Azione collettiva n.1

Non fa una piega

– Ecco, hai rotto tutto! – protestò HC rivolto al Babbano. – Tu e il tuo toccare sempre i pulsanti che non dovresti! –
Gli otto guardavano con occhi basiti i due litigare come un’attempata coppia di coniugi, insieme da anni, ad amarsi e non sopportarsi nello stesso tempo.
– Ma io non c’entro! – rispose il Babbano accigliato. – Sei tu che hai voluto partire con la manetta a 14 quando qui c’è chiaramente scritto “Livello massimo 10, attenzione non superare pericolo di sovraccarico!”.
– Ma è cinese! – protestò HC. – Non mi fregare babbano, tu il cinese non lo sai! –
– Veramente è koreano – puntualizzò Fedemone, ridacchiando all’idea di buttare benzina sul fuoco. – Qui c’è pure scritto, Made in North Korea –
– Quel che è – sbuffò HC.
– Piano piano, piantatela voi due, sembrate una coppia di vecchi che litigano per il deambulatore! – li rimbrottò salvatore.
– Ha iniziato lui! – puntualizzò il Babbano
– No, hai iniziato tu! – ribatté HC
– EBBASTA! – strillò Roger Wilco sbattendo il grosso manuale di istruzioni sulla console ormai morta.
La nave, era accasciata sul ventre, come una balenottera mortalmente ferita, agonizzante su una spiaggia aliena. E fu proprio una spiaggia aliena che si mostrò davanti ai loro occhi stupiti quando Salvatore e Otrebla aprirono il portello stagno.
Una splendida spiaggia di color turchino, una sabbia fine carezzata da onde azzurre opache, che sembravano quasi sciroppo o gelato liquefatto.
– Che meraviglia! – mormorò Hanami con occhi tanti. Lontano, una linea frastagliata di splendide montagne coronavano l’orizzonte. I dieci scesero sulla rena per ammirare lo stupefacente paesaggio alieno.
– Speriamo che l’aria sia respirabile e priva di pollini tossici – mormorò Wilco.
– O magari di larve di parassiti alieni divoratori di neuroni – aggiunse Jabba per alleggerire l’atmosfera.
– Tanto ormai, cosa fatta capo ha – disse Salvatore, togliendosi le scarpe per mettere i piedi nell’acqua opaca e liquorosa. Subito Daneel, P7 e poi tutti gli altri lo imitarono, alcuni buttandosi vestiti e godendosi un bel bagno che si portò via arrabbiature e ansie.

– Signori, è bruciato il tokamak – annunciò Roger Wilco, uscendo assieme ad HC e Fedemone dal portello di ispezione. – E ciò non fosse abbastanza grave, l’elemento radiante del distorsore di campo è pure andato. –
– Ma il sintetizzatore elementale-nano-materico è ok , vero? – il Babbano – Quindi possiamo aggiustare il tutto con i componenti sintetizzati, vero? –
– Ecco, questo è un problema – rispose di rimando Wilco. HC e Fedemone si sedettero in disparte, depressi e preoccupati.
– Ma funziona, vero? – insistette il Babbano.
– Si, funziona. Ma abbiamo controllato la directory dei componenti, manca l’intera sezione del distorsore di campo. –
HC prese un sasso e lo lanciò in acqua. – In compenso – aggiunse – abbiamo l’intero menu di ciambelle glassate di tutta la galassia.
9 teste e 18 occhi si voltarono a guardare l’unico che in quel momento stava masticando qualcosa.
– Jabba, ne sai qualcosa? – chiese P7.
– Di cosa? – chiese di rimando il Jabba, nascondendo la ciambella glassata dietro la schiena.
– Ok ora abbiamo un vero problema – concluse Daneel.

