La Scienza, l’Universo e Tutto Quanto

Purtroppo, non essendoci più quei ruderi, non possiamo dirne nulla… Possiamo sapere solo di quel che c’è e non abbiamo visibilità del resto. Se per un miliardo un volte non ci sarà nulla e una volta qualcosa, tu potrai vedere solo l’ultima. Ma ha senso chiedersi, come mai è avvenuto qualcosa?
Il multiverso è una ipotesi basata su un tipo di interpretazione (a mia memoria detta di Copenhagen) quindi se vuoi seguire quella linea di pensiero, devi conoscere bene quella teoria - cosa che purtroppo mi sfugge.

Di nuovo, come nasce la materia? A livello specifico, temo che la risposta ancora non ci sia, a livello ideale si potrebbe dire che è possibile, allora accade.

Se si vuole andare sulla teologia, posso già dirti che il 90% dei monoteisti ha idee “sbagliate” :wink:

La questione di P7 è che esistono anche un tot di scatole vuote. Ma ovviamente se hai una pallina deve per forza venire da una scatola non vuota, non ha senso chiedersi come mai abbiamo una pallina. Hai una pallina perché tutte le scatole vuote non hanno palline.

Poi, ho letto l’articolo, ma ovviamente per amor di divulgazione si escludono tutte le ipotesi anche più forti, tipo l’esistenza di vita completamente diversa da quelle note, e che consideriamo impossibili.

Se si dice “qui abbiamo delle costanti fisiche adatte alla vita” sta implicando che diverse costanti non avrebbero dato la vita. Ed è ovviamente un errore: non avrebbe dato questa vita, ma altre probabilmente sì, completamente diverse (e forse inimmaginabili - a parte forse per Greg Egan).

Comunque sì, il fatto che qui ci sia la vita vixia il pensiero dando per scontato che qui vi sia del privilegio, ma in effetti scarta sia il fatto che ci possano essere mondi più adatti ancora (con 2 o 100 palline) e quelli che non ne soni adatti (con zero palline)

Certamente, ma dipende tutto dai rapporti relativi.

La questione delle zero palline è non misurabile e statisticamente problematica.
Partiamo dal presupposto che non possiamo misurare direttamente le altre scatole. E’ un aspetto importante.
Secondo, non possiamo stimare in alcun modo la “vita come noi NON la conosciamo”. Quindi è una ipotesi del tutto arbitraria e non stimabile. Quindi la escludiamo dalla discussione, per lo stesso motivo per cui escludiamo dio.
Terzo. La misurazione stessa è condizionata dall’essere in una scatola non vuota.
Tolto tutto ciò che non è pertinente il discorso perché appunto non misurabile, rimane: estratta la nostra pallina, è valido il ragionamento per cui siamo qui perché lo stiamo misurando? fino a un certo punto. Il principio antropico nasce in due forme, quella forte e quella debole. Mi pare che l’argomento “potremmo essere in una scatola con sole due palline, quanto potenzialmente ce ne potrebbero essere di altre con migliaia di palline” distrugga quello forte ma non quello debole, che resta intatto anzi rafforzato.

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Tranquilli, Trump desecreta tutti i doc e vi dice tutto :rofl:

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Hai perfettamente ragione su tutto, e la questione di esclusione dei primi tre punti dovrebbe soddisfare la domanda di P7, anche se le riduzioni, per quanto utili, tendono a viziare i punti di vista.
Ma tornando all’argomento, il principio antropico forte è sempre un vizio che usa la tesi per dimostrare l’ipotesi: siccome qui c’è la vita ergo siamo privilegiati, quando effettivamente può essere esattamente l’opposto: qui c’è la vita ma potremmo essere particolarmente sfortunati ed essercene poca.

In tutta franchezza, l’istante t=0 non mi ha mai appassionato. Tanto meno il “Sì,ma cosa c’era prima?”

La risposta per me è sempre “E chi se ne sbatte”.
Sempre con rispetto parlando.

L’ìistante t=0 è un asintoto, non esiste al pari di ogni singolarità matematica nel mondo reale. Con l’attuale modello cosmologico, la dimensione temporale si è “srotolata” con il bigbang – inizialmente avevo scritto “nell’istante successivo”, ma questo concetto richiede che ci sia un già una dimensione tempo, da qui potete capire quanto povere siano le nostre parole, ovvero le categorie mentali, per gestire questi concetti.
Per questo non ha senso pensare ad esso o, peggio, al prima.
Investigare l’origine del cosmo significa muoversi infinitamente lungo la semiretta del tempo avvicinandosi sempre più al primo istante senza mai raggiungerlo. Se volete, i matematici scrivono t \rightarrow 0^+.

Sono d’accordo e non d’accordo, ovvio che non mi cambia la vita, le bollette devo continuare a pagarle alla stessa maniera, ma la curiosità c’è, e tanta. :slight_smile:

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Ok, prima, dopo … sicuri che esistano ?
Nel senso che attualmente noi percepiamo il tempo come una dimensione con una direzione determinata, però quanto è frutto delle nostre capacità percettive e quanto è “realtà fisica” ?
Personalmente non credo che la nostra comprensione dell’universo/multiverso e della fisica in generale sia così avanzata.
Piuttosto che speculare su argomenti che probabilmente sono strettamente legati alle nostre capacità di percezione, mi pare più interessante speculare su quello che non possiamo percepire, ma che a volte riusciamo a inferire.

Ma gli scienziati è per questo che fanno modelli matematici.

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Comunque ricordo bene di aver letto affermazioni di qualche scienziato che considerava lecito porsi la domanda del “prima” o dell’origine, e che quindi non va necessariamente liquidato tutto col discorso che “il tempo non esisteva”. Poi naturalmente porsi la domanda non significa sperare di ottenere la risposta.

