Jabba, noi si aspetta, eh?
ho pronto il piano e la bozza.
appena posso
Tu suoni il piano o la bozza?
Intanto, in un altro dove
AZIONE COLLETTIVA
(-1)
Carpaccio napoleonico
— Che mortorio — mormorò Wavilo Leenad guardandosi intorno nel locale vuoto.
Il “Carpaccio” a quell’ora era deserto. Anzi, precisò Erotavlas, — lo è probabilmente a tutte le ore.
— Che fregatura — ribatté Abbaj, — e quell’archibugio lì, sulla parete, è finto e non è neppure austriaco. Altro che Giraffa, l’imperatrice si starà rivoltando nella tomba.
— Perché siamo venuti? — chiese Enomedef a Onabbab.
— Colpa di CH che si annoiava e ha chiesto un’azione collettiva. E ci ha fregato cooptandoci tutti prima di dirci che voleva mangiare cinese in un locale diverso dal solito.
— Non vi lamentate — ribatté CH, scorbutico. — Qui almeno non dovremo sfidarci a duello con i camerieri per decidere la mancia. Abbiamo già perso Ahtna. Si è sacrificato per noi, per il filetto e le costine di sosio.
— Tutta colpa di quello stordito di Onabbab. Ha fatto incazzare il cuoco e i camerieri per aver chiesto una doppia porzione di midollo osseo — disse Abbaj. — Sì, però di là, il coniglio faceva una migliore stand-up — obiettò Wavilo L., infilzando un cosciotto sosiano che ancora grondava di uno strano liquame.
— Sssssh — fece 7P. — Il cuoco ci sta guardando malissimo.
— È dalla diaspora dal pianeta F.com che mangiare al ristorante è diventato pericoloso. Vi ricordate i bei tempi quando la mafia ti portava pasta e bistecca e tu avevi paura di protestare? Alla fine tutti mangiavano e tutti uscivano vivi, — ricordò Abbaj in un attacco nostalgico che non gli apparteneva.
In effetti, da dietro il bancone, il grosso cuoco Micesco, un corpulento omone che riempiva l’arco che separava lo spazio dedicato ai clienti dalla cucina, li stava osservando sorridendo. Pesava i coltelli da lancio. Quelli che non gli piacevano li lanciava contro il soffitto, infilzandolo. Nessun cliente sano di mente si avventurava da lui a protestare: rischiava di morire pugnalato dal cuoco o da una lama caduta dal soffitto.
— Chissà — disse Erotavlas perplesso.
— Sempre colpa di CH — rispose Enomedef. — Ha prenotato per otto e siamo in sette, e si è scusato col proprietario dicendo che la sua personalità multipla non si è presentata all’appuntamento.
Abbaj, silenzioso, rimpiangeva la personalità assente: era la più simpatica di tutti i suoi pochi amici. Iniziò a respirare pesantemente, quasi a svenire.
— Inutile che ridi — grugnì CH. — Davvero non si è presentato.
— Vabbè, ma com’è possibile che un locale del genere sia ancora aperto in un quartiere così carino della città? — chiese Wavilo L., mentre addentava un panino di cervella di sosio. — Il pane era già vecchio col cliente precedente, e di sicuro non era questa settimana, e le cervella non sono mai state usate. Si sente dal sapore acido.
— Ssssh — fece di nuovo 7P. — Qui ci affettano per i panini di domani…
— Sicuramente — ipotizzò Enomedef ad alta voce — è una lavanderia dell’esercito austro-ungarico newera. C’era anche sul numero 58 del “Pugnale d’ebano”, e ogni tanto qualche cliente spariva.
— Ah sì certo — ridacchiò Onabbab_Li — sicuramente un fumetto è una fonte attendibile.
— Manga — ribatté Enomedef. — Non confondiamo.
— Vabbè, mango, banana, che differenza fa?
Effettivamente nessuno dei due seguiva il discorso dell’altro, quindi le parole volavano a caso.
— Ragazzi? — disse Abbaj sottovoce — Io inizio a preoccuparmi, avete notato quella strana luce là in fondo?
Tutti si voltarono, ma nessuno la vide.
Poi si girarono dall’altra parte e videro dei portoricani parlare con gli austro-ungarici che parlavano con lo chef che tirava i coltelli sul soffitto. I panini erano pronti, ma i camerieri non osavano avvicinarsi a quella strana combriccola… Tutti erano armati di scimitarra musulmana, nonostante il divieto 3.14 che vietava le armi curve. Solo armi da fuoco dopo le 23.00. Qualcuno potrebbe farsi del male sbattendo contro le scimitarre senza fodero.
