Ho sempre creduto che si intitolasse: il mistero del teschio di cristallo, mentre invece si intitola “Il teschio parlante”.
Ho appena scoperto che era scritto da Hitchcock.
Non male.
Della trama non ricordo nulla.
Però mi ricordo esattamente che sono stato seduto accanto al calorifero tutto il pomeriggio per leggerlo tutto di un fiato.
Curiosità:
Mio padre, prima di questo libro, mi aveva regalato: Ivanohe, Zanna bianca - entrambi mai letti in vita mia e Excalibur - di cui ho letto solo alcune pagine. (Libri sicuramente migliori).
Il teschio parlante è un giallo. Io odio i gialli e i polizieschi. Non li sopporto.
Ora provo a recuperarlo e rileggerlo, solo per capire cosa ha fatto scattare la scintilla della lettura.
C’è da dire che da questo libro sono passato ai libri sui vampiri, poi sui fantasmi per finire con leggere tutti i King.
Cavolo, però mica facile ricordare il primo libro letto, oltre alle solite favole.
Mi ricordo la storia di un misterioso negozio-agenzia dove risolvevano vari problemi dei clienti grazie a personaggi strani, fantastici, anche un po’ paurosi. L’atmosfera era particolare. Non ricordo proprio il titolo (qualcuno lo sa?).
Quello che ricordo bene è invece “Le avventure del barone di Münchhausen” di Rudolf Erich Raspe, acquistato in una piovosa giornata estiva, credo, non potendo andare al mare.
P. S. Per i gialli sarebbe passato ancora qualche anno: ovviamente il primo fu Sherlock Holmes.
Il primo libro che lessi era 20.000 leghe sotto i mari, però. Lo lessi durante una giornata di neve quando la scuola era chiusa nel paesino dove abitavo
I primi romanzi che mi ricordo di aver letto sono la “Caccia alla Meteorite” ed i “500 Milioni della Begun” di Jules Verne, che mi aveva regalato mio padre perché voleva “staccarmi” dai fumetti (in particolare Topolino), tentativo fallito miseramente…
I libri erano in versione integrale; mi piacque comunque molto di più il secondo, che secondo me aveva delle tematiche più moderne (la contrapposizione tra una città industriale ed una città ecologica a misura d’uomo).
Non sapevo che la “Caccia alla Meteorite” era stato completato dal figlio, ma con il senno di poi direi che si capiva; in effetti mi ricordo che il finale non era troppo esaltante.
La scelta fu di mio padre che me li regalò, non mi ricordo esattamente a che età (penso intorno ai 9 anni). Inoltre scelse due titoli che non rientrano tra i romanzi più famosi di Verne.
Poi, in ordine sparso, non ho idea se prima, dopo, o che… Ma c’era una copia di Robinson Crusoe, probabilmente di mia mamma… un “il richiamo della foresta” e “l’isola del tesoro”. C’era un “ventimila leghe sotto i mari” che mi teneva lontano per via del suo formato enorme con pagine gigantesche, che iniziai mille volte e abbandonai dopo il primo capitolo, per leggerlo completamente solo da adulto. Poi c’era questa collana Mondadori, guarda un po’…
E in particolare mi ricordo QUESTO preciso romanzo, “la morte che ride” dove i protagonisti, un gruppo di ragazzi di Pimlico, i Pimlico Boys appunto, affrontavano un mistero che riguardava cannibalismo (e la sindrome di vattelapesca, simile a quella della mucca pazza, da cui appunto il titolo…)