La Storia col Tob

Ordunque, nel mio studio della Storia sono arrivato al 1774, partendo dagli albori, in decine di anni (ormai). Il prossimo periodo prevede dal 1775 al 1792. E, se posso usare un angolino qua, lo farei qua, appunto, anno per anno. Chiaro che ognuno sarà sempre liberissimo di portare contributi, lo scopo è un po’ quello. Ma anche in caso contrario, se non disturba, mi prenderei questo posticino per buttare giù qualcosa, perchè vale sempre l’antico adagio: “Sento, e dimentico; vedo, e ricordo, faccio, e imparo”.

Il mio sistema è quello di una immersione virtuale nel mondo del tempo che, ho visto, funziona bene.

Dunque, prima di tutto, come è il Mondo nel 1775. Premessa indispensabile.

C’è circa un miliardo di persone. Ancora più di oggi, o sono cinesi, o sono indiane.

La CINA, chiusa se non chiusissima, ha circa 300M di persone. Nazione ricchissima ma lontana per noi Occidentali, e di fatto, della Cina non ci frega molto. Nazione un tempo avanzatissima, ora, chiudendosi, sta sempre più perdendo il passo. Le sue enormi ricchezze (è forse la Nazione più ricca al mondo) sono dovute soprattutto ai grandi numeri che mette in campo. La produzione agricola, enorma, è però svolta con mezzi che saranno via via sempre più obsoleti, rispetto ai nostri. Chiusa, ricca, stabile, autosufficiente, ma ferma insomma. E inoltre, si considerava molto superiore agli Europei, un po’ in tutto.

E’ governata dai Qing (non Ming), cioè dai Manciù. Per capirsi, l’ultimo imperatore, quello del film, sarà proprio Qing, o Manciù. La più grande città del mondo, Pechino, è là, col suo milione di abitanti (circa). E altre due o tre città,almeno, raggiungono quasi quella grandezza.

In INDIA vivono circa 200M di persone. Non c’è uno Stato centrale, se non formale, in realtà è divisa in vari grandi Stati, alcuni importanti, i cui nomi non ci dicono nulla. Gli Inglesi sono presenti, ma siamo ancora a una presenza marginale, commerciale, anche se il Bengala è inglese.

L’India è ricchissima.

Visto che siamo in Asia, direi il GIAPPONE. QUesto sì, chiusssssssimo. Nessuno entra, nessuno esce. L’imperatore comanda, grandi inchini, ma non comanda nulla, invece. Chi governa è lo Shogun a Edo (oggi, Tokyo). Solo gli Olandesi hanno la possibilità di mercanteggiare col Giappone, e solo attraverso un unico porto. (vidi anche un film, al riguardo). I giapponesi provano solo disprezzo per gli Europei, minus quam merdam. Se non sei un samurai, sei una cacchetta. Passi se sei un contadino, si fa per dire, ma già se sei un artigiano, sei una cacca. Il fondo del fondo era essere mercanti, figurati un mercante europeo magari cristiano…..feccia. Eppure la cultura, in Giappone come in Cina, è molto vivace. Edo, o Tokyo, è una delle città più grandi al mondo, sfiora il milione di abitanti. In Giappone ci sono 25M di abitanti circa, molti, per l’epoca.

Detto dell’Asia, del grosso, l’Africa, che non conta una fava, avrà avuto un altro centinaio di milioni di abitanti. L’Europa sui 200M, le Americhe sui 20M.

Tra Medio Oriente e Europa (Balcani) c’era l’Impero Ottomano, sui 30M, con Costantinopoli enorme con circa 750k di abitanti. In Europa lo Stato più popolato e ricco era la Francia, sui 25M, con Parigi sui 600k. La Russia, paurosamente arretrata, era sui 25M pure. L’Impero (asburgico, cioè Austria e vicini), sui 23M. La GB, malgrado la sua potenza e la sua espansione, era solo sui 13M, Londra però era più grande di Parigi ed era sui 800k. La Spagna, marginale rispetto al passato, e arretrata, sui 10M. Il Regno di Napoli (il Sud Italia, sotto la Spagna), sui 7M. Napoli è di molto la città più grande d’Italia, sui 400k.

