Anche in luoghi di montagna come quelli in cui si sono svolte le Olimpiadi di Milano Cortina, infatti, gli sport invernali sono sempre meno sostenibili, a causa dell’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico. Tra le altre cose, per queste Olimpiadi è stato necessario produrre 1,6 milioni di metri cubi di neve artificiale (l’equivalente di 640 piscine olimpioniche riempite di neve). Con un grande dispendio di energia, ma anche prendendo grandi quantità d’acqua dai fiumi, con possibili rischi per l’approvvigionamento locale.
Anche questo problema, di cui si era parlato prima dei Giochi, è stato in parte nascosto dalle nevicate che ci sono state durante le competizioni
Insomma, ci si affida al cul… pardon, alla sorte.
I problemi più rilevanti invece sono stati meno evidenti, ma ci sono e resteranno. Alla base delle Olimpiadi diffuse c’era l’idea di usare strutture esistenti, per limitare il fenomeno molto frequente per cui dopo i Giochi quello che è stato costruito resta inutilizzato e viene infine abbandonato. È successo solo in parte.
[…] A Cortina c’è la criticatissima pista da bob, forse l’opera più discussa di tutte le Olimpiadi. Nella candidatura di Milano e Cortina, per le gare degli sport di scivolamento (bob, skeleton e slittino) era stato proposto di recuperare la vecchia pista di Cortina, quella delle Olimpiadi del 1956, ma la ristrutturazione si era rivelata troppo complicata. Si era per questo ipotizzato di usare piste già esistenti (ed estere), ma per la destra al governo era una proposta inaccettabile, che avrebbe in qualche modo intaccato una presunta sovranità italiana sui Giochi.
Così se n’è costruita una nuova, costata circa 120 milioni di euro, che è problematica per diverse ragioni: la prima, e molto evidente se si guardano le immagini satellitari, è che per farla è stato necessario abbattere un bosco; la seconda è che in Italia bob, skeleton e slittino sono molto poco praticati, e mantenerla sarà quindi costoso. Rischia insomma di diventare presto inutile e fare la fine delle altre piste da bob italiane: abbandonate e da smantellare (a costi ingenti).
Sorvoliamo sul resto e andiamo al finale:
… sia le opere sportive che quelle non sportive puntano ad alimentare nei territori olimpici un modello economico basato sul turismo, che però è considerato una delle cause principali dello spopolamento dei comuni montani.
Può sembrare controintuitivo, ma in effetti se ne parlava qui: