Piccoli suicidi tra amici - Arto Paasilinna

Piccoli suicidi tra amici

Titolo: Piccoli suicidi tra amici
Titolo originale: Hurmaava joukkoitsemurha
Serie: Autoconclusivo
Autore: Arto Paasilinna
Editore: Iperborea, 2006
Genere: Narrativa, ironico
Data d’uscita: 1994
Pagine: 264
ISBN: 9788870911398

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Sinossi:

Ci sono momenti in cui i ripetuti insuccessi, un matrimonio a rotoli, lo stress, la solitudine sembrano davvero troppo per conservare la voglia di vivere: non è meglio farla finita e andarsene da questo mondo che pare sempre meno «un luogo adatto all’uomo»? Seduto sui gradini di casa con una bottiglia di birra in mano, il direttore Onni Rellonen, imprenditore fallito, decide di dire basta a «quel suo vivacchiare privo di senso». Ma cosa succede se il fienile scelto per «il botto finale» è già occupato da un colonnello a riposo risoluto a mettere fine ai suoi giorni? Non ci saranno anche molti altri nelle stesse condizioni, con cui varrebbe la pena di spartire timori, rischi e spese, per un dignitoso suicidio collettivo? E così, caricati sulla Saetta della Morte, lussuoso pullman dotato dei più desiderabili comfort, trentatré selezionati aspiranti suicidi partono per un viaggio che li porterà da un capo all’altro dell’Europa alla ricerca del migliore strapiombo da cui lanciarsi nel vuoto. Sotto il comando del colonnello Kemppainen, frustrato da un’epoca «così profondamente pacifica», con l’assistenza di Rellonen e della fidata vicepreside Helena Puusaari, conturbante trentacinquenne dai capelli rossi con l’hobby di struggenti passeggiate nei cimiteri, la Libera Associazione Morituri Anonimi raccoglie i più disparati e folli personaggi, decisi, come il Vatanen dell’Anno della Lepre , a tagliare tutti i legami di un’esistenza che li ha delusi e maltrattati, per la libera avventura di un fatale Grand Tour, che diventerà presto il più gioioso manifesto della voglia di vivere. Dalle falesie di Capo Nord ai burroni del Furka, fino all’estrema punta dell’Algarve, tra spericolate avventure, amicizie, solidarietà e nuovi amori, la banda degli apprendisti suicidi sarà immancabilmente raggiunta dall’irriducibile nemico da cui ha tentato di fuggire: la vita. Perché «si può scherzare con la morte, ma con la vita no. Evviva!» Parola di Paasilinna.

Opinione:

In generale non amo le postfazioni e detesto le prefazioni.
Ma non posso assolutamente esimermi dal far mie alcune frasi dalla postfazione di Dario Marani, a cominciare dalla primissima, che illustra benissimo ciò che penso alla fine di questo libro.

Una delle cose più belle dei romanzi di Paasilinna è che dopo il tumulto, il fragore e le spericolate rincorse tutto si dissolve delicatamente, come una risata di cui resta solo il gioioso ricordo, nell’acqua increspata d’un lago, nel vento della sera, nell’odore di foraggio appena tagliato. Ma perché il miracolo si compia e ogni cosa ritrovi il posto cui è stata assegnata dal sempre provvido caso serve il fuoco d’artificio dell’avventura che Paasilinna magnificamente innesca come una bomba a orologeria nelle prime pagine del libro.

C’è poco da aggiungere.
E’ estremamente difficile parlare in modo ironico di un argomento delicato come il suicidio. Scherzarci su, insomma. E però, l’autore non solo ci riesce, ma lo fa con uno stile narrativo divertente in una storia di un crescendo roboante.
La storia stessa è un viaggio, per i tantissimi protagonisti e per il lettore.
Ah, i protagonisti. All’inizio son due, poi diventano tre, poi ti rendi conto che in realtà tutta la compagnia è la protagonista, no, anzi, i personaggi sono un mezzo, perché la protagonista di questo romanzo sorprendente è la voglia di vivere. Il ché è un po’ in contraddizione con il titolo, ma il titolo stesso è, in qualche modo, gradevole e azzeccato.
Non voglio aggiungere altro. Anzi. Ho preferito nascondere qualcosa dalla sinossi presa dalla retrocopertina del libro di Iperborea, per mettere chi legge questa scheda nella mia stessa condizione. Attirato più dalle prime due righe che dal resto (non l’ho neanche letto, mi sono fermato alle righe riportate in chiaro), per me è stata una grande scoperta che è sbocciata un po’ come il viaggio stesso dei protagonisti.
Ciò detto, se vorrete salire sulla saetta della morte, buon viaggio.