In Italia, che tutti ricordano divisa, etc etc.., Venezia è sui 150k, ed ha ancora la sua Repubblica, seppure in decadenza economica. Perchè decadenza? Perchè fa meno affari. in sintesi. Oppure, perchè dove un tempo arrivavano 10 navi ora ne arrivano 3.

Roma, nello Stato Pontificio (arretrato), è pure sui 150k. Milano, vivace nella Lombardia austriaca, è sui 130k. Palermo sui 120k. Torino, nel sonnolento Regno di Sardegna, sui 100k. Genova, ancora centro finanziario, sui 90k. Bologna, nello Stato Pontificio, sui 70k, come Firenze. Verona, anch’essa nella Repubblica di Venezia, ha 60k, sempre circa. Padova, molto più piccola, sui 20k.

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E allora, si parte, direi.

1775

Fatti salienti
GB e Colonie USA sono qualche anno che bisticciano. GB le tratta come Colonie, producano e non rompano.
Le Colonie, con ormai 2,4M di abitanti circa, si professano leali al Re, ma pure dicono, eccheccc***o. I coloni hanno il divieto di superare gli Appalachi (dove è pieno di nativi indiani, da là in poi).Non avevano il permesso di fare industrie, o venivano ostacolati. Venivano tassati per la qualunque. Dovevano esportare in GB a prezzi bassi, e dovevano comprare i manufatti dalla GB. Non potevano colonizzare il Canada, recentemente conquistato. Non potevano colonizzare la Louisiana, o la Florida, prese da poco. Ai coloni girano i coloniali maroni.

In aprile primi scontri tra Coloni e GB, che li consideravano soldati ridicoli.
A maggio il secondo Congresso di Philadelphia, le truppe sono affidate a George Washington, 43 anni, che si è ben comportato nella guerra contro i francesi.
In Agosto Re Giorgio dichiara guerra. E’ la Guerra d’Indipendenza Americana.

Viene eletto il nuovo papa, PIO VI.
Disordini in Francia e in Boemia.
Riforma amministrativa in Russia.

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Sono tentato di far leggere il thread al figlio (che però è preso con gli esami): a lui il dono della sintesi storica manca - capace che ti racconti della colazione di George il giorno della battaglia….

Il mio problema con la Storia è che è una catena di massacri. Ma ammiro sempre l’impegno del Tobanis, che sia per i film, la musica, la letteratura o qualunque altra cosa. :slightly_smiling_face:

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Più che altro lo è la storia che determina l’evoluzione delle nostre nazioni, in realtà la storia sarebbe qualcosa di molto più complesso e difficilmente trattabile, almeno per me.
Alla fine quando cerco di fare quello che fa @Tobanis finisco sempre per incasinarmi sul cosa leggere :grin:
Per esempio sono un paio di anni che vorrei farmi un lettura storica da fine 1800 al 1945, però mi rendo conto è un materiale difficile da gestire, dovrei seguire il tutto in base agli anni e leggere una serie di libri in parallelo, oppure avere solo visioni limitate o monotematiche :face_exhaling:

Sì, naturalmente, ma quando iniziano i massacri mi viene la nausea e mollo. D’altra parte non sopporto la violenza nemmeno nei film.

Il mio problema con la storia è che la narrano i vincitori. E che, a seconda dei libri del “partito” che leggi, cambia - non tanto il fatto in sé, ma tutto il contorno - per cui l’assassino diventa l’eroe e il difensore il bruto da abbattere.

Prendi per esempio il povero Polifemo: se ne stava lì bello beato a pascolare il suo gregge. Non ti arriva quel fetente di Ulisse a truffarlo, a fregargli le vesti e accecarlo? E come si studia la cosa? Il geniale Ulisse sconfigge con l’astuzia il cattivo Polifemo, rozzo, ignorante e mangiatore di pecore e umani (i ladri, quantomeno), donando gioia e felicità a tutti, specie ai pareti e agli amici dei ladri…Ma ti pare?