— Io vado al bagno — 7P si alzò, seguito subito da Abbaj, Erotavlas e Wavilo Leenad.
Intanto Abbaj continuava a fissare quella strana luce che cambiava colore repentinamente.
Un cameriere intanto aveva chiuso le porte di ingresso, sbarrando ogni possibilità di fuga del gruppetto, che non voleva in alcun modo pagare con il bancomat, roba da riccastri.
— Sono cose che non si fanno, — diceva sempre il saggio Abbaj.
Anobbab, CH ed Enomedef si alzarono a loro volta e si precipitarono nel retrobottega alla ricerca di un’arma da taglio, un birillo e un alce.
— E ora? — chiese Abbaj infilandosi nella stanza da bagno. Non c’erano finestre e l’unica porta era in fondo al corridoio, ma aveva uno strano cartello con una figura inquietante e una scritta in russo… — Entra, che hai paura della multa? —
In realtà Abbaj aveva paura di quel cerchio di luce che sembrava non vedere nessuno.
C’erano delle scale che salivano sul tetto. Scale di sicurezza. I sette salirono in fretta e furia e si chiusero la porta alle loro spalle, spostando un armadio di ferro per bloccare l’accesso. Sui tetti è pieno di armadi: servono ai piccioni per trasformarsi in pinguini quando girano la sera.
— Perfetto! — mormorò 7P. — Siamo fregati. Che facciamo? Qualcuno ha un telefono? Un foglio e una matita per mandare un messaggio via piccione viaggiatore?
— Non prende niente — rispose Erotavlas. — Non possiamo chiamare la vecchia guardia imperiale, quelli vengono solo se gli offri grandi cifre e noi siamo dei poveracci.
— Cerchiamo una via di uscita! — propose CH, guardando intorno per un paracadute o un deltaplano, di quelli che solitamente venivano abbandonati dai fan di Fuga da New York.
— Facile — rispose Onabbab — gettare lettere a caso per formare parole comprensibili…
— Fai lo spiritoso? — chiese CH di rimando.
— Eh, ma ci hai messo nei guai, ora ci tiri fuori.
— Ma che ne so! — rispose CH con rabbia. — Erotavlas, che dici: quella porta d’acciaio dove conduce?
— Non vedo porte sul tetto. Ti senti bene CH? — chiese perplesso Erotavlas.
— Ma solo io vedo quel cerchio di luce che ci segue? — commentò Abbaj.
Nessuno voleva ascoltare le lamentose parole del povero Abbaj, spaventato da quella cosa che si avvicinava sempre di più.
— Infiliamoci lo stesso — propose Erotavlas — Ci verrà qualche idea.
— Infiliamoci dove? — predicò a vuoto l’afflitto Abbaj.
Si lanciarono nel vuoto verso la porta d’acciaio che tutti, eccetto Abbaj, vedevano.
La porta si aprì e fece cadere ognuno all’interno, tranne Abbaj, che si schiantò davanti alla porta. Quello stronzo di Onabbab l’aveva chiusa appena Erotavlas era entrato.
“Solita storia”, disse Abbaj, “nessuno mi considera. Verrà il giorno che mangerò un panino al midollo dei miei ‘amici’…”.
L’interno della stanza sembrava davvero una cabina di comando di una nave spaziale. Una consolle piena di indici scritti in polacco stretto, leve e pulsanti, manopole e display. Onabbab iniziò a premere e spostare leve cercando di azionare la macchina del caffè. Era stressato e aveva bisogno di caffeina.
— Non toccare! — raccomandò 7P. — Facile che combini qualche casino! Se poi lo fai decaffeinato?
Intanto Abbaj picchiava pugni sulla porta per farsi aprire, ma nessuno lo considerava.
Solo 7P, mentre cercava lo zucchero per il caffè, si accorse che mancava Abbaj perché era il preposto a portare lo zucchero da usare in caso di emergenza.
Informò CH che aprì immediatamente lo sportello e fece entrare il povero disperato. Nemmeno il tempo di tamponare il sangue che usciva dal naso è già Erotavlas gli chiedeva lo zucchero. Abbaj glielo diede, però aveva solo quello di canna.
Enomedef era chino su un display. — Ragazzi, qui c’è un pulsante con scritto “avvio”. Che faccio?..
— Premilo! — propose Onabbab — Così non potete dire che è colpa mia.
— È sempre colpa tua — rispose Abbaj raccogliendo un molare perso nella caduta.
Lì fuori si sentivano dei colpi sbattere, l’armadio stava cedendo e i quattro austro-ungarici stavano per entrare sul tetto.
— Erotavlas chiudi tutto. Gli altri, sedetevi e allacciate le cinture. Qui siamo nella cacca — gridò Enomedef.
— Ah, se ne usciamo vivi, io stavolta ti ammazzo, CH. Tu e tutte le tue personalità alternative — minacciò 7P nel panico.
Il gruppo si sedette di getto, chiusero il portello e diedero due giri al volano di sicurezza, poi si precipitarono al loro posto.
— Portata massima, 7 persone — lesse Abbaj dal pieghevole sulla sicurezza in volo. — Leggere attentamente le note… La presente nave, a volte visibile, funziona a probabilità alternata con spinta opinabile; è necessario rispettare il peso e il sesso. Se, tra gli occupanti, qualcuno ha un sesso presunto diverso da quello genetico, deve indicarlo. Gli sbazi probabilistici potrebbero causare perdite di capelli biondi da donna. La casa produttrice non si accolla eventuali danni.
— CH, che sesso hanno le tue personalità?
— Ci dovremmo stare — Enomedef, come al solito, dava risposte a caso, tanto nessuno lo ascoltava mai… — Tenetevi, partiamo.
Abbaj urlò: — Fermati! Il disco di luce è davanti a noi, lo varcheremo!
Enomedef, che non ascoltava nessuno, premette con un pugno il pulsante di avvio. Il veicolo si illuminò di una inquietante luce rossa e tutto iniziò a ruotare, ruotare, ruotare… Il moto era alto-basso. Enomedef ed Erotavlas vomitarono i mignoli dei piedi…
Quattro virgola ventotto secondi dopo, i sette ripresero conoscenza. Il veicolo era piantato in una folta e bassa boscaglia, in una pianura dai colori strani.
Tutti si girarono a fissarlo, alcuni increduli delle sue strabilianti capacità di orientamento, altri invidiosi del suo aplomb, qualcuno semplicemente perché si erano girati gli altri, e io chi sono, quello strambo che non si gira?
— È abbastanza elementare — disse Erotavlas.
Onabbab, che già non lo sopportava per il successo come editore, disse: — non stare a tirartela: dicci dove siamo e morta lì.
— Che modi villani! Comunque ve lo dico: i colori sono inconfondibili, siamo in un bosco.
Wavilo Leenad ebbe un sussulto. Guardò fisso Erotavlas e disse: — Sparategli, almeno avremo un midollo da succhiare.
— Insomma, Wavilo Leenad — intervenne Abbaj, — smetti di importunare l’unico che ha capito qualcosa. Piuttosto, adesso che si fa? Si esplora? Si prendono campioni? Si fa merenda? Midollo per tutti?..
— Voto la merenda! - esclamò 7P, che non aveva fatto in tempo a mangiare niente al ristorante.
In men che non si dica, l’opzione “merenda con gli alieni” ricevette 6 preferenze su 6. Erotavlas, intanto, riuscì a battere il suo record di “statua di pietra”. Se si faceva molta attenzione si vedeva anche del muschio sul volto.
— Oddio… Oddio…
— Corri!
— Presto! Presto!
Erano CH, 7P e Onabbab che, trafelati e incuranti delle ferite inferte loro dal sottobosco, fuggivano terrorizzati in direzione dell’astronave.
— Mamma mia, che paura! - ansimò Onabbab appena varcata la soglia del veicolo, affrettandosi a chiuderla appena gli altri due furono dentro.
— Ma che era quella creatura? — domandò 7P e, ancora tremante…
CH, ripreso colore, decise di far valere il suo status di capo: — Non lo sappiamo con certezza, ma inutile rischiare. Si sa che sono Terrestri, però hanno qualcosa che mi sembra di conoscere. Poi quell’essere, alto almeno un metro e ottanta, due spalle così, coi suoi capelli a spazzola, gli occhi spiritati, non prometteva nulla di buono… Piuttosto, gli altri?
Onabbab si batté la mano sulla fronte. Gli altri! Come aveva fatto a dimenticarsene? Guardò il monitor, per cercare indizi della mostruosità e dello scempio che sicuramente doveva aver fatto.
Sullo schermo apparvero insieme, Abbaj, Leenad, Erotavlas, Enomedef e… la creatura! Camminavano tranquilli, come niente fosse. Anzi, sembrava che l’alieno conversasse amabilmente col resto del gruppo, che non era per nulla terrorizzato. Che li avesse ipnotizzati tutti?
