Marcel Duchamp e gli scacchi

A me una partita a scacchi può trasmettere una sensazione estetica simile a quella di un’opera d’arte. Come la mettiamo?

Idem, ma non diciamolo troppo forte, che poi c’internano.

Non c’è l’intenzionalità del trasmettere emozione, ma di vincere. Per questo, secondo me, non può essere considerata arte.
A meno che, appunto, non faccia parte di un’opera come le due postate dal babbano.

Per quanto mi riguarda gioco non solo con l’intenzione di vincere ma di ricavarne un senso di armonia che confina molto con un appagamento artistico/estetico. Quando vinco partite in cui non sperimento quella sensazione per me hanno molto meno valore.

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Ma attenzione, la partita diverte te, l’intenzione è il tuo divertimento.
Masturbarsi in una stanza chiusa difficilmente può esser visto come arte.

Boh, c’è tanta cosiddetta arte che appaga solo il creatore, quindi amen.

Uhmm, temo che quel che mi frulla nella testa sia più esteso di quel che riesca ad esprimere. Esempio, abbiamo un linguaggio un po’ povero per affrontare il mondo, tra cui si usa il termine arte un po’ alla leggera. Ma bisognerebbe trovare termini diversi e linguaggi più complessi per descrivere un mondo complesso. Posso trovare un atto geniale, ma non sarà Arte tout court. Posso fare un disegno molto bello, ma idem come sopra. Può essere lezioso, emozionante, dirompente , di rottura, può essere satira, sberleffo, dimostrazione. Il tutto senza essere Arte. Voler ricondurre tutto all’arte sminuisce sia l’arte che tutti gli altri atti.

Oggettivamente? Chi mai ha detto questo? Però deve esistere qualcosa che è arte e qualcosa che non lo è. Non pretendo di imporre criteri, ma che possano e debbano esistere, sì.

Ecco Banksy è controverso per.molti motivi, tra cui per l’uso di tecniche che per loro natura sono espressione popolare senza essere mai stata arte. Ora si cita come grande artista, ma in una galleria perde totalmente di senso, nelle strade lo acquista enormemente. E ovviamente questa è solo la superficie di un discorso complesso che non si esaurisce.
Se si parla dell’opera in sé, fisicamente, vedasi dopo.

Mai detto anzi.

Anche ma non abbastanza.

Qui è la questione del mezzo effimero. Ci sono quadri di Dalì persi in un incendio nella dimora di Amanda Lear (Ok il castello del suo compagno). Purtroppo questo non entra nel merito se sia arte o meno. Potrei dire che era arte finché esisteva. Quando non esiste più, rimane il ricordo. Ma trovo la questione fuorviante.

Sembra difficile a dirsi, ma i risultati sono diversi anche se non così lontani. Perché molti artisti hanno ricercato la.purezza del segno infantile, e per certi versi quindi non c’è differenza. Dunque dovresti accettare come arte anche i disegni di un bambino e alcuni lo fanno.

Io dico il liberi tutti ma le sue cose sono intimamente legate. Difatti credo che siano le gallerie le prime promotrici del liberi tutti.

Uhm. Se lo fa Piero Manzoni, forse, se lo fanno 100 altri, proprio no . Altrimenti avrei per te una magnifica opera d’arte innovativa e portabile in tasca per ogni occasione! Sicuro di in volerne approfittare? Appena fatta!
E l’opera di Manzoni, che ho pure visto dal vivo originale e apprezzo molto, era giusto una satira (più che arte) contro appunto la pseudo arte. Il suo discorso era: Perché se è arte quella cacca che si vede in giro, allora lo è anche la mia.
Chi la celebra come arte è qualcuno che non ha capito la.presa in giro ed è estremamente triste.

Questo è il problema di tutte le cosiddette arti performative, che esistono nel momento in cui sono fatte ma non esistono fisicamente. Il balletto ad esempio. È arte? Se l’atto è sublime oggi come domani, ti direi di sì a prescindere dalla sua fisicità (vedasi di nuovo il materiale effimero, che non ha più materia ma ciò non inficia il valore di quando esisteva).
La partita è sublime? Letteralmente porta lo spettatore da uno stato all’altro, come atto estetico? Forsee nuovo il cavallo facendo le capriole, altrimenti non è l’atto in sé a fare arte.