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I primi scontri tra coloni e forze britanniche avvennero a Lexington.
Malgrado l’aura che poi prese questo scontro, fu un scaramuccia.
Una colonna britannica era partita da Boston, andando verso l’interno, verso Lexington, appunto (oggi un paesino da 20k di abitanti), per distruggere qualche deposito di armi illegale.
L’arrivo inglese venne annunciato e i coloni erano là ad aspettare.
Tensione alle stelle al fronteggiarsi dei due schieramenti, all’alba.
Tra i coloni, i Minutemen, cioè ragazzi “pronti in un minuto” a scendere in battaglia: nessuna divisa, armi da caccia ad uso bellico, buona volontà, conoscenza del territorio.
Qualcuno, non si seppe mai chi, sparò un primo colpo e, niente, la guerra era iniziata, di fatto. La colonna inglese fece un giro, e tornò a Boston. Lungo la strada venne attaccata dai coloni, la voce si spargeva e le loro file si ingrossarono.
Alla fine una cinquantina di caduti, tra i coloni, il doppio, circa, tra gli inglesi.

Il ritorno a Boston delle truppe, seguite dai coloni, diede inizio all’assedio di Boston. Le colpe in patria vennero date al generale Gage, comandante delle truppe in America.

E vabbè.

A parte questo, mi interessano i collegamenti posteriori. Se seguite le cose militari, “Lexington” è stato il nome di una classe di portaerei USA, la Lexington appunto e la gemella Saratoga, protagoniste nella II GM.
Prime vere portaerei USA, tanto che una aveva il numero 2 e l’altra il 3 (la 1 era stata una portaerei prototipo, altra storia).

La Lexington farà una brutta fine al Mar dei Coralli, colpita da bombe e siluri e infine affondata da fuoco amico per non lasciarla ai giapponesi.

Qua porella è ormai in fiamme.

I Minutemen invece per me erano dei missili balistici nucleari.

Credevo fossero ormai vecchi e dismessi, invece sono sì vecchi, ma pienamente operativi. Gli USA ne hanno 500 circa, sono missili nucleari intercontinentali, basati in silos.

Questo solo per dire che nei nomi bellici gli USA vanno a pescare nel (unico) periodo “mitologico” che possono avere, da Nazione recentissima quali sono.

Le 13 colonie

In basso le Floride: quella dell’Est (la Florida di oggi) e quella a Ovest (Louisiana, MIssissippi e Alabama, circa).
A Ovest il Nord America spagnolo: enorme, ma di fatto spopolato, disabitato. La Spagna favoriva là le missioni religiose (per fare conversioni tra i nativi americani), qualche forte, militare.
Esisteva già New Orleans, al sud, passata ora agli Spagnoli; San Antonio (oggi in Texas), così chiamata in onore di Sant’Antonio da Padova.
L’area rosa o rossa era tutta britannica.

Tra i delegati del Secondo Congresso a Philadelphia, c’erano molti personaggi che oggi sono considerati tra i Padri Fondatori degli USA.
Tra questi certamente NON viene considerato tale uno dei rappresentanti della Georgia, il reverendo Zubly, una specie di putiniano del tempo, che prima cercò di invitare tutti alla saggezza, non alla guerra, e poi via via si schierò sempre più apertamente con la Gran Bretagna, venendo infine arrestato (in Georgia) ma riuscendo a fuggire, poi con l’arrivo britannico in zona tornò allo scoperto. Morirà nel '81 e mi sa che le sue spoglie le hanno buttate nel fiume.
Tra i delegati del Massachusetts, invece, che erano i più ribelli (Bostoniani e altro), ci fu il 40enne John Adams, in seguito secondo presidente degli USA. Tra quelli della Pennsylvania, c’era il celebre inventore 70enne Benjamin Franklin.
Tra quelli della Virginia, tra i virginiani, diciamo, c’era Thomas Jefferson, 32 anni, in seguito terzo presidente degli USA. E ovviamente George Washington, uomo tra i più facoltosi della Virginia, ma solo perchè aveva sposato una ricchissima vedova.