— Andiamo, ragazzi, aprite!.. — Dall’esterno, Enomedef bussava sul portellone. Con voce piena di coraggio, gli rispondeva deciso CH: — Non se ne parla! Siete stati soggiogati da quell’essere immondo e…
— Essere immondo? - la creatura parlava davvero la loro stessa lingua! - Quale “essere immondo”?
— Non dargli retta, Alberto — Abbaj sapeva quanto sensibile fosse l’amico ai discorsi sul suo fascino.
— Non sanno quello che dicono. Piuttosto — aggiunse, cercando di distrarlo da quell’argomento — mi ripeti come hai fatto ad arrivare fino a qui?
— Ho preso il treno — rispose Alberto.
Abbaj era sospettoso: — Hai per caso visto un cerchio di luce?
Alberto confermò. Usò parole inusuali per il suo carattere: — Ahhh Abbaj, fatti i cazzi tuoi!
Qualcosa non tornava… Abbaj non vedeva il suo amico di vecchia data da anni, ma era piuttosto sicuro che avesse un occhio solo l’ultima volta che si erano visti al convegno. E il fatto che non portasse con sé la pistola era molto strano. Oggigiorno, se non viaggi con almeno una 44 Magnum, sei un uomo morto o un reietto della casa Savoia.
Sentirono uno sparo e tutti si girarono nella direzione del suono.
E rimasero pietrificati. Si stavano guardando nello specchio? C’erano esattamente 7 persone che li fissavano ed erano uguali a loro. Tranne Onabbab, che aveva sempre la stessa faccia da pirla.
Qualcuno di quel gruppo urlò e tutti si sparpagliarono. 7P gridò di nascondersi e lanciò il suo pugnale contro i tizi che si erano già nascosti. 7P era un vecchio granatiere e certe abitudini non si perdono mai di fronte al pericolo.
— Che succede — urlò Abbaj, — Enomedef che ci fa tuo fratello gemello nel bosco?
Enomedef lo guardò stupito: — Io non ho fratelli gemelli, però vedo quello di Erotavlas. Che cosa sta succedendo?..
CH, quello del gruppo più riflessivo, ebbe un’idea: — Prendiamo uno di loro e vediamo chi sono. Puntiamo sul fratello gemello di Onabbab. Se è intelligente come lui sarà una passeggiata.
Fece un cenno a 7P che, stranamente, capì al volo: estrasse un racconto di Oce e lo lesse ad alta voce, fino a quando il tizio dall’altra parte uscì dal nascondiglio per contestare la lettura senza virgole del racconto.
Abbaj lo prese e gli diede un cazzotto sulla testa, ma questo non si arrese. Contestò di nuovo 7P.
Wavilo Leenad e Alberto presero in mano la situazione e lo riempirono di botte fino ad addormentarlo. Lo caricarono sulle spalle e lo portarono alla loro astronave.
L’astronave sembrava più affollata del solito. Da una parte, il gruppo originale, ancora scosso dall’incontro con i loro “doppioni”; dall’altra, il sosia di Onabbab, che russava rumorosamente dopo il trattamento ricevuto.
CH, sempre pragmatico, prese la parola:
— Dobbiamo capire chi sono questi. Se sono come noi, potrebbero pensare quello che pensiamo noi. E cioè che noi siamo loro.
Abbaj, che nel frattempo aveva trovato una scatola di biscotti al midollo (scaduti, ovviamente), annuì:
— E se invece fossimo noi i doppioni? Non l’avete mai pensato?
Wavilo Leenad, con la bocca piena:
— Io no. Io sono l’originale. Lo sento dal sapore del midollo.
7P, che stava lucidando la scimitarra, propose:
— Facciamoli parlare. Se dicono “banana”, sono dei replicanti. Ho visto un film su questo.
Enomedef, che aveva appena finito di leggere il manuale di bordo in cirillico, aggiunse:
— Secondo questo, la nave può fare una scansione di identità. Ma serve una password.
Onabbab, che si stava riprendendo dallo stupore di avere un clone, suggerì:
— Proviamo “midollo123”.
La consolle lampeggiò, poi una voce metallica annunciò:
— Password accettata. Avviare scansione biometrica?
Erotavlas, che non aveva ancora superato lo shock di vedere il proprio doppio, si fece avanti:
— Sì, ma solo se non ci succhia il midollo.
Un fascio di luce investì il sosia di Onabbab, che si svegliò di soprassalto.