Si vede che non conosci, per fortuna o purtroppo, il mondo dell’arte contemporanea. Ti assicuro che il liberi tutti ha scagionato l’atto da almeno gli anni '80 (posso anche citarti la mostra Prostitution dei Throbbing Gristle).
È arte?

Ci vuole un punto fermo e dire No o Sì. La questione più che dove tracciare la linea di demarcazione (io ho una idea solida, per quanto alla fine comprenda veramente tantissimo - e non pretendo di impormi su nessuno) ma che tale linea esista. Non può esistere il liberi tutti, perché sminuisce completamente qualsiasi atto. Non voglio dire che questo o quello universalmente od oggettivamente è arte o un capolavoro, ma che lo spettatore abbia una sua idea chiara di cosa sia arte e cosa non lo è. Senza, è la fine.

Da un punto di vista soggettivo la questione non è solo distinguere ciò che è arte da ciò che non lo è, ma ciò che suscita qualcosa dentro di me da ciò che mi lascia indifferente.
Può esserci un consenso unanime o quasi su una determinata opera, io posso prenderne atto, ma poi se non mi colpisce per qualche ragione è come se non si distinguesse dal rumore di fondo generale.

Si, ma c’è un problema. Non mi hai dato alcun indizio su come io possa distinguere No o Sì.
Ergo tutto il discorso è molto soggettivo. Che ci può anche stare, eh, ma allora, liberi tutti.

Infatti. E’ perché Manzoni l’ha fatto per primo, che è diventata arte, provocatoria, ma limitata al contesto di lì e in quel momento lì. Come la fuga di Cattelan.

Eh, questo è un problema, perché a questo punto è un concetto che hai solo tu nella tua testa, e io posso dirti, ok, ma non posso in alcun modo esser d’accordo.

Mi riferivo proprio a quello. La differenza è che io ho citato una stanza chiusa, dove nessuno sa cosa avviene e nessuno può assistere, tranne te che appunto, gusti il momento. Questa sicuramente non è arte, a meno che non pubblichi sul giornale che lo stai facendo, ne dai ampia risonanza, e tutto il mondo annuisce compiaciuto della tua comunicazione (non perché annuisce, ma perché lo viene a sapere e il fatto che sia tu, li, proprio tu, ha un impatto sul mondo).

Il fatto che tutti giochino al pallone rende il calcio di Maradona più svalutato?

La definizione diventa quindi soggettiva. Quello che a te non dice nulla a me emoziona tantissimo. Guernica, il Beato Angelico, il bacio di Klimt e l’opera di Offer Lellouche che ho per caso visto a Vienna. Tutte hanno impatti diversi su ciascuno di noi.

Dirò di più: preferisco perdere una bella partita che vincerne una brutta.

Comunque c’aveva ragione Pitagora Protagora, almeno nell’arte: la misura è in chi la guarda.
E dunque è arte o cesso a seconda di chi guarda. Se mette d’accordo abbastanza gente di essere arte, c’è caso sia un capolavoro.
Che però non significa che, per qualcuno in qualche momento, non resti un cesso. Da questo discende anche che è preferibile non ci sia una sola persona (o una piccola minoranza) che decida cosa sia arte e cosa no.

E quindi, niente, @Jabbafar: non avrai quel ruolo al Ministero.

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Non ho capito, liberi tutti o una demarcazione c’è? Non devo insegnare dove è, ma che te la devi imporre ed essere severo.
E poi a dire il vero, la mia idea l’ho già esposta. Arte è un atto di bellezza (e non un fenomeno, come un tramonto o sublimare una partita di scacchi) che risulti svincolata dal periodo e tempo, dal luogo e locazione geografica, cultura e contesto. Se riesce a fare ciò, considero l’atto “eterno” e quindi Arte.
Mentre non ho capito quando dici questo o quello non è arte. Non è bello abbastanza?

Ahia, questo esempio però è capzioso. Una cosa è ripetere lo stesso identico gesto, una cosa è imitare senza raggiungere l’eccellenza. O mi vuoi dire che una barzelletta sentita 100 volte fa sempre ridere?

E perché no? Se è liberi tutti, lo è certo. Come i disegni di una bambina di 4 anni, un atto che nessuno vede, io che gioco a calcio (e ti assicuro che è terribile a vedersi. Se Jason di Venerdì 13 mi vedesse con una palla sarebbe lui a subire atroci sofferenze) e tutto quanto è stato detto “non è arte”. Liberi tutti, no?