Re Giorgio III, che dichiarò guerra ai ribelli (e in GB erano d’accordo con lui) ci appare magari lontano nel tempo, ma guardiamola così.
Prendiamo la regina Elisabetta, scomparsa non da molto. La regina Vittoria era la sua diretta trisnonna, la nonna di suo nonno.
Giorgio III era il nonno diretto della regina Vittoria.
Re Giorgio III al tempo aveva solo 37 anni e regnava da 15 anni, il suo regno sarebbe durato tantissimo, sfociando nell’Ottocento.
Era sposato con una duchessa, per procura: la vide la prima volta pochi gg prima del matrimonio. Lui rimase deluso, lei non si sa…entrambi avevano visto male. La coppia fu innamoratissima, salda, piena di figli. Re Giorgio III, è cosa nota, non ebbe amanti, e ciò fu motivo di orgoglio per il popolo tutto.

In Austria, ovvero nell’Impero, regnava la 58enne Maria Teresa, che aveva sviluppato e arricchito la Nazione. La figlia Maria Antonietta, ventenne, era da qualche anno sposa all’erede al trono francese. Erano due imbranati, il matrimonio non venne consumato per anni, pare solo per ignoranza delle cose della vita, non per altro. Se ne stavano a letto, e basta. Questo suscitava la rabbia infinita dell’Imperatrice d’Austria, che voleva un matrimonio vaildo per scopi politici.
L’erede insomma non arrivava, e neanche la copula. Pare infatti che ci vollero 3 anni, per arrivare a qualche maldestro risultato.
Intanto dal 1774 (ma incoronato nel 1775) il delfino era Re di Francia, Luigi XVI, quello che finirà sulla ghigliottina, e lei era Regina di Francia, con destino analogo. Nel ‘75 il matrimonio pare non fosse ancora stato completamente consumato, se si può dire. Di erede, neanche l’ombra. La Regina era molto insoddisfatta e si sfogava nello shopping, diremmo oggi, cioè buttando via soldi in cagate, oltre a giocare forte d’azzardo. C’è un bel film su tutta questa storia, Marie Antoinette, della Sofia Coppola, con Kirsten Dunst (2006), lo consiglio, è un bel film.
E’ il 1775 quando Maria Antonietta dice, se non hanno pane, mangino brioches!. La frase però è un falso, è nota che la Regina, austriaca e non simpaticissima, era odiata dalla corte tutta.
Un’altra figlia di Maria Teresa, Maria Carolina, 23enne, andò invece moglie del Re di Napoli e Sicilia, sempre per motivi politici (il Re di Napoli era il figlio del Re di Spagna). A lei il Re non piacque mai, o molto poco, ma sapeva essere scaltra e intelligente. De facto sarà Maria Carolina a governare ed abbellire Napoli e in questo 1775 darà un erede al Re (erede che morrà pochi anni dopo, di vaiolo). Va però detto che il regno di Ferdinando (era questo suo marito) fu di una lunghezza incredibile. Da giovane ebbe una formazione disastrosa, a lui interessava solo fare sport, diremmo oggi, e non studiare; divenne così un re molto bifolco e volgare. Parlava solo in dialetto napoletano, non solo, sua moglie austriaca parlava italiano molto meglio di lui. Si mescolava al popolo e girava per la città, facendo casino. Il popolo lo riconosceva e lo chiamava Re Nasone, cosa che lo faceva incazzare.