— Dove sono? Chi siete voi? Perché mi fate brillare come un lampione di Natale?
La voce della nave rispose:
— Identità: Onabbab. Percentuale di originalità: 47%.
Tutti si guardarono perplessi.
— E il resto? — chiese Abbaj.
— Probabilità alternata — rispose la nave —. Consiglio: evitare di incontrare altri sé stessi. Rischio di paradosso narrativo.
CH, che iniziava a sospettare che la faccenda stesse sfuggendo di mano, propose:
— Dobbiamo trovare gli altri doppioni e capire se vogliono il midollo o la nave.
Wavilo Leenad intervenne con entusiasmo:
— O magari una merenda collettiva!
Fu così che il gruppo decise di uscire di nuovo nel bosco, armati di scimitarre, biscotti scaduti e una sana dose di paranoia, alla ricerca degli altri sé stessi. Ma questa volta, con una nuova consapevolezza: da qualche parte, in qualche universo, forse erano davvero solo personaggi di una storia scritta da qualcun altro.
“E forse”, pensò Abbaj, “è meglio così. Almeno, finché c’è ancora midollo da succhiare”.
Sono a metà; ho fatto qualche piccola correzione., ma è straordinariamente quasi senza errori.
Edit – finito. Bella idea, ma manca che il gruppo non speculare ora entri nell’astronave mentre tutti gli altri spariscono. E il Babbano deve dimenticare questo incontro - oppure i suoi ricordi, in contrasto con quelli degli altri, devono entrare nella storia.
Bello, credo di aver ingoiato un molare ad un certo punto.
Se dovessi iscrivermi in un nuovo forum userò il nick speculare ![]()
E perché dovresti iscriverti in un nuovo forum?
Comunque, siete dalla parte sbagliata e neanche ve ne siete accorti.
Spetta che giro il telefono
Non esiste lato sbagliato quando la destinazione è sempre il disastro!
E niente, nessuno mi segue al di là dello specchio, torno di qua.
sto pensando a un seguito, ma sono parecchio ingarrato di lavoro e guai familiari. Se intanto qualcuno volesse proseguire, faccia pure, che a me non mi ferma niente quando decido di partire con un pezzo da inserire
@CH era passato a salutare e niente. vabè.
Ma CH è svizzero?
No, volatile e fortemente ossidante.
Non fa una piega
– Ecco, hai rotto tutto! – protestò HC rivolto al Babbano. – Tu e il tuo toccare sempre i pulsanti che non dovresti! –
Gli otto guardavano con occhi basiti i due litigare come un’attempata coppia di coniugi, insieme da anni, ad amarsi e non sopportarsi nello stesso tempo.
– Ma io non c’entro! – rispose il Babbano accigliato. – Sei tu che hai voluto partire con la manetta a 14 quando qui c’è chiaramente scritto “Livello massimo 10, attenzione non superare pericolo di sovraccarico!”.
– Ma è cinese! – protestò HC. – Non mi fregare babbano, tu il cinese non lo sai! –
– Veramente è koreano – puntualizzò Fedemone, ridacchiando all’idea di buttare benzina sul fuoco. – Qui c’è pure scritto, Made in North Korea –
– Quel che è – sbuffò HC.
– Piano piano, piantatela voi due, sembrate una coppia di vecchi che litigano per il deambulatore! – li rimbrottò salvatore.
– Ha iniziato lui! – puntualizzò il Babbano
– No, hai iniziato tu! – ribatté HC
– EBBASTA! – strillò Roger Wilco sbattendo il grosso manuale di istruzioni sulla console ormai morta.
La nave, era accasciata sul ventre, come una balenottera mortalmente ferita, agonizzante su una spiaggia aliena. E fu proprio una spiaggia aliena che si mostrò davanti ai loro occhi stupiti quando Salvatore e Otrebla aprirono il portello stagno.
Una splendida spiaggia di color turchino, una sabbia fine carezzata da onde azzurre opache, che sembravano quasi sciroppo o gelato liquefatto.
– Che meraviglia! – mormorò Hanami con occhi tanti. Lontano, una linea frastagliata di splendide montagne coronavano l’orizzonte. I dieci scesero sulla rena per ammirare lo stupefacente paesaggio alieno.
– Speriamo che l’aria sia respirabile e priva di pollini tossici – mormorò Wilco.
– O magari di larve di parassiti alieni divoratori di neuroni – aggiunse Jabba per alleggerire l’atmosfera.
