The Siege of Burning Grass
Titolo: The Siege of Burning Grass
Serie: Autoconclusivo
Autore: Premee Mohamed
Editore: Rebellion Publishing Ltd
Genere: Fantascienza, Antimilitarismo, Guerra
Lingua Edizione: Inglese
Data d’uscita: 2024
Pagine: 344
ISBN: 9781837860456
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Sinossi:
The Empires of Varkal and Med’ariz have always been at war.
Alefret, the founder of Varkal’s pacifist resistance, was bombed and maimed by his own government, locked up in a secret prison and tortured by a ‘visionary’ scientist. But now they’re offering him a chance of freedom.
Ordered to infiltrate one of Med’ariz’s flying cities, obeying the bloodthirsty zealot Qhudur, he must find fellow anti-war activists in the enemy’s population and provoke them into an uprising against their rulers.
He should refuse to serve the warmongers, but what if he could end this pointless war once and for all? Is that worth compromising his own morals and the principles of his fellow resistance members?
Opinione:
Il romanzo esplora il concetto di pacifismo all’interno di un mondo immerso in una guerra decennale.
Spaziando tra fantasy e fantascienza, con costanti venature dark/horror, la storia ci presenta un mondo logorato dalla guerra, con un impero che vive di conquiste giunto allo scontro finale con l’ultima grande potenza rimasta a contrastarlo.
In questo contesto a dominare è il tono cupo, capace di evidenziare l’inutilità della guerra, ma anche di un pacifismo passivo, che di fatto contribuisce alla distruzione e alle morti.
Ci si muove tra la desolazione di un impero sull’orlo del crollo totale; la popolazione è alla fame, le armi sono quasi esaurite, a combattere vengono ormai mandati ragazzini/e cresciuti con la retorica “dell’altro/diverso/nemico”.
L’ultima risorsa sono piani disperati e gli stessi i movimenti pacifisti da usare per abbattere questo nemico.
E’ proprio il confronto tra pacifismo e militarismo a dominare la narrazione.
Da un lato abbiamo un pacifismo, basato sulla cultura, la conoscenza della storia, la capacità di analizzare le situazioni, ma incapace di rapportarsi con la massa. Dall’altro ci sono l’ignoranza sfruttata e coltivata dai regimi per creare un popolo gregge da utilizzare nella guerra.
Per certi versi ho trovato il romanzo a volte ingenuo, a volte inconsistente, che finisce di presentare un’idea di pacifismo cieco, incapace di confrontarsi con la realtà che lo circonda, che diventa di fatto un altro strumento di morte e distruzione.
Alla fine tutta la conoscenza e cultura alla base del pacifismo, rimane incapace di affrontare la “banalità del male”.
La parte SyFy non è molto sviluppata. Per certi versi mi ha ricordato La Matrice Spezzata di Sterling. Anche in questo universo le tecnologie dei due fronti sono basate una su modificazioni genetiche, l’altra su creazioni meccaniche.
Anche la spiegazione conclusiva sull’origine del mondo serve solo a fornire un contesto.
Nel complesso un romanzo cupo e per certi versi realistico, che, con il procedere della storia, sembra purtroppo naufragare a causa di qualche soluzione frettolosa o banale.
Questo ha come risultato di lasciare perplesso il lettore.
I personaggi finisco per sembrare eccessivi nella loro caratterizzazione, la conclusione forzata, o quantomeno affrettata, svalutando parzialmente l’analisi socio culturale sulle guerre imperialistiche e le dinamiche di massa.