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Il conclave del 1774 finito nel 1775 fu sia burrascoso, sia molto lungo (il più lungo di tutti i seguenti, fino ad oggi).
All’epoca, malgrado ci fossero solo 44 cardinali nel '74, non era raro che il conclave non fosse proprio chiuso chiuso, diciamo così, e le varie potenze cattoliche entravano a gamba tesa, proponendo candidati e bocciandone altri.
Insulti, neanche valeva la pena contarli, erano continui.
A febbraio alla fine venne eletto all’unanimità il cardinale Braschi, un romagnolo, un nobile 57enne di Cesena. Era stato in precedenza tesoriere dei papi, dunque sapeva molto se non tutto, di tutti. Cardinale da un anno o giù di lì, fu Papa PIO VI, e regnò molto molto a lungo.
Quando si vede un papa del passato che non è poi diventato santo, bisogna subito sospettare qualcosa, una santità non si nega quasi a nessuno, soprattutto se papa. Dunque, Papa Pio qualcosa combinerà, in seguito.
Era il 1775, dunque anno di Giubileo, che non fu penitenziale, come si usava, ma invece fu una gran festa. Lui era attentissimo al suo aspetto e non lesinava sull spese per apparire sempre vestito perfettamente. Elargì non tanto a chi aveva bisogno, ma a chi stava a corte con lui. Principe, più che papa. Ci tenne dunque anche ad abbellire lo Stato Pontificio. Completò il Museo iniziato da papa Clemente, e lo chiamò Museo Pio Clementino, oggi una parte importante dei Musei Vaticani. Eresse tre obelischi a Roma: Quirinale, Trinità dei Monti, Montecitorio (sono ancora là). Spese un sacco di soldi per prosciugare delle paludi, lavoro inutile e fatto male, scomparso alla prima inondazione.
Nelle “pasquinate” del tempo, cioè frasi anonime e popolane, si diceva
“Le paludi, Suviaco e la sacrestia
sono tre coglionate di Vostra Signoria”.
Papa nepotista, aiutò il nipote, dandogli i soldi per un palazzo in Piazza Navona (Palazzo Braschi, appunto).

Nel 1775 viene rappresentata a Parigi una commedia a teatro, Il barbiere di Siviglia, che avrà enorme popolarità e sarà soggetto di opere famose. Non l’ho letta, è di De Beaumarchais, autore ricchissimo e dalla vita avventurosa, che inventa così il personaggio di Figaro.

Per gli amici milanesi, si inizia quest’anno la costruzione del Palazzo Serbelloni; per loro e tutti gli altri, ovviamente, la mitica figura con Fantozzi della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare.

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Musica

Sia chiaro, siamo a livello di dilettantismo puro. In tutti i campi mi soffermo sui maestri maggiori, sulle opere dei quali sparo giudizi senza alcuna attendibilità e autorevolezza.

HAYDN ha 43 anni, fa la bella vita, è al servizio di una potente famiglia e non ha problemi economici, che era un problema classico dei musicisti, ritenuti bassetti nelle classi sociali. Compone, è rinomato, ma non sento nulla di suo.
MOZART ha 19 anni. Lavora per l’arcivescovo di Salisburgo, a cui la musica importava poco. Lui vive a Salisburgo ma con insofferenza, la vita in provincia lo soffoca. Nel 1775 compone vari concerti per violino e orchestra (sapeva anche suonare il violino molto bene). K218 l’ho trovato gradevole, ma alla lunga pesantino assai, per i miei gusti. Mi è parso migliore K219.
BEETHOVEN ha 5 anni. Il padre sogna che lui diventi un nuovo Mozart, cioè un bimbo prodigio, ma il papà è molto più dedito all’alcool che a insegnare al figlio.

Pittura

LONGHI ha 73 anni. E’ anziano, sempre a Venezia, dove è molto popolare e rinomato, in questi anni dipinge La cioccolata del mattino, che direi un’opera minore, utile per vedere la gente del tempo e anche il teatro del tempo. Morrà nel 1785, all’interno del periodo che sto considerando, ma non mi dedicherò più a lui.
GUARDI ha 63 anni. Ha fiuto commerciale: i nobili e soprattutto i ricchi stranieri vogliono delle vedute? E allora via con le vedute, come non ci fosse domani. E’ di Venezia e a Venezia, le vedute non mancano. Poi però andarono di moda i “capricci”, una sorta di veduta immaginaria un misto di reale e fantasia, dove puoi accostare, che so, in un unico quadro il Colosseo e il duomo di Milano (faccioper dire, sarebbe una cagata), come fossero realmente vicini tra loro, magari pure un po’ decadenti, che allora sarebbe stato il top. E allora via coi capricci, anche qua la sua bottega ne sfornò a ripetizione, per anni. Del '75 - '80 è Capriccio ai bordi della laguna, che ritengo magnifico, oggi al Metropolitan a New York, alto 1,55 mt e largo 2,73 mt

