Ma perché?
“Eviterei” per quale ragione?
Ma sul serio pensi che mettere un GPS da caricare una volta ogni 10 giorni su una bici abbia senso?
Hai considerato gli aspetti relativi alla privacy di quei tracciatori, che si appoggiano a una rete 2G e a server gestiti da qualcuno che boh, e magari l’anno prossimo neanche più c’è? E ti chiede pure un abbonamento?
Al momento la rete dov’è di Apple è l’opzione più sensata anche se il funzionamento non è esattamente RealTime.
Se posso dirne una, anziché questi tracciatori il cui funzionamento è diviso in quei due filoni, prendi un cellulare Brondi da 30€ con una SIM e usi quello.
Di app di tracciamento di cellulare ne esistono, appunto anche per sapere dove può essere un proprio parente che può perdersi.
Soluzione che rientra nel filone del tracciatore. Secondo me è proprio sbagliata come idea, ma poi fate voi.
Non capisco quale sia il problema dell’airtag.
Se non ho capito male, l’airTag funziona solo nei pressi di iphone col bluetooth acceso.
Da te saranno la norma, da me sono l’eccezione. Bisognerebbe sapere nei pressi della casa del ladro.
Hai esperienza personale o solo per sentito dire?
Posto che, anche fosse, non credo che un coso grosso, con una SIM, che si deve caricare prima di esser portato fuori perché altrimenti diventa un inerte, sia molto più utile.
Al di là dell’aspetto tecnico, ma poi che fai? vai a bussare alla porta del delinquente che ti ha rubato la bici? Io non ce l’avrei il coraggio.
Esistono casi in cui, grazie all’airtag, sono stati recuperati. Il derubato si è recato in questura con il telefono e ha dato indicazioni, fatto il controllo, la refurtiva è stata ritrovata.
Certo se il mattone si scarica in due giorni, auguri.
Ho un mio amico che l’ha fatto di andare dal tizio che si è preso il sellino.
Se risponde che è V’ger sono cavoli amari
Più facile chieda info sulla pensione.
Ma c’è un’altra possibilità, più problematica. Se si spinge ancora più indietro nel tempo la descrizione dell’evoluzione dell’universo basata sulla relatività generale, si arriva fatalmente a uno stato in cui la temperatura e la densità diventano infinite: è quello che i fisici chiamano una «singolarità». Questo stato segnerebbe l’inizio stesso del tempo e dello spazio, ed è quello a cui molti pensano quando usano la parola «big bang»: un istante che non ha un prima, l’improvvisa comparsa dal nulla di tutto ciò che esiste.
Purtroppo (e questa è la seconda e più grave ragione di confusione), mentre non abbiamo praticamente alcun dubbio sul fatto che l’evoluzione dell’universo sia iniziata 13,8 miliardi di anni fa da uno stato di enorme densità e temperatura (che possiamo continuare a chiamare «big bang» per comodità), non c’è alcuna prova che esso sia originato da una singolarità. Ed è proprio la comparsa degli infiniti a metterci in guardia: ci dice che la fisica che usiamo per spingerci in quei territori è inadatta a descriverli e che dovrà necessariamente essere aggiornata a una versione migliore, che ancora non abbiamo. Di fatto, le idee che i fisici teorici stanno esplorando, in questo senso, presuppongono che il nostro universo sia il risultato di processi precedenti, che per ora non abbiamo gli strumenti concettuali per comprendere. Ex nihilo nihil fit, dicevano i filosofi antichi: nulla viene dal nulla, e la cosmologia moderna, intesa correttamente, non avrebbe niente da eccepire.
MAH.
Tutt’altro. Non è affatto questione di strumenti concettuali, ma proprio per nulla.
Al contrario. Il Big Bang è di per sé stesso un qualcosa che, stanti gli attuali strumenti matematici, e non concettuali, deve ipso facto prevedere la presenza di una singolarità, ma proprio perché sappiamo che le singolarità sono… singolari, in natura, ossia non facilmente descrivibili con strumenti matematici, ci tocca cercare di immaginare fenomeni diversi, da riconciliarsi con gli strumenti matematici che fino ad oggi hanno funzionato tanto, tanto bene.
Idem per i buchi neri. Sappiamo che la fisica dei buchi neri funziona benissimo sia come strumento di analisi, sia come strumento predittivo (nel senso che gli strumenti matematici descrivono è coerente con quello che esperiamo). E la descrizione risulta la possiamo supporre anche OLTRE l’orizzonte degli eventi, ma solo fino al raggiungimento della “singolarità centrale”, quella per cui le equazioni divergono.
Che significa? che ad un certo punto lo strumento matematico diverge, si distacca dalla probabile descrizione fisica di ciò che avviene. Noi Sappiamo che questo modello diverge, ma sappiamo anche cosa probabilmente avviene.
Quindi non parlerei tanto di strumenti concettuali, quanto strumenti scientifici in senso ampio (le formula matematiche).
Vuoi rimandare Balbi in matematica? ![]()
No, in fisica. ![]()
Per il punto zero (sia del tempo che dello spazio), va bene ogni teoria, tanto è indimostrabile. Possiamo supporre Forza, Sforzo o anche unicorni.
Vuoi evocare @claudia? ![]()
Ho letto l’articolo. In fondo io e il prof siamo solo in disaccordo sul termine “concettuale”.
Niente rimando a settembre.
Un (breve) studio sulla possibilità di far crescere alberi su Marte.
Credo che lo studio usi molti dei dati (sonde Viking negli anni '70) usati da Kim Stanley Robinson per scrivere la Trilogia di Marte.
Non capisco, se non abbiamo abbastanza massa per trattenere un atmosfera, a che serve?
Quando poi il problema ancora da risolvere è il benessere degli astronauti in viaggio per Marte.