Dall'estero: La brutta, bruttissima storia del reportage su Neil Gaiman

Il reportage sul creatore di The Sandman del New York Magazine.

Neil Gaiman, celebre autore fantasy noto per opere come American Gods e The Sandman, è al centro di una serie di accuse di violenza sessuale emerse nell'estate del 2023. A riportare con dovizia di particolari gli eventi è l'articolo There Is No Safe Word How the best-selling fantasy author Neil Gaiman hid the darkest parts of himself for decades, scritto da Lila Shapiro e pubblicato lo scorso 13 gennaio sul New York Magazine (link in fondo alla pagina, tra le risorse in rete). L'articolo si concentra principalmente sulla storia di Scarlett Pavlovich, una giovane... - Leggi l'articolo


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Ho letto l’altro giorno, ho provato una profonda delusione.

In effetti è una situazione molto brutta, anche se a volte è difficile distinguere il semplice scandalo dal vero reato (o comunque da comportamenti vergognosi).

Sicuramente il tutto lascia un senso di forte smarrimento, perché nella migliore (per Gaiman) delle ipotesi (o verità o soluzione o non so che termine usare) è l’ennesima prova che il maschio è schiavo del suo organo riproduttore [che poi questo abbia una ragione evolutiva - perché praticamente tutto ha una ragione evolutiva è un altro discorso].

Rimango perplesso però da molti dettagli di questa storia, tra cui in ordine sparsissimo
*c’è chi lo condanna secondo me solo perché Gaiman gli sta antipatico o è invidioso
*c’è chi si schiera come se tutte le colpe fossero sue a prescindere, come se non fossero mai esistite le fan o le groupies che come unico scopo era quello di avvicinarsi in quel modo ai loro idoli [ma il rock non è andato avanti così da decenni?]
*come sempre nessuna delle vittime parla, finchè non salta fuori un articolo e poi ecco tutte che ne parlano; non ho capito se c’era una qualsiasi denuncia nei 20 e più anni a cui si riferiscono le storie
*c’è chi è in imbarazzo e non ne parla affatto (il sito bleedingcool che si solito non si esimie dal fare articoli su questi casi, vedi Warren Ellis)
*l’articolo nel NYT ha le foto/selfie fatte la mattina dopo dalla vittima a testimoniare il suo disagio; ma ha senso che uno si faccia le foto così? Ovvero non è che uno si autosuggestiona o voler credere che una cosa sia successa alla sua maniera anche se è successa diversamente?
OK, anch’io quando sono caduto per terra e mi ero ferito in volto poi mi sono fatto un selfie, ma era più per ricordarvi quanto ero stato sbadato
*l’articolo si ferma a citare i personaggi negativi inventati da Gaiman e li associa all’autore, nella trita associazione di un’autore ai suoi personaggi, una associazione che credevo non si facesse più, ma dai… [però salta Odino che in American Gods incanta le giovani per portarsele a letto]
*è triste pensare che se hai fama e hai dei fans, ne approfitti senza farti troppi pensieri, ossia sfrutti le debolezze delle persone; perché comunque Gaiman non ha negato i rapporti, ha solo detto che erano consensuali, anche se magari nella sua testa

Le tue perplessità sono le mie, a cui voglio aggiungere che personalmente non amo o processi mediatici, per una persona (in generale, a prescindere dal caso) sia colpevole o meno. Sbatti il mostro in pagina è sempre stato lo sport preferito di tutti.