Tokyo Sympathy Tower di R. Quadan

Titolo: Tokyo Sympathy Towerk
Titolo originale: Tokyo-To Dojo-To
Serie: Autoconclusivo
Autore: Rie Qudan
Editore: L’Ippocampo
Genere: Fantascienza
Lingua Edizione: Italiano
Data d’uscita: 2025
Pagine: 144
ISBN: 9788867229994

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Sinossi:
Una nuova Torre di Babele. La costruzione della Sympathy Tower di Tokyo finirà per confondere le lingue allontanando le persone… Comincia così il libro vincitore del premio Akutagawa 2024, il più prestigioso riconoscimento letterario giapponese. In un futuro prossimo alternativo, la giovane architetta Makina Sara si è aggiudicata il progetto per una torre-prigione che dovrà sorgere dinnanzi allo stadio olimpico di Zaha Hadid. I detenuti vi verranno accolti con ogni premura, affinché il loro status di Homo miserabilis, cui sono giunti in quanto vittime di un ambiente ostile, sia riscattato da una diffusa empatia sociale. Un rovesciamento che si affianca a quello imposto dal linguaggio contemporaneo, tendente all’eufemismo e allo svuotamento di senso. L’incontro con l’amato Tōjō Takuto, di 15 anni più giovane, aiuterà Sara a mettere a fuoco il suo lavoro e a orientarsi nella Tokyo del futuro.

Opinione:
Questo libro mi ha deluso, nonostante l’idea alla base sia bellissima e anche molto attuale considerando la nostra condizione delle carceri. Il libro mi ha deluso perché la torre ed il problema carcerario è affrontato in modo quasi superficiale se non trascurato. C’è maggiore approfondimento a pagina 83 (su 144) e onestamente dura anche molto poco. La parte di fantascienza è per lo più inesistente. Per definire questo libro potrei usare le parole “saggio esistenzialista sulla terminologia impiegata nella vita”. Tanto clamore per nulla a mio modesto giudizio.

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Ho provato a fare una ricerca sulla carceri giapponesi per capire quale fosse la situazione ed ho trovato questo articolo de ilpost

Rispetto al contesto dell’articolo (poche guardie, pochi prigionieri, pochissima umanità) come si presenta il libro ?
Perché mi pare di capire che il libro voglia contrapporre un sistema dominato dall’empatia all’attuale sistema disumano.

Ciao @Nirgal, quello che tu scrivi è vero: il libro si propone di affrontare la questione della umanità e lo fa partendo da due concetti chiave: homo felix e homo miserabilis. Quest’ultimo termine è stato tradotto con uomo degno di empatia. Su questo termine dovrebbe incentrarsi una storia che a mio avviso non parte. Non vi è una descrizione delle condizioni attuali dei carcerati, non vi è una “storia” all’interno della torre (cosa che invece sembra essere da come viene presentato il libro). Mi verrebbe da dire che “la quarta di copertina è molto furba”: io ho comprato questo libro (tenuto nel settore “Fantascienza”) proprio perché speravo di vedere il capovolgimento della condizione detentiva ed il relativo confronto con i cittadini non criminali (che stanno fuori la torre e stanno peggio) ma niente di tutto questo è nel libro. Vi è solo un momento (le famose pagine 82-83) in cui sembra essere affrontato ma in realtà no. Fornisco ulteriori elementi.

  • Il lettore “non entra mai” nella torre.
  • Il lettore non leggerà mai delle vicende che accadono nella torre.
  • Il lettore non avrà mai a che fare con uno degli abitanti della torre.
  • Il lettore non saprà quasi nulla della torre.

Quello che mi sarei aspettato, onestamente, è una versione riveduta del paradigma contenuto nel libro (bellissimo) “Condominium” di J. G. Ballard ma la verità è che più che un libro di fantascienza è un libro di narrativa sulle scelte architetturali e lessicali legate ad un progetto di questo tipo. Insomma, tutt’altra cosa a mio modesto avviso.

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