GAINSBOROUGH ha 48 anni. Inglese, dopo un lungo soggiorno a Bath, dove dipinge per i ricconi ed è sommerso dal lavoro, dallo scorso anno è a Londra, pure essendo lui in fondo un campagnolo e amante della vita fuori città. Si fa via via conoscere sempre di più, conversatore brillante e pittore scostante. Del '75 - '77 è il bellissimo ritratto La signora Graham, oggi a Edimburgo, mt 2,53 x 1,53

FRAGONARD ha 43 anni. Celebre, talentuoso francese, libertino con la testa ora a posto ma birichino nei suoi quadri, prosegue con successo la sua attività.
FUSSLI ha 34 anni. Svizzero, ha dovuto fuggire da Zurigo per avere pestato qualche piede. Gira l’Europa e in questo anno è, da un po’, a Roma, dove è celebre. Pare sia molto popolare anche tra le romane. La sua migliore produzione deve ancora arrivare.
GOYA ha 29 anni. Spagnolo, è già stato in Italia e in questi anni fa il suo ingresso a corte a Madrid. La sua popolarità e fortuna stanno per arrivare.
DAVID ha 27 anni. Parigino, ha alterne fortune nei vari concorsi, qualche anno prima era arrivato al tentativo di suicidio. Dal 1775 è in giro per l’Italia, tappa obbligata per chiunque voglia fare l’artista.
UTAMARO ha 22 anni, HOKUSAI ne ha 15, sono entrambi nati a Tokyo.
BLAKE ha 18 anni. Londinese, a scuola di disegno già a 10 anni, per il momento lavora presso un incisore.
TURNER nasce a Londra.

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Nella simpatica Storia d’Italia di Montanelli, mi sono letto il capitolo su Vittorio Alfieri. Viene raffigurato, in sintesi, come un giovane riccone di scarso talento che passa la vita a girare per l’Europa, e a fare la bella vita, dotato di un ego talmente smisurato da causargli notevoli e infiniti problemi.
Dunque, già non avevo intenzione di leggere alcune sue opere, ma direi pure che con Alfieri probabilmente finiamo qua, seppure fosse nato nel ‘49 e morrà solo nel 1803.
Piaceva molto alle donne, ne ebbe molte, che spesso pure lo tradivano, e che faticavano a stargli appresso quando capivano che ad Alfieri importava solo di Alfieri. Non lasciò un gran segno, al suo tempo, e venne soprattutto riscoperto dopo.
Montanelli dice che lo consideraimo sto gran tragediografo solo perchè non ne abbiamo altri. E dice lo stesso di Goldoni, nella commedia. Qua forse è un po’ ingeneroso, ma avendo letto varie opere di Goldoni, lo ritengo nettamente inferiore a Moliere, per dire.

Per la Scultura, solo CANOVA, in questo periodo. Il ragazzo ha 18 anni, nato nel Trevigiano, presto orfano di padre, la madre si è risposata e l’ha parcheggiato dai nonni (genitori dell’ex marito), non un bel gesto.
Da quando ha 11 anni è a bottega, tra poco arrivano le sue prime opere. Osannato in vita, finirà denigrato quasi da tutti, anche in Italia, almeno fino agli anni '50, poi sul finire del XX secolo tornerà ad essere considerato il genio che era e di cui si erano già accorti quelli che vissero ai suoi tempi.

