke o nell’angolo della musica.
Solo che non era un link diretto YouTube (o Vimeo, per dire) ma era a questa roba qui

INVIDIOUS

Un po’ caotico, all’apparenza, ma se usi la ricerca trovi praticamente tutto quello che c’è su YouTube.
Incuriosito, sono andato a vedere cosa fosse. E’ un front end, open suorce, browser based, verso youtube.
Lì per lì non capivo: perché dovrei usare quello?
Poi sono andato a leggermi la faq e altre cose lì intorno, e mi è mancato subito @HC: alla domanda fondamentale (ma conviene passare di lì?) non sapevo (e non so) darmi risposta.

Lo scopo sarebbe di guardare tutti i video presenti su Youtube senza essere tracciati da Google.

Cioè, da un lato, vorrebbe essere un modo per rendere le cose distribuite anziché centralizzate, nell’ottica di una libertà condivisa opposta a un monopolio (bello, in teoria), dall’altro sta ben pescando da YouTube, se non ho capito male.

Da un lato, consente di superare i limiti imposti a certi video dalla geolocalizzazione (che in effetti, mi si deve spiegare perché la canzone ics possono sentirla tutti quelli che vivono nel paese ipsilon ma non quelli che stanno nel paese zeta, non importa se di passaggio o residenti, viaggiatori di ipsilon compresi), dall’altro puoi farlo anche usando una VPN o direttamente Tor.

Tra l’altro, fa un gran parlare di non raccogliere tanti dati, “a differenza” si sottintende “di quei maledetti delle big company” (e in specifico, Google), ma il servizio di proxy tra voi e YouTube si attiva solo se lo chiedete, sennò YouTube sa tutto di voi lo stesso, mi pare, o almeno quello che gli dice il vostro browser (che, se è un browser classico, non è detto sia poco) e vi beccate i temutissimi cookies lo stesso. Poi se c’avete un account Google e siete dentro al browser con quello, come funziona?

Inoltre, si tratta di istanze il cui codice può essere modificato o anche solo configurato diversamente da chi le mette in essere - e chi è? Non lo sapete: perché dovrebbe essere una persona migliore dei signori di YouTube? Ma sulla carta, qualche controllo dai creatori di questo codice e della lista delle istanze affidabili ci sarebbe.
SE tu vai a vedere quella lista e SE non clicchi su qualunque link trovi in giro con dentro la parola Invidious senza pima andare a vedere quella lista.

Insomma, sono perplesso: ha senso questo servizio? Intanto lo provo, poi vediamo che ne dice il Boss della Privacy e Altre Storie Quantiche, in arte AccaCì

Che la privacy sia importante, ok, ma addirittura preoccuparsi di essere tracciati rispetto ai propri gusti musicali (o letterari o artistici in generale), mi pare solo un’estremizzazione… non viene messo in pericolo nulla di davvero importante e il risultato è solo quello di vedere dei suggerimenti algoritmicamente basati sulle nostre scelte… quando sento di questi programmi o app che nascono per combattere le grandi potenze informatiche o mediatiche, mi pare solo una caccia alle streghe del complotto, sterile ed eccessiva, che farà proseliti solo tra babbani curiosi (quindi indagatori e provvisori) e trasversisti (quelli che si mettono di traverso al mainstream) per professione… G & c. sanno solo quello che io voglio che sappiano, che non è un pericolo ed è poco, ma soprattutto hanno servizi comodi e utili: mi pare uno scambio equo…

Mah.

Anche a me pare eccessivo, però chissà.

Intanto il creatore di invidious (ma il nome, come l’ha scelto?) ha mollato tutto a fine 2020, pare per eccesso di lavoro.
Però chi ha messo in piedi le istanze ha continuato.
Che poi vai a vedere: niente pubblicità, niente abbonamenti. Dunque i soldi da dove arrivano? Sono donazioni? O chi mette su un’istanza lo fa gratis, anzi, spendendo per farla gratis per altri?

Ok, scettico come sempre… dimostralo…

Dimostrare cosa? Che sono scettico? Non basta quello che già scrivo?

Il punto è che in merito alla privacy o, più propriamente, a dati e metadati che le aziende raccolgono, è importante più quello che tu non riesci a immaginare si possa fare, che quello che tu già immagini.
E l’altro punto è la conoscenza del fatto che c’è una profilazione. E il profilo che fanno di te ha tanti usi, molti che immaginiamo, molti che non immaginiamo. E Google non brilla troppo per chiarezza in questo.
È un discorso lungo. Liquidarlo in “esagerazioni” è sbagliato. Piuttosto un “non so che cosa ne fanno, mi pare un rischio accettabile”. Atteggiamento più maturo.
A parte questo. Non conosco il progetto.

