Per me hai fatto una confusione pazzesca, ma son punti di vista.
Copiate questo, per i discorsi diretti: —
Oppure, se avete il tastierino numerico, il codice ascii è Alt+0151 (zero centocinquantuno)
Per me hai fatto una confusione pazzesca, ma son punti di vista.
Copiate questo, per i discorsi diretti: —
Oppure, se avete il tastierino numerico, il codice ascii è Alt+0151 (zero centocinquantuno)
Oh può semplicemente accadere qualsiasi cosa, come sempre ![]()
— Oh, finalmente un posto che sembra normale! — mormorò con un sospiro di sollievo P7.
Tutto attorno a loro c’era una radura spelacchiata, in lontananza boschi e montagne alte e scoscese, non un’anima viva. Distante, appollaiato su una dolce collina non troppo alta, un castello dall’aria vetusta ma non fatiscente. Nulla nell’aria faceva sospettare un qualche pericolo o qualche minaccia.
— Con la fortuna che ci ritroviamo — rifletté il Babbano — come minimo nell’aria c’è un virus mortale che ci trasformerà in una Cosa con mille braccia e tentacoli.
— Ma il virus della Cosa non si trasmetteva dall’aria — precisò Fedemone, dando un po’ sui nervi alla personalità di AccaCì che ci teneva a puntualizzare le cose più futili.
— Il virus della Cosa non era pubblicato su Science — ribatté infastidito il Babbano.
— Neanche lo studio sull’utilità dei paracadute — precisò Hamami.
— Ecco — sghignazzò il Jabba.
— Com’è che è così nervoso il Babbano oggi? — chiese Roger a Salvatore.
— Non saprei. — rispose lui.
— Comunque — tagliò corto Fedemone — direi che la cosa migliore è andare incontro al nostro destino e provare a chiedere aiuto al castello. Magari possono offrirci riparo finché troviamo il modo di riparare il Flusso Canalizzatore.
— Proposta approvata! — concluse il Jabba, pestandosi il pugno sul palmo della mano quasi fosse il martello di un giudice.
— Muoviamoci con discrezione — suggerì P7. — Non si sa mai —
Il gruppetto si avviò verso il castello.
Circa una ventina di minuti più tardi, Otrebla bussava con entrambi i suoi possenti pugni al portone immenso del castello.
— O voi del castello, aprite! Siamo viandanti bisognosi di ristoro! Aprite!!!
— Per fortuna che avevo raccomandato discrezione — mormorò sconfortato P7, che ancora era uno dei pochi con un filino di buon senso.
— Non risponde nessuno — disse Otrebla con fare innocente.
Al che Fedemone spinse la porticina di legno intagliata nel portone e questa si aprì.
— E’ aperto — disse con semplicità disarmante.
Il gruppetto entrò circospetto. Il castello era silenzioso, vecchio ma curato. Non sembrava affatto abbandonato, anzi, era tutto ben sistemato e non v’era un filo di polvere. Ma era silenzioso e nessuno si fece loro incontro. Tutto era immobile, quasi congelato.
— Manca solo che ci attacchino degli zombie — rifletté Roger Wilco, forse condizionato dalle sue letture Horror.
— Un paletto di frassino e via — mormorò il Babbano con noncuranza.
— Zombie, non vampiri — lo corresse Fedemone. — Mica la stessa cosa —
Arrivarono infine in una ampia sala da pranzo, con i lampadari accesi e il fuoco scoppiettante nel camino. L’ambiente era ben arredato con mobili di legno pregiato, un bel tappeto persiano pulito sul pavimento e dei candelabri alle pareti. Al centro, un lungo tavolo da pranzo rettangolare, apparecchiato per dieci commensali, cinque per lato. Le sedie erano in legno e avevano un alto schienale. V’erano piatti di porcellana bianca, dei bei bicchieri di cristallo colorato e scolpito e posate di metallo brunito, forse argento.
Tutto lasciava pensare a una cena elegante che stesse per prender vita, ma l’intero castello sembrava vuoto, tranne per il gruppetto di dieci strani individui.
— Ehi, qualcuno ci aspettava! — constatò il Jabba.
— Noi quanti siamo? — chiese Fedemone con scetticismo. — Io, Te Jabba, Babbano, Daneel, P7, Roger, Hamami, Otrebla, Salvatore, … AccaCì per quanto conti?
— Al momento sono da solo —
— Dieci, quindi.
— Non è possibile — sbuffò Hamami. — non è mica che ci siamo fatti annunciare.
— Vero — concedette il Babbano. — Però io ho fame. — E si sedette, iniziando a servirsi del prosciutto da un vassoio lì in parte.
Tutti lo imitarono, P7 e Salvatore con un po’ di scetticismo. AccaCì si versò da bere dalla brocca di vino rosso.
— Signori e Signore, un attimo di silenzio! — disse all’improvviso una voce che rimbombò nella sala.
I commensali si bloccarono spaventati, come congelati ciascuno nella propria posizione.
— Se vi state chiedendo se vi stavamo aspettando, ebbene, sì, vi stavamo aspettando. —
P7 si lamentò — ve l’avevo detto che non era il caso di venire qui con tanta leggereza. Chissà che cavolo ci faranno ora.
Ci fu un attimo di silenzio mentre i presenti aspettavano di conoscere il proprio destino.
— Siete accusati — continuò la voce stentorea — dei crimini di attentato alla logica del continuo, vilipendio dell’autorità galattica, turbativa della coerenza storica, diaspora, ingiurie all’intelligenza, diffusione di voci false e tendenziose atte a turbare l’equilibrio dell’universo, abigeato, crimini vari contro il pudore, furto di identità virtuali, lesa maestà nei confronti delle autorità storiche, false attribuzioni di titoli, usurpazione di potere democratico, vizi smodati e turbativa d’asta.
Alla fine della lunga lista calò un silenzio imbarazzato.
— Cosa sarebbe l’abicoso? — chiese Otrebla
— Abigeato — puntualizzò il Babbano. — Furto di bestiame, e spero non fosse rivolto a te.
— No, è rivolto a me — ammise il Jabba. Una volta ho provato a rubare una Giraffa allo Zoo di Vienna, pensavo non se ne sarebbe accorto nessuno, ma ho avuto difficoltà a metterla in borsa.
— Umpf — grugnì Daneel. — Immagino anche la lesa maestà.
— Silenzio! — ordinò la voce. — Al mio cospetto, io Professor Esse, vi ordino: imputati, alla sbarra!
— Qui si mette male! — disse AccaCì preoccupato.
— E’ solo uno scherzo del cavolo. — ribatté irritato il Babbano. — Tobanis, sei tu?
Nessuno rispose.
I presenti iniziarono a confabulare tra loro cercando di attribuirsi le colpe dei vari reati a loro ascritti, ma di alcuni neanche riuscivano a capirne il senso.
A un certo punto il Babbano sbroccò. — Ma va in malora, Professor Esse dei miei stivali. Io passo al dessert. — E addentò un biscotto della fortuna.
Il boccone gli rimase in bocca. Improvvisamente si irrigidì, sbiancò, tossì, sputò, vacillò, si ribaltò e infine stramazzò al suolo senza più muoversi.
— Che sia morto? — chiese AccaCì con un groppo in gola.
— Ho un inquietante senso di deja-vu — aggiunse Hamami.
— P7 prova a vedere — suggerì Daneel.
— Perché io? — chiese P7.
— Eddai! —
Salvatore si abbassò e tastò la gola. — E’ morto davvero! —
Il gruppo impazzì. AccaCì, con le mani sui pochi capelli che gli restavano si disperava che la sua vita non aveva più senso, e che avrebbe dovuto iniziare a lavorare sul serio al don’t panic senza poter delegare più nulla all’amico morto. Hamami piangeva, Jabba si aggirava per la stanza come in trance mentre tutti gli altri vociavano in un caos apocalittico.
— SILEEEEEEENZIO! — urlò Salvatore con tutto il fiato che aveva in corpo riportando la calma in sala.
— Cos’è quel biglietto tra i resti del biscotto? — chiese Fedemone mentre si metteva a posto il ciuffo che aveva perso il suo solito aplomb
P7 raccolse il pezzettino di carta, lo stirò e lesse:
Dieci piccoli babbani
si sedettero a mangiar
uno cadde avvelenato
solo nove ne restar
— Porca paletta — disse Hamami schioccando le dita. — Mi suonava familiare.
— Non va niente bene — mormorò di nuovo P7. — Qui finisce male —
— Niente panico! — disse Roger Wilco. — Non tutti gli horror finiscono allo stesso modo, giusto? Abbiamo il vantaggio che sappiamo già dove si va a parare.
— E questo in cosa ci può essere d’aiuto? — chiese Daneel petulante.
— Beh, per esempio sappiamo già chi è l’assassino!
— Ah sì? — chiese Hamami perplessa. — Ricordami un po’ chi è nel romanzo?
— Beh, io me lo ricordo bene, è il signor … — rispose Roger, guardandosi intorno in cerca del colpevole, ma le parole gli morirono in gola quando si rese conto dell’ovvio.
— Ok, io vado a dormire — disse sbadigliando Otrebla. Tutto questo dramma mi ha messo sonno, tanto sonno. Buona notte.
— Ma come??? — strillò AccaCì — Uno di noi, il Babbano! è morto e tu te ne vai a dormire senza batter ciglio??? Ma che, siamo diventati tutti dei meschini, dei cuori di pietra???
Fedemone gli mise una mano sulla spalla per calmarlo. — Non possiamo fare più nulla per lui, e poi, francamente, non ho più fame. Buonanotte.
Tutti fecero per andarsene.
— Suggerirei — interruppe Salvatore con fare pratico — di chiudersi per bene nelle proprie stanze. Non voglio vedere bigliettini domani mattina.
Ognuno se ne andò per una strada diversa.
AccaCì fu l’ultimo ad andarsene, solo e triste.
Al mattino, AccaCì entrò nella sala da pranzo vuota e silenziosa. C’era solo Hamami, seduta in un angolo, con 7 bigliettini sul tavolo. Aveva il volto tirato e guardava nel vuoto inebetita.
— Non c’è nessuno? Non è uno scherzo? — chiese AccaCì, sperando che qualcuno rispondesse.
Hamami scosse la testa ma non rispose.
AccaCì prese un bigliettino e lesse a bassa voce.
Nove piccoli babbani
Lì nel letto a rigirar
Uno cadde sul tappeto
Solo otto ne restar
— Giusto Daneel può cadere dal letto — mormorò.
Sette piccoli babbani
a far legna se ne andar
uno a mezzo si spaccò
solo sei ne restar
— Questo è sicuramente Roger Wilco, con la sua mania dell’ordine.
I tre poveri babbani
lo zoo a visitar
la giraffa se lo magna
solo in due vi restar
— Povero Jabba! — singhiozzò AccaCì.
— Restiamo noi due — disse Hamami fredda. — Uno dei due è il colpevole, e sono sicura di non esser io .
— Ehi, che vuoi dire?
— Non cercare di intortarmi, AccaCì. — disse gelida Hamami, alzandosi dalla sedia con un coltellaccio in mano. — E’ una tua macchinazione per toglierci il DontPanic.
— Hamami cara — disse AccaCì indietreggiando — Io ho già le chiavi del DontPanic, e non ho nessuna intenzione di conquistarlo né tanto meno di chiuderlo.
— I social non mi avranno. — Hamami aveva lo sguardo allucinato e non voleva sentire ragioni. — Dammi le chiavi del dontpanic!
— Non le ho! — gridò AccaCì. — Te le darò, stai calma, torniamo sulla nave e te le darò! —
— Nooooo! — Hamami fece per avventarsi su di lui, ma AccaCì si voltò e lesto si infilò in cucina, sbarrandosi la porta dietro di lui. Dalla porta chiusa sentiva sbattere e singhiozzare, poi un urlo soffocato e un tonfo.
— Porca miseria! —
Trascorsero dieci minuti di silenzio, e nulla sembrava muoversi al di là della porta chiusa. Dopo essersi calmato, AccaCì cominciò a riflettere. Poi socchiuse la porta e sbirciò. Hamami non c’era, la sala da pranzo era vuota. Vi entrò.
A terra, accanto a una pozza rossa di qualcosa che sembrava proprio sangue, un bigliettino.
Due poveri babbani
discusser per un po’
nel silenzio disperato
Uno solo ne restò
AccaCì era disperato e confuso. Dov’era finito il corpo di Hamami? Forse c’era qualcuno in quel castello? Eppure no, la sera prima avevano controllato ovunque, se lo ricordava bene… oppure… Oppure si confondeva? Era stato il signor Rogers, il maggiordomo a suggerire… no, aspetta, quale maggiordomo? C’era un tale, Roger Wilco, ma non ricordava. Sentiva arrivare un gran mal di testa, un cerchio che si chiudeva attorno alle tempie … oppure si confondeva? O era stato Luke ad apparire, no, Luke se n’era andato via tanto tempo prima… O forse era tutto nella sua testa! Professor Esse, è tutto vero, sta succedendo davvero? Fa differenza? o forse erano le sue personalità che lo stavano sopraffacendo? lo sguardo si appannò e sentì girare la testa. Nella nebbia che improvvisamente si era fatta fitta attorno a lui, vide una finestra aperta, l’odore di mare, di alghe che gli carezzavano il volto, e lì, distante, una corda che penzolava dal soffitto.
AccaCì, disperato per la perdita dei suoi amici, per la solitudine, per i sensi di colpa, salì sulla sedia.
— Amici — mormorò — mi spiace tanto. Vi chiedo scusa di tutto. Non volevo finisse così.
Infilò la testa.
— Che cavolo stai facendo con quel tovagliolo sulla testa? — disse una voce dietro di lui.
Si voltò.
— Che cavolo ci fai tu qui, Babbano? — rispose AccaCì.
— Io? sto cenando.
I nove lo stavano guardando ammutoliti.
Guardò sé stesso, in piedi sul tavolo, i piatti a terra e il prosciutto sulle scarpe.
— Non so che idea vi siate fatti, ma non è quello che sembra — disse a mo’ di scusa AccaCì.
— Tranquillo — disse Fedemone condiscendente. — Non diremo a nessuno che hai giurato al Babbano che ti mancava e che non volevi bastonarlo così forte.
AccaCì arrossì.
— Ma che cavolo mi è successo?
— Sei intollerante al lattosio, AccaCì ? — chiese Salvatore ridacchiando
— Un bel po’
— Beh, qui siamo su Trappist-1E, pianeta in orbita ravvicinata attorno a Trappist-1, se fossimo arrivati a un’altra ora e con il sereno avresti visto la stella occupare un terzo circa del cielo. Comunque, questo pianeta è soggetto a brillamenti frequenti che conferiscono al vino un alto contenuto di un particolare tipo zucchero molto simile al lattosio, ma con una particolarità: ha effetti lisergici su chi non lo digerisce.
— In pratica — disse ridendo Daneel — ti sei fatto un trip leggendario.
AccaCì si sedette a tavola, rosso come un peperone.
— Ok, ma se era un trip, niente di quello che ho detto può essere preso sul serio, vero? — chiese guardando il Babbano.
— No, certo — rispose quest’ultimo, dandogli un’amichevole e condiscendente pacca sulla spalla.
Porca l’oca. Scrivete troppo. Non riesco a starvi dietro
Suggerisco di rimuovere le foto, stanno saltando tutte e non portano gran ché.
Aspetta: erano sei, poi tre? il cinque e il quattro? E anche del numero otto non si sa nulla. Colpa dell’elLe-eSse-Dì? Comunque il colpevole era il primo a morire, quindi il Babbano. Lo so che lo hai fatto apposta!
Mica AccaCì poteva leggerli tutti. Già il Jabba vero si è lamentato che ho scritto troppo.
@Fedemone , @RogerWilco , @Jabbafar, @daneelolivaw67 (e, insomma, un po’ tutti): voi vedete le immagini nei pezzi che ho scritto o un quadrato blu che dice che vi dovete registrare?
Vedo quadrati azzurri
ok, tolgo tutto
In verità, no. Era il signor… ah, no. Non mi farai mai spoilerare questo SPLENDIDO romanzo.
Un trip? Uffa c’erano già i viaggi nel tempo! Così si doveva scoprire l’assassino (potenziale) in anticipo nella fase successiva!
Puoi scriverne la versione alternativa dell’universo alternativo con la linea temporale alternativa e tutte le personalita’ alternative del caso.
Nebbie lisergiche all’ orizzonte
A me è piaciuta l’idea. Soprattutto perché poi non è morto davvero nessuno
Te eri preoccupato di non rigenerarti o che fosse troppo doloroso, di la verità.
Più che altro, mi seccava essere morto per primo, senza poter sparare tutte le mie solite fesserie. Ma, adesso che sono risorto…
Io invece ho un sogno bagnato. Partecipare di nascosto al mio funerale.
Ho un’ora da buttare. Mi leggo tutto
Sto preparando la mia entrata…
Tadàaaaaaaaaa