Dubito che esista un assoluto, nell’umanità. Ma quel che chiedo è che ogniuno abbia chiaro in sé la sua di definizione e che discrimini l’eccellenza dalla ciofeca, la satira dalla scultura, lo sberleffo dall’immortale, l’utile dal dilettevole, la perfezione dell’esecuzione dal trasmettere emozioni, la raffigurazione dalla trasfigurazione. E in coda a tutto, separata?, l’arte.

Forse l’arte è quel che rimane finite tutte le definizioni…

Mah, troppi vincoli. Che ne è dell’artista interprete dei tempi recenti, presenti o prossimi a venire? E per forza universali?

Sarebbe piaciuto anche agli Assiri, piace agli esquimesi, piacerà tra mille anni ai milanesi?

Io qualche dubbio l’avrei. Che non sia arte?

Bella domanda, si accompagna a quell’articolo che faceva notare che gli scrittori moderni preferiscono ambientare i romanzi in un recente passato piuttosto che nel presente, sia per difficoltà di rappresentazione che per evitare diventi o sorpassati molto facilmente. Perché volersi riferire solo all’oggi rischi sia di aver frainteso il moderno (e gli storici notano quando i pensatori abbiano preso cantonate cercando di interpretare i loro tempi, che so, con Malthus) sia di diventare anacronistico dall’oggi al domani.
Può essere un ottimo documento storico, ma il rischio di essere totalmente incomprensibili è dietro l’angolo.
È arte una poesia in dialetto austroungarico antico, di cui non capisci una cippa? Bella domanda, ma la risposta è decisamente ardua.
Un altro esempio meno estremo: una barzelletta sul che so Giolitti, ha ancora lì stesso effetto? Era satira dei suoi tempi, ma il suo tempo di vita è quello. Il Satyricon di Petronio, con il pranzo di Trimalcione non guardava solo la sua epoca ma tutti i cafoni della Storia. Riesce a superare il suo momento per parlare ancora oggi. Tra i due, cosa consideri arte?

Altro esempio, bello tosto stavolta: la Divina Commedia.
Esempio di arte immortale vero, ma stra zeppo di riferimenti politici del momento estremamente localizzati ed oscuri . Ci sono singole note più lunghe del poema stesso. Puoi apprezzare la.metrica e il verso e la musicalità, ma dubito che la sua arte risieda nell’invettiva stessa ad un personaggio oramai ignoto della politica fiorentina del '200.
Se prendi il Principe di Machiavelli, i suoi suggerimenti non sono se bonificare quella palude tra Gagno e Ripafratta perché Giangiacomo ha detto una cosa, ma dà consigli che ancora oggi possiamo apprezzare e rivederci, non i casi particolari ed esatti .
Toh, potremmo dire che quando un’opera esce dal suo tempo riesce a essere un classico mentre arte è tutto e di più.
Io preferisco essere più critico e restrittivo, anche se non voglio imporre, ma posso apprezzare sia Pollock che arte Polinesiana, perché ancora oggi ne sento vibrare la forza, e non esclusivamente perché il primo serve a nascondere macchie sul muro e il secondo era un fermaporte.

Forse. E forse no. Piacere è sempre questione di gusto, riconoscere la forza espressiva è un’onestà intellettuale che uno che si approccia all’arte dovrebbe avere. Se l’arte per alcuni è solo consumo o di facile fruizione, peggio per loro, ma intanto una linea l’hanno tracciata.

Di nuovo, per me non è tanto il problema se questo o quello sia arte o meno, ma che esista una propria linea di demarcazione (che non sto a criticare) perché il liberi tutti non distingue più nulla, svalutando tutto.

Brucerai nel sesto cerchio, per questo.

Sebbene la vera opera d’arte sia Topolino all’inferno.

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Uff preferivo l’ottavo, ma nel sesto ho un sacco di amici

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Concordo.

Ah, e nemmeno la Gioconda mi dice molto, i francesi possono tenersela.

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Quindi mi pare che la propensione sia “arte è quando arbitro fischia” cioè “io”.

Un attimo, però. Non vorrei passare per chi darebbe alle fiamme quello che non gli piace, eh. :grin: Per me può esserci spazio per tanti tipi di “arte”.