– Tanto ormai, cosa fatta capo ha – disse Salvatore, togliendosi le scarpe per mettere i piedi nell’acqua opaca e liquorosa. Subito Daneel, P7 e poi tutti gli altri lo imitarono, alcuni buttandosi vestiti e godendosi un bel bagno che si portò via arrabbiature e ansie.
– Signori, è bruciato il tokamak – annunciò Roger Wilco, uscendo assieme ad HC e Fedemone dal portello di ispezione. – E ciò non fosse abbastanza grave, l’elemento radiante del distorsore di campo è pure andato. –
– Ma il sintetizzatore elementale-nano-materico è ok , vero? – il Babbano – Quindi possiamo aggiustare il tutto con i componenti sintetizzati, vero? –
– Ecco, questo è un problema – rispose di rimando Wilco. HC e Fedemone si sedettero in disparte, depressi e preoccupati.
– Ma funziona, vero? – insistette il Babbano.
– Si, funziona. Ma abbiamo controllato la directory dei componenti, manca l’intera sezione del distorsore di campo. –
HC prese un sasso e lo lanciò in acqua. – In compenso – aggiunse – abbiamo l’intero menu di ciambelle glassate di tutta la galassia.
9 teste e 18 occhi si voltarono a guardare l’unico che in quel momento stava masticando qualcosa.
– Jabba, ne sai qualcosa? – chiese P7.
– Di cosa? – chiese di rimando il Jabba, nascondendo la ciambella glassata dietro la schiena.
– Ok ora abbiamo un vero problema – concluse Daneel.
Erano passati 20 giorni dal loro approdo sulla spiaggia aliena.
I primi 3 giorni erano stati esaltanti. Il posto era assolutamente meraviglioso, e la vita all’aria aperta, corroborante. I dieci accendevano un falò e guardavano le stelle, cantando canzoni del pianeta Terra suonando su una chitarra che Daneel aveva sintetizzato e pestando sui resti del Tokamak. Fedemone ci dava dentro come se non meglio di quando era sulla Terra e aveva il suo prezioso rumorofono. Hanami mostrò di aver una voce eccezionale, degna di una frontwoman di un gruppo gothic rock.
Poi era subentrata la stanchezza. Il tran tran della spiaggia era abbastanza invasante. Trovare del cibo, analizzarlo, o produrlo nel sintetizzatore, provvedere ai bisogni spicci, costruire un riparo, ripulire la nave, (iniziava un po’ a puzzare), preparare la cena, falò, nanna fino a quando si poteva, e via da capo.
Il gruppo era fondamentalmente rassegnato. Ogni tanto Fedemone, P7, Daneel, o Wilco buttavano lì qualche idea che poi si rivelava impossibile da realizzare. Daneel era riuscito a tracciare una mappa celeste e a trovare una posizione più o meno approssimata nella galassia della loro posizione: circa 7.4 parsec dalla Terra. Il motore a fusione funzionava anche, ma, aveva calcolato, con una accelerazione massima teorica di 0.5g (di più non si poteva) e una velocità massima di 0.2c, un tempo di volo di 11 anni (28 per gli osservatori sulla Terra). Ammesso che i calcoli e la posizione fossero esatti, e che fossero riusciti ad aggiustare il tokamak.
E quindi erano tutti rassegnati a finire i propri giorni su quella spiaggia, salvo che non fosse accaduto un miracolo.
L’unico che sembrava non darsi pace era HC.
Se ne stava in disparte, tracciando tristemente disegni sulla sabbia. Si sentiva come Ebling Mis, l’unico in grado di trovare una soluzione e salvare la Galassia, ma con in più la responsabilità di aver messo tutti nei casini con la sua idea di andare al ristorante cinese. Alla fine, tra questo, gli scacchi, la cena con delitto, si chiedeva nei momenti di pausa come mai gli altri non lo avessero già lapidato o affogato nel mare celestino.
Avrebbe voluto un aiutino dalla Seconda Fondazione, ma dov’era quando serviva? Ah no, non c’era, non esisteva, e lui stava di nuovo dando di matto.
Nelle settimane successive il Babbano, con l’aiuto di P7, si dedicò all’orto e durante i pranzi non la finiva di parlare delle zucchine e melanzane che sarebbero spuntate da lì a poco, con l’approvazione del Jabba al quale era stato tolto, temporaneamente, l’uso del sintetizzatore.
Hanami, Daneel e Otrebla erano andati in esplorazione, ma erano tornati dopo poche ore. Erano su una isoletta, grande come un fiore di carciofo. Tutt’intorno, una distesa di acqua sconfinata. C’era una boscaglia che forniva qualche variante alimentare, ma non c’erano animali. Forse era una fortuna: niente animali, niente predatori.