Erano passati 20 giorni dal loro approdo sulla spiaggia aliena.
I primi 3 giorni erano stati esaltanti. Il posto era assolutamente meraviglioso, e la vita all’aria aperta, corroborante. I dieci accendevano un falò e guardavano le stelle, cantando canzoni del pianeta Terra suonando su una chitarra che Daneel aveva sintetizzato e pestando sui resti del Tokamak. Fedemone ci dava dentro come se non meglio di quando era sulla Terra e aveva il suo prezioso rumorofono. Hanami mostrò di aver una voce eccezionale, degna di una frontwoman di un gruppo gothic rock.
Poi era subentrata la stanchezza. Il tran tran della spiaggia era abbastanza invasante. Trovare del cibo, analizzarlo, o produrlo nel sintetizzatore, provvedere ai bisogni spicci, costruire un riparo, ripulire la nave, (iniziava un po’ a puzzare), preparare la cena, falò, nanna fino a quando si poteva, e via da capo.
Il gruppo era fondamentalmente rassegnato. Ogni tanto Fedemone, P7, Daneel, o Wilco buttavano lì qualche idea che poi si rivelava impossibile da realizzare. Daneel era riuscito a tracciare una mappa celeste e a trovare una posizione più o meno approssimata nella galassia della loro posizione: circa 7.4 parsec dalla Terra. Il motore a fusione funzionava anche, ma, aveva calcolato, con una accelerazione massima teorica di 0.5g (di più non si poteva) e una velocità massima di 0.2c, un tempo di volo di 11 anni (28 per gli osservatori sulla Terra). Ammesso che i calcoli e la posizione fossero esatti, e che fossero riusciti ad aggiustare il tokamak.
E quindi erano tutti rassegnati a finire i propri giorni su quella spiaggia, salvo che non fosse accaduto un miracolo.
L’unico che sembrava non darsi pace era HC.
Se ne stava in disparte, tracciando tristemente disegni sulla sabbia. Si sentiva come Ebling Mis, l’unico in grado di trovare una soluzione e salvare la Galassia, ma con in più la responsabilità di aver messo tutti nei casini con la sua idea di andare al ristorante cinese. Alla fine, tra questo, gli scacchi, la cena con delitto, si chiedeva nei momenti di pausa come mai gli altri non lo avessero già lapidato o affogato nel mare celestino.
Avrebbe voluto un aiutino dalla Seconda Fondazione, ma dov’era quando serviva? Ah no, non c’era, non esisteva, e lui stava di nuovo dando di matto.
Nelle settimane successive il Babbano, con l’aiuto di P7, si dedicò all’orto e durante i pranzi non la finiva di parlare delle zucchine e melanzane che sarebbero spuntate da lì a poco, con l’approvazione del Jabba al quale era stato tolto, temporaneamente, l’uso del sintetizzatore.
Hanami, Daneel e Otrebla erano andati in esplorazione, ma erano tornati dopo poche ore. Erano su una isoletta, grande come un fiore di carciofo. Tutt’intorno, una distesa di acqua sconfinata. C’era una boscaglia che forniva qualche variante alimentare, ma non c’erano animali. Forse era una fortuna: niente animali, niente predatori.

Erano passati 40 giorni e le zucchine del babbano erano miracolosamente spuntate, abbondanti e sugose. La sera cenavano con fiori di Zucchine, zucchine panate, risotto di zucchine, succo di zucchine e dolce di zucchine. Ma quella sera, verso metà cena, HC non aveva più retto, aveva lanciato le sue zucchine in mare e se n’era andato imprecando verso tutti gli dei che li avevano condannati a vivere di zucchine.
– Non ce la fa più – mormorò Fedemone.
– Vado a controllarlo – disse Hanami e si incamminò dietro di lui.
Tornò dopo poco. – Si è chiuso nel grottino e mi ha sbraitato contro che non vuole più sentire parlare di zucchine. Credo che sarebbe meglio se gli dessimo una occhiata, almeno per stanotte – propose.
Il babbano acconsentì mentre gli altri facevano battute e minimizzavano. – Lascialo sfogare – disse Otrebla. – Così ne abbiamo più noi, di zucchine –

Al mattino erano tutti a colazione, tranne HC che non si era ancora visto.
Arrivò con sguardo allucinato. – Zucchine! – disse esagitato – Zucchine, perché non ci ho pensato prima??? Zucchine!
Gli altri cercarono di calmarlo, ma niente. Continuava a parlare di zucchine e che si poteva fare, e come mai non ci aveva pensato prima.
Hanami lo scosse e lo schiaffeggiò. – Calmati AccaCì! –
– Perché? – chiese lui.
Tutti lo guardarono.
– Volete tornare a casa? Allora ascoltatemi.
Erano tutti sbalorditi.
– Babbano: devi produrre la zucchina più grande che riesci a fare.
– Quanto grande? – chiese il babbano, dopo che Fedemone gli mormorò qualcosa all’orecchio, qualcosa sui matti e sul fatto di non doverli contraddire.
– Un metro, meglio se un metro e mezzo.
– UN METRO E MEZZO DI ZUCCHINA??? – chiesero tutti tra lo sbalordito e il divertito.
– Ma non esiste! – protestò Fedemone.
– Fidatevi. Va bene, se non è un metro e mezzo, un metro solo va bene. Anche ottanta centimetri, ma più grande è, meglio è.
– Ma non sarebbe meglio con le melanzane? – chiese con fare pratico Jabba
– No, ci servirebbe una melanzana di 4 metri, sarebbe troppo complicato – ribatté HC.
I nove si guardarono, e il babbano smozzicò un qualcosa come – Vabbè. Altro?
– Wilco – continuò HC. – Devi costruire due stanze identiche nella nave. Assolutamente identiche. Stanze ermetiche, assolutamente identiche: distanze, dettagli, viti, devono essere completamente indistinguibili. E buie: niente luci, di nessun tipo. E metallo, completamente metalliche.
Wilco aggrottò la fronte. – Credo si possa fare, ma non ho capito cosa hai in mente.
– Fidati. Quanto ci vorrà?
– Un mese
– Va bene. Nel frattempo, aggiusteremo alla meno peggio il tokamak e smonteremo il distorsore, ricavandone tutto il dilitio che si può ricavare. Dovrebbero essercene circa 28g, ma anche solo 20 saranno sufficienti.
P7 e Daneel se ne incaricarono.
– Bene, tra 30 giorni partiamo, preparatevi.
– Ora però – disse Hanami brusca – Ci devi spiegare tutto.
– Oh, niente di che. Hai presente il gatto di Schroedinger?
– Ehm, si
– Bene, queste sono le Zucchine del Babbano.

30 giorni dopo, il babbano era riuscita a coltivare una zucchina di un metro e quaranta. Un vero capolavoro di zucchina. La zucchina più bella che si fosse mai vista. Il babbano era oramai diventato un maestro delle zucchine.
Tutto il gruppo aveva fatto un lavoro eccellente. Tutti si erano impegnati al massimo e le due camere blindate erano pronte. Erano perfettamente indistinguibili, all’interno di una camera stagna cilindrica con un portello rotondo. E veniva il mal di testa solo ad affacciarvisi.
Il distorsore era stato smontato e il dilitio raccolto in una beuta e disciolto in una soluzione non meglio precisata, che poi HC iniettò nella regina delle zucchine. Prese anche una normale zucchina di 10 cm e la iniettò con quel che restava del dilitio. Le due zucchine furono messe nelle stanze gemelle e chiuse accuratamente dai portelli stagni.
I loro averi furono impacchettati e portati nella nave. Il Tokamak era caldo, ci avevano lavorato indefessamente come una orchestra ben rodata per tutti i precedenti 30 giorni e il risultatosi era rivelato sorprendentemente efficace.
Prima di chiudere il portello, Hanami stette a guardare l’acqua azzurra per lunghi momenti, con una lacrimuccia.
– Questo posto è bellissimo, mi mancherà la sua pace.
– Fanculo – rispose HC brusco. – Mi son rotto i coglioni delle zucchine. D’ora in poi, solo verze.

La nave si alzo, Fedemone impostò la rotta e in breve tempo arrivarono all’orbita.
– Siete pronti? – Chiese HC avvicinandosi a un pulsante rosso coperto da un coperchio chiuso con chiave.
– Fermo – disse Fedemone. – Non ci hai mai spiegato come dovrebbe funzionare questa cosa –
– Ah, già. – disse HC. – E’ semplicissimo: Una zucchina normale è di 10 centrimetri, quella gigante è di un metro e 43 precisi precisi. Ora le abbiamo rinchiuse e sono assolutamente indistinguibili, giusto? Bene, il dilitio incamera per via della sua permeabilità il campo magnetico generato dai magneti del tokamak, a seconda della loro massa. Mi seguite? bene. Ora, per le leggi della meccanica quantistica però le due zucchine sono in entrambe le stanze contemporaneamente, giusto? Le due realtà sono sovrapposte, come il gatto che è morto e vivo allo stesso tempo. Ciascuna zucchina è contemporaneamente grande e piccola, e questo fatto confonde il campo e fa si che la nostra distanza dalla Terra possa essere in egual modo, 7.4 parsec oppure 0.07 applicando la correzione relativistica della geodetica. Mi state seguendo fino a qui?
I nove si guardarono sbalorditi e impauriti. Jabba iniziava a sentire una certa nausea, e Salvatore ebbe un mancamento. Forse era impazzito del tutto?
– Ok, ammettiamo che sia come dici tu – disse Fedemone cauto. – E quindi?
– E quindi – disse HC con una smorfia – Invece di 11 anni, il tempo di viaggio sarebbe di 14 mesi scarsi.
Erano tutti sbalorditi, increduli e alcuni, a cominciare dal pacifico Salvatore, avevano l’irrefrenabile tentazione di strangolarlo seduta stante.
– Dici sul serio? – chiese Hanami
– Vuoi scommetterci? – Chiese HC
– Beh, mettiamola così – disse Wilco con un sospiro. – Se si sbaglia, è finita comunque, e francamente, mi son rotto anche io le palle delle zucchine. Allacciate le cinture.

415 giorni precisi dopo, la nave sfrecciava sopra i cieli di Milano.
Stranimondi era iniziato e il Babbano aveva fatto parcheggiare la nave in un posto che conosceva lui, dove i ghisa non avrebbero fatto la multa.
Scesero dal portello, stanchi e malvestiti, e si accreditarono. Il capo dell’altro gruppo, quello chiuso, li guardò arrivare dall’ingresso con le mani sui fianchi. Scosse la testa e se ne andò.
– AccaCì – chiese Daneel a un certo punto. – Toglimi una curiosità. Come ti è venuta in mente una cosa così folle?
– Facile – disse HC. – Ho pensato che se eravamo in una situazione così folle solo per la semplice idea di mangiare al ristorante cinese, forse, in fondo, l’universo era abbastanza folle anche da seguirmi con questa cosa insensata della zucchina. Perché no? Avevamo altra scelta?
– In effetti – ribattè Wilco – Non fa una piega.

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