Altra gente nel ‘75. Goethe ha 26 anni e il suo recente I dolori del giovane Werther impazza in tutta Europa. Lamarck ha 31 anni, è stufo di combattere e fare il soldato, e si dedica alla botanica. Lavoisier ha 32 anni e per quanto sia una cosa stramba, è il Direttore della Polveriera, cioè a capo della polvere da sparo francese. E si applica in ciò da vero scienziato (moderno). Galvani ha 38 anni e insegna anatomia, of course, all’università (Bologna). Alessandro Volta ha 30 anni e lo trovavi dalle parti di Como, insegna fisica. Kant ha 51 anni ma non è ancora celebre. E’ professore e sta pensando molto. Fichte ha solo 11 annni, Hegel è un bambino di 5 anni. Lo scozzese Watt ha 39 anni, ingegnere, inventore, ma non famoso. Era a Birmingham per cercare di fare fruttare le sue invenzioni. Pure il professor Adam Smith era scozzese, sui 52 anni, viveva in Scozia e stava lavorando alla sua opera, la prima importante, direi, al mondo, per l’Economia.
E Napoleone?
Ha solo 6 anni, va alle elementari nella selvatica Corsica, che era sotto Genova ma ormai da un po’ era passata sotto la Francia.

1776

Fatti salienti.

Gli inglesi lasciano Boston.
A Philadelphia Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti (naturalmente, il 4 luglio)
Battaglia di Long Island, lo scontro di maggiore portata, vittoria inglese.
Battaglia navale a Valcour Bay, seppure in un lago, vittoria inglese.
Battaglia di White Plains, altra vittoria inglese, gli Americani in ritirata.
Battaglia di Trenton, vittoria americana.

A Milano brucia il Teatro più importante, il Teatro Regio Ducale.
Adam Smith pubblica La ricchezza delle Nazioni.
Volta scopre il metano, dimostra che è infiammabile.
La tortura viene abolita anche nell’Impero.
Il vecchio Franklin è in Francia a chiedere aiuto.
Cook è al suo terzo viaggio nel Pacifico.
Primo sindacato operaio in Inghilterra.
Turgot, ministro delle Finanze in Francia, viene fatto cacciare dall’aristocrazia.

Della Dichiarazione di Indipendenza, ci sono varie cose che mi stupiscono, ancora a 250 anni esatti (chissà che feste, quest’anno).

Che venne redatta in gran parte da un ragazzo, Thomas Jefferson, che allora aveva 33 anni e che poi in seguito sarà pure Presidente (e scolpito sul monte Rushmore, accanto a Washington) e che pure, se vogliamo, non fu proprio una bella personcina, per molti aspetti.
Che venne approvata in un momento in cui le Colonie prendevano solo sberle, dagli Inglesi, e dunque sarebbe potuta essere alla fine solo carta, redatta da inguaribili ottimisti e idealisti, ma avulsi dalla realtà. E invece, guarda te.
Che da subito le 13 Colonie si definiscono con il nome altisonante di Stati Uniti d’America e…che dire…ci hanno preso, quello era il nome e quello è rimasto.
Che sia così “elevata” in molti passaggi, che ci sia una così chiara e nobile coscienza, certamente influenzata dall’Illuminismo, però fa specie, fa strano e fa pure un po’ di invidia.
Cioè, che ci sia una frase così
“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo…”

Allora, uomini uguali fa molto figo ma nè Washington nè soprattutto Jefferson liberarono i loro schiavi (Jefferson, diciamolo, li riteneva proprio esseri inferiori). Però Benjamin Franklin sì.
Però…il diritto all’insurrezione e alla rivolta, se il tuo Governo dà i numeri…beh, messo per iscritto è tanta roba. Capiamoci, questa non la è la Costituzione, era “solo” una dichiarazione, ma insomma. Sono le basi poste per spiegare al mondo perchè a loro giravano i maroni.
Si perchè poi lo scritto si lancia in una lunga serie di accuse al Re Giorgio e a tutto quello che ha combinato, e termina che, dato che le cose stanno così, che catso, noi USA siamo da oggi liberi e indipendenti, e vaffa.

Beh che dire, sembra quasi un film, ma è tutto vero. Poi, che fossero a un passo dal tracollo militare, vero pure quello.