Erano passati 40 giorni e le zucchine del babbano erano miracolosamente spuntate, abbondanti e sugose. La sera cenavano con fiori di Zucchine, zucchine panate, risotto di zucchine, succo di zucchine e dolce di zucchine. Ma quella sera, verso metà cena, HC non aveva più retto, aveva lanciato le sue zucchine in mare e se n’era andato imprecando verso tutti gli dei che li avevano condannati a vivere di zucchine.
– Non ce la fa più – mormorò Fedemone.
– Vado a controllarlo – disse Hanami e si incamminò dietro di lui.
Tornò dopo poco. – Si è chiuso nel grottino e mi ha sbraitato contro che non vuole più sentire parlare di zucchine. Credo che sarebbe meglio se gli dessimo una occhiata, almeno per stanotte – propose.
Il babbano acconsentì mentre gli altri facevano battute e minimizzavano. – Lascialo sfogare – disse Otrebla. – Così ne abbiamo più noi, di zucchine –
Al mattino erano tutti a colazione, tranne HC che non si era ancora visto.
Arrivò con sguardo allucinato. – Zucchine! – disse esagitato – Zucchine, perché non ci ho pensato prima??? Zucchine!
Gli altri cercarono di calmarlo, ma niente. Continuava a parlare di zucchine e che si poteva fare, e come mai non ci aveva pensato prima.
Hanami lo scosse e lo schiaffeggiò. – Calmati AccaCì! –
– Perché? – chiese lui.
Tutti lo guardarono.
– Volete tornare a casa? Allora ascoltatemi.
Erano tutti sbalorditi.
– Babbano: devi produrre la zucchina più grande che riesci a fare.
– Quanto grande? – chiese il babbano, dopo che Fedemone gli mormorò qualcosa all’orecchio, qualcosa sui matti e sul fatto di non doverli contraddire.
– Un metro, meglio se un metro e mezzo.
– UN METRO E MEZZO DI ZUCCHINA??? – chiesero tutti tra lo sbalordito e il divertito.
– Ma non esiste! – protestò Fedemone.
– Fidatevi. Va bene, se non è un metro e mezzo, un metro solo va bene. Anche ottanta centimetri, ma più grande è, meglio è.
– Ma non sarebbe meglio con le melanzane? – chiese con fare pratico Jabba
– No, ci servirebbe una melanzana di 4 metri, sarebbe troppo complicato – ribatté HC.
I nove si guardarono, e il babbano smozzicò un qualcosa come – Vabbè. Altro?
– Wilco – continuò HC. – Devi costruire due stanze identiche nella nave. Assolutamente identiche. Stanze ermetiche, assolutamente identiche: distanze, dettagli, viti, devono essere completamente indistinguibili. E buie: niente luci, di nessun tipo. E metallo, completamente metalliche.
Wilco aggrottò la fronte. – Credo si possa fare, ma non ho capito cosa hai in mente.
– Fidati. Quanto ci vorrà?
– Un mese
– Va bene. Nel frattempo, aggiusteremo alla meno peggio il tokamak e smonteremo il distorsore, ricavandone tutto il dilitio che si può ricavare. Dovrebbero essercene circa 28g, ma anche solo 20 saranno sufficienti.
P7 e Daneel se ne incaricarono.
– Bene, tra 30 giorni partiamo, preparatevi.
– Ora però – disse Hanami brusca – Ci devi spiegare tutto.
– Oh, niente di che. Hai presente il gatto di Schroedinger?
– Ehm, si
– Bene, queste sono le Zucchine del Babbano.
30 giorni dopo, il babbano era riuscita a coltivare una zucchina di un metro e quaranta. Un vero capolavoro di zucchina. La zucchina più bella che si fosse mai vista. Il babbano era oramai diventato un maestro delle zucchine.
Tutto il gruppo aveva fatto un lavoro eccellente. Tutti si erano impegnati al massimo e le due camere blindate erano pronte. Erano perfettamente indistinguibili, all’interno di una camera stagna cilindrica con un portello rotondo. E veniva il mal di testa solo ad affacciarvisi.
Il distorsore era stato smontato e il dilitio raccolto in una beuta e disciolto in una soluzione non meglio precisata, che poi HC iniettò nella regina delle zucchine. Prese anche una normale zucchina di 10 cm e la iniettò con quel che restava del dilitio. Le due zucchine furono messe nelle stanze gemelle e chiuse accuratamente dai portelli stagni.