E fai pure finta di non capire… va bé…

Ehm.
Guarda che non ho capito davvero - a volte ho l’impressione che sopravvalutiate le mie limitate capacità cerebrali.

Eccomi quà… ho avuto da fare… dunque se io dico che Goggle sa poco e poco me ne cala e tu dici mah, io penso che tu dubiti del fatto che G e c. possano creare problemi, perché in realtà lo faranno, dove io ritengo che sia esagerato preoccuparsi… quindi ti chiedo di dimostrare o spiegare quali siano i rischi… questo il sunto… davo per scontato che avendo fatto la nostra serie di commenti tutti in fila e in tempi brevi fosse chiaro… semmai sottovaluto la tua dispersività, che è tanta, ma forse pure più del previsto e dove io leggo 4 post e ne scrivo 2, tu fai 4.000 e 2.000 e ciaone all’aver presente il già detto…
È anche giusto quello che dice HC, ma lui si preoccupa per principio della privacy, io molto meno; non solo non so cosa fanno dei miei dati, ma per quelli che sono (magari pecco di scarsa fantasia), non mi interessa perché proprio non ci vedo rischi… a tutt’oggi gli unici che abbiano mai dato problemi sono gli operatori telefonici e il loro tentativo di venderti qualcosa, che per guadagnarci qualcosa, poi rigirano il mio n° ad altri… Google vende pubblicità e usa la profilazione per aiutare i suoi clienti (gli inserzionisti) a offrirti quello che i loro algoritmi pensano possa interessarti di più… finché la nostra civiltà funziona sul denaro e per funzionare questo deve circolare, per circolare serve il marketing e la profilazione per vendere prodotti e far circolare denaro… se tutto questo mi porta un mare di servizi internet (finanziariamente) gratuiti, a me va benissimo… una giorno o l’altro magari decido di diventare Jim Digriz e sparisco… puff… :sunglasses: :innocent:

Se pensi di vedere catastrofi tipo la swat alla porta perché l’algoritmo pensa che tu venda droga, è improbabile.
Ma se la tua assicurazione medica dovesse inspiegabilmente salire, ecco, magari forse è anche colla di quelle bricioline di pane che noi lasciamo in giro perché, tanto, non vediamo il rischio.
Questo oggi. Domani magari ci sarà il social scoring.

A parte quel che ti ha detto HC, aggiungo che il tuo numero di cell, oltre a potenziali appigli per tenerti al telefono e carpirti altre info per venderti qualcosa (anche a tua insaputa) , glieli ha forniti google 8che potrebbe sapere non solo il tuo numero di previdenza sociale, ma pure i codici della tua carta di credito. Potrebbe, non vuol dire né che li abbia davvero né che davvero li giri in giro - almeno, non volontariamente. Ma sa (o potrebbe sapere) dove sei stato in vacanza e quando, chi hai frequentato, se sei a casa in questo momento o se scrivi dal mare (lasciando la dimora incustodita), come sono andate le analisi del sangue tuo e di tutta la famiglia e per chi hai votato nelle ultime elezioni (se hai scritto di queste cose in una mail del suo servizio, per dire).
Ma anche, per dire, casi limite: Google e le ricerche

Tu pensa che ho appena digitato in Google “delitti ricerche internet”.
Domani schiatta uno a 500 metri da qui, ucciso da un rapinatore, e io prendo l’ergastolo.

Aggiungo che le aziende non compreranno domani questi dati… Li hanno già comprati.
Sapete qual è il business di change.org?

Lo immagino. E non ho mai firmato nulla, anche per scarsa fiducia nei risultati.

Lo spiegano anche qui:

A ogni petizione sottoscritta da un utente, Change.org ha un numero crescente di informazioni a suo riguardo, che usa per creare delle “raccomandazioni” – proprio come fa Google con i propri annunci pubblicitari. Il sito può decidere di raccomandare una petizione che intuisce interesserà a un particolare utente oppure raccomandare le “petizioni sponsorizzate”: cioè i cui promotori versano soldi a Change.org in cambio di maggiore visibilità.

Nel momento in cui si firma una petizione, inoltre, Change.org mostra una serie di campagne sponsorizzate, ognuna delle quali include un quadratino dove spesso viene messa in automatico una spunta sulla voce “Tienimi aggiornato su questa campagna”. Una volta sottoscritta la petizione iniziale, l’indirizzo email dell’utente viene girato da Change.org alla società che sponsorizza la petizione secondaria, che le paga un corrispettivo.
Una volta fatto ciò, inoltre, i dati dell’utente non sono più coperti dalla copertura sulla privacy di Change.org, e la società che è entrata in possesso dei dati di un particolare utente può farne quello che vuole, incluso rivenderli a terzi.

in effetti, in change org te lo scrivono chiaramente (se vai a leggerlo):

7. Trasferimenti internazionali

Change.org è un’organizzazione globale con sedi in tutto il mondo, pertanto le informazioni dell’utente potrebbero essere trasferite all’estero quando lo stesso utilizza la Piattaforma. Abbiamo introdotto delle misure per attenerci sempre alle leggi disciplinanti i trasferimenti internazionali.