È che siamo dentro a un contenitore di cui vediamo solo una minuscola parte. Già la pretesa di capirci qualcosa, anche solo più o meno che forma abbia (a sella? A imbuto?) supera le nostre capacità, figurarsi capire se ce ne siano altri o meno -che poi, sai il macello se ciascuno ha il suo big bang (e pure sfasati l’uno rispetto agli altri)?

Ma anche rimanendo in questo contenitore, "una pallina sola " fa molto egocentrismo, come pure la pretesa che altre palline debbano per forza manifestarsi a noi che le cerchiamo da meno un centinaio d’anni, in un ambiente dove le distanze possono essere tali per cui eventuali segnali dovrebbero essere partiti quando ancora si stava sugli alberi (o comunque non nello spazio di questi cento anni )

Per dire, noi negli anni (?) 90 abbiamo mandato un segnale radio in direzione del Sagittario, che inizia più o meno a 25.000 anni luce di distanza. Magari da quelle parti qualcosa era in ascolto 50.000 (o 500.000) anni fa e non lo sarà tra 25.000 anni. O magari qualcuno sará/sarà stato in ascolto, ma da tutt’altra parte. Quindi interazione zero non vuol dir nulla circa il numero di palline di questa strana scatola in cui, in uno spazio e in un tempo davvero minuscoli, ci stiamo pure noi col nostro radiofaro, se non che, in loco, vicini puntuali pochi.

Signori miei, allora mi state dicendo che tutta la ricerca andrebbe abbandonata perché al di sopra delle nostre capacità. Se i sapiens avessero ragionato in questo modo, saremmo ancora cacciatori raccoglitori.

Guarda che si sta facendo un discorso diverso. Capisco il tuo punto di vista, ma è avulso dal discorso dello studio. Il punto è che, volenti o nolenti, potremmo essere in un universo in cui la formazione della vita, o della vita intelligente, è relativamente rara rispetto alle reali potenzialità di altri universi con leggi e parametri leggermente diversi. Non è dire “siamo speciali”, è dire così son le cose. Le simulazoni dei modelli dicono che con parametri un po’ diversi la vita potrebbe essere molto meno rara. E magari quella combinazione di parametri, molto più rara, nell’insieme di tutti gli universi possibili (limitatamente a quelli che sono in grado di produrre e sostenere la vita).

Eppure, nell’estrazione a sorte, siamo capitati in un universo non troppo favorevole. E la spiegazione è nel paradosso statistico citato (che non è un paradosso).

Ti dimentichi che non esiste solo la ricerca attiva, ma anche quella passiva. Anzi, quella attiva è stato un azzardo, secondo alcuni (la teoria della foresta silenziosa, o se volete, la trama de il problema dei tre corpi). Ma quella passiva si basa, in prima istanza, sul vedere se esistono elementi chimici peculiari della vita come la conosciamo.
E no, non abbiamo trovato ancora nulla.

Quindi al momento la ricerca è vana e dobbiamo considerarci soli, almeno in questa fetta di galassia (fetta assai risicata). Ipotizzare vite basate su altri elementi chimici non è un azzardo, ma è, al momento, scientificamente infondata.

Uffa, era la mia scusa preferita a scuola…

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Perché non lo siamo piú :wink: ?

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Chi ha mai detto questo? Che si cerchi e si studi e si affini e tutto il resto. Io dico solo che abbiamo ipotesi (anche sulla maggiore o minore sfortuna nell’aver parcheggiato in questa galassia, per dire, che è solo UNA delle innumerevoli presneti nella porzione di scatola che in qualche modo vediamo), non certezze. Poi c’è chi se la tira di più o di meno, ma delle scatole accanto sappiamo proprio niente

Però alla fine la risposta é sempre 42 :nerd_face:

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Mah, per me la vita credo sia una costante in giro per l’Universo, che sia cioè diffusissima.

Il paradosso di Fermi (ma è di questo che stiamo parlando?) è una cagata fantozziana, perchè non tiene conto in primis delle distanze, che già da sole precludono la possibilità di incontri, ma straordinariamente non considera neppure le potenze dei segnali, l’attenuazione e compagnia bella.

Se le nostre prime trasmissioni hanno raggiunte le stelle a 50 a.l. da qui, in realtà non hanno raggiunto nulla, si sono definitivamente affievolite MOLTO MOLTO MOLTO prima e nulla di captabile arriva laggiù, ma neanche molto più vicino.

Infine, forse ma forse, negli ammassi stellari, in cui si contano migliaia di stelle “vicine”, o milioni delle stesse, coi loro pianeti, ecco magari laggiù le distanze sono talmente compresse che chissà, tra loro è possibile comunicare, e magari si chiedono chissà come è orbitare attorno a una stella e non potere comunicare con nessun altro.

Però tutta sta roba IMO, chiaro, con rispetto parlando.

Già, immagino Fermi non abbia mai sentito parlare delle Equazioni di Maxwell.

Sì, è sarcasmo.

Credo piuttosto che sia più probabile che tu ti sia perso un pezzo del ragionamento, che non riguarda SOLO la comunicazione elettromagnetica, ma più in generale i segni della presenza di vita intelligente.

E’ vero che parliamo di distanze enormi, ma parliamo anche di tempi enormi. noi trasmettiamo da 50 anni (diciamo 100, considerando le emissioni involontarie), ma una ipotetica civiltà extraterrestre potrebbe aver iniziato 1000 anni prima di noi, potendo colmare così i 1000LY della distanza.

Ed è un discorso più generale. Immaginate la nostra civiltà tra 1000 anni, dove potremmo aver inviato sonde con 1000 anni di tecnologia in più, e immaginate la stessa extraterrestre con 1000 anni di vantaggio su di noi.

Questo è il paradosso di Fermi.