I loro averi furono impacchettati e portati nella nave. Il Tokamak era caldo, ci avevano lavorato indefessamente come una orchestra ben rodata per tutti i precedenti 30 giorni e il risultatosi era rivelato sorprendentemente efficace.
Prima di chiudere il portello, Hanami stette a guardare l’acqua azzurra per lunghi momenti, con una lacrimuccia.
– Questo posto è bellissimo, mi mancherà la sua pace.
– Fanculo – rispose HC brusco. – Mi son rotto i coglioni delle zucchine. D’ora in poi, solo verze.
La nave si alzo, Fedemone impostò la rotta e in breve tempo arrivarono all’orbita.
– Siete pronti? – Chiese HC avvicinandosi a un pulsante rosso coperto da un coperchio chiuso con chiave.
– Fermo – disse Fedemone. – Non ci hai mai spiegato come dovrebbe funzionare questa cosa –
– Ah, già. – disse HC. – E’ semplicissimo: Una zucchina normale è di 10 centrimetri, quella gigante è di un metro e 43 precisi precisi. Ora le abbiamo rinchiuse e sono assolutamente indistinguibili, giusto? Bene, il dilitio incamera per via della sua permeabilità il campo magnetico generato dai magneti del tokamak, a seconda della loro massa. Mi seguite? bene. Ora, per le leggi della meccanica quantistica però le due zucchine sono in entrambe le stanze contemporaneamente, giusto? Le due realtà sono sovrapposte, come il gatto che è morto e vivo allo stesso tempo. Ciascuna zucchina è contemporaneamente grande e piccola, e questo fatto confonde il campo e fa si che la nostra distanza dalla Terra possa essere in egual modo, 7.4 parsec oppure 0.07 applicando la correzione relativistica della geodetica. Mi state seguendo fino a qui?
I nove si guardarono sbalorditi e impauriti. Jabba iniziava a sentire una certa nausea, e Salvatore ebbe un mancamento. Forse era impazzito del tutto?
– Ok, ammettiamo che sia come dici tu – disse Fedemone cauto. – E quindi?
– E quindi – disse HC con una smorfia – Invece di 11 anni, il tempo di viaggio sarebbe di 14 mesi scarsi.
Erano tutti sbalorditi, increduli e alcuni, a cominciare dal pacifico Salvatore, avevano l’irrefrenabile tentazione di strangolarlo seduta stante.
– Dici sul serio? – chiese Hanami
– Vuoi scommetterci? – Chiese HC
– Beh, mettiamola così – disse Wilco con un sospiro. – Se si sbaglia, è finita comunque, e francamente, mi son rotto anche io le palle delle zucchine. Allacciate le cinture.
415 giorni precisi dopo, la nave sfrecciava sopra i cieli di Milano.
Stranimondi era iniziato e il Babbano aveva fatto parcheggiare la nave in un posto che conosceva lui, dove i ghisa non avrebbero fatto la multa.
Scesero dal portello, stanchi e malvestiti, e si accreditarono. Il capo dell’altro gruppo, quello chiuso, li guardò arrivare dall’ingresso con le mani sui fianchi. Scosse la testa e se ne andò.
– AccaCì – chiese Daneel a un certo punto. – Toglimi una curiosità. Come ti è venuta in mente una cosa così folle?
– Facile – disse HC. – Ho pensato che se eravamo in una situazione così folle solo per la semplice idea di mangiare al ristorante cinese, forse, in fondo, l’universo era abbastanza folle anche da seguirmi con questa cosa insensata della zucchina. Perché no? Avevamo altra scelta?
– In effetti – ribattè Wilco – Non fa una piega.
Bello, HC.
Però mi devi spiegare perché, a ritmo alterno, P7 diventa p7. Poi la nostra amica si chiama Hanami, non Hamami.
C’è un “sentiva"/”sentirsi” che stride un po’
e un paio di virgole che sistemerei (ma pazienza)
“Ah” andrebbe maiuscolo.
Eppoi c’erano un paio di parole che avrei apostrofato, ma pace anche per queste: alla fine è un bel racconto, scorrevole, simpatico. E non prendo nemmeno le botte!.
Ps
“terra”, quella che ti sporca le scarpe, oppure il suolo. Il pianeta invece è “Terra”.
ben Tornato, amico mio, ci sei sei, 6, sei sei mancato! ,…,;:
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Grazie, ho corretto e aggiustato un po’ lo spiegone.