8. Servizi di terze parti

Non siamo responsabili delle pratiche in fatto di privacy di terzi collegati alla nostra Piattaforma.

La nostra Informativa sulla privacy non affronta, e non siamo responsabili di, privacy, informazioni o altre pratiche di terzi, inclusi coloro che gestiscono siti o servizi a cui rimandano i nostri servizi. La nostra inclusione di un link sui nostri servizi non implica la nostra approvazione del sito o servizio a cui rimanda.

Se la potessi spiegare meglio…

Perché tu sai per certo che io li ho forniti, giusto? Se tu (persona generica) fai una cazzata simile, problemi tuoi…

Quindi quali sarebbero i rischi di simili conoscenze? Mi profilano i gusti e mi fanno proposte pubblicitarie (anche su quale flacone di urine usare per fare le analisi)? G. può sapere se ho cercato un negozio specifico in zona, ma nulla di illecito e/o compromettente, ergo nessun rischio… ripeto g e c sanno quello che gli dico e nulla di tutto ciò è un problema perchè per me non è un problema… se per voi lo è, la cosa è lecita ma non è ne assoluta ne condivisa… veramente, i problemi nella vita sono altri che passare il tempo a farsi le pippe mentali sulla profilazione pubblicitaria…

Beh, non ci sono solo venditori in rete.

I ciclisti con bici dai 3000 euro in su che lascia(va)no in rete le tracce dei loro percorsi (con tanto di localizzazione gps della partenza, cioè della casa in cui quella bici risiede) hanno avuto visite notturne di professionisti (e poi sono andati a piedi per qualche tempo. I ciclisti, non i professionisti).

Ovvio che io e te non corriamo grossi rischi in quanto le nostre bici sono “protette dalla natura”.
Però il fatto che si possa sapere dove sei e quando ci sei, non è così ininfluente. Pensa di essere soggetto a un controllo per vedere se toglierti o meno il reddito di cittadinanza in base la fatto che giri per colloqui (che non ci sono) o te ne vai a zonzo (anche solo un’ora al giorno) in bicicletta per la campagna. E che a dire cosa fai ci pensa il tuo telefono mentre usi google maps (per dire, ci sono anche altri navigatori) per orientarti. Un pochino la cosa potrebbe infastidire, no? Che ne sa Maps del motivo per cui giravi in giro tra le 8 e le 9 del mattino? E se il colloquio ce l’avevi ma il tipo ha deciso che te lo avrebbe fatto la settimana dopo e lo ha detto a te senza dirlo a Google (o a chi per lui)?

Oppure cercavi una notizia di cronaca che ti interessava. Hai digitato “morto ammazzato dal gas esilarante” e, tra i vari link che clicchi per vedere se c’è quello che ti interessa, ci sta pure un sito sulle droghe e come usarle. Non te ne poteva fregare di meno e chiudi subito, ma intanto ci sei stato e la cosa potrebbe non restare tra te e la tua ricerca di una notizia diversa.

E adesso, il tipo che gli deve fare il colloquio in un’azienda di informatica prima guarda cosa dice Google di te. E Google gli dice che tu sei un tossico della peggior specie, mentre Don Ciccio in Carriola ti contatta per sapere se vuoi fare il pusher per lui
(okay, qui sto esagerando, ma il discorso è meno irreale di quello che sembra)

Se ci si fermasse alla pubblicità, probabilmente avreste ragione voi.
Ma dati e metadati non servono solo alla pubblicità.
E infatti vengono venduti più e più volte.
Per fortuna usarli bene è tremendamente difficile.
Ma chi li usa bene può capire il profilo di rischio di un guidatore che fa uso di farmaci e beve mezzo bicchiere di vino alla settimana, e adeguare le sue polizze.
Oppure un datore di lavoro sapere l’attitudine di una data persona al lavoro in team, o sotto stress.
Oppure il suo orientamento politico, anche se lui stesso non sa definirlo. Sapete che questo è il business principale di change dot org? Era no profit fino al 2012. Poi improvviso il suo business è esploso. Avete una idea come? Ecco.
E così via.

Il punto è che non è grave far uso dei servizi, è farne uso senza sapere quel valore enorme che noi non diamo ai nostri dati.

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