Titolo: Chiamami Adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti.
Titolo originale: Chiamami Adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti.
Serie: Autoconclusivo
Autore: Matteo Lancini
Editore: Raffaello Cortina Editore
Genere: Saggio Psicologico
Lingua Edizione: Italiano
Data d’uscita: 2025
Pagine: 216
ISBN: 9788832857443
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Sinossi:
In “Chiamami adulto”, libro che conclude la trilogia iniziata nel 2021 con “L’età tradita”, Matteo Lancini esplora i molteplici contesti e le modalità in cui gli adolescenti costruiscono relazioni: dalla famiglia alla scuola, dagli ambienti digitali alle stanze di psicoterapia, dal gruppo dei pari al rapporto di coppia. Partendo da alcuni spunti già introdotti in “Sii te stesso a modo mio”, come l’assenza di prospettive future e la fragilità adulta che spesso ostacola un dialogo autentico, l’autore scava in profondità, rivelando che cosa serve davvero per avvicinarsi ai giovani: l’ascolto e una presenza empatica.
Opinione:
Continua la mia lettura di Lancini e devo dire che continuo ad essere molto confuso. La posizione di Lancini è chiara:
Meglio soddisfare il proprio bisogno di controllo e andare a dormire sentendo di aver fatto il proprio dovere di genitore, senza accorgersi di essere solo un investigatore che sta seguendo la pista sbagliata. I figli non andrebbero mai trattati da partner traditori e traviati, se non parlano o mentono è perché temono che le proprie verità affettive non siano accolte e ascoltate, non per mantenersi una doppia vita.
Eppure io mi domando come un genitore, a fine giornata, possa trovare la forza e l’equilibrio mentale per contemperare, soppesare e applicare una lucidità tale nella valutazione dei processi cognitivi del figlio. È davvero possibile applicare tutto questo? Io ne sono sinceramente colpito e ammirato. Lancini é altrettanto chiaro quando scrive:
Le emozioni non solo vengono vissute ma diventano anche dirompenti, non riuscendo a essere né mentalizzate, né elaborate. […] Tutto ciò riguarda, ovviamente, anche gli attacchi al proprio corpo, in vertiginoso aumento. Mi riferisco ai disturbi del comportamento alimentare, al ritiro sociale – che da tempo é diventato l’equivalente maschile dell’anoressia…
Un altro esempio riportato da Lancini mi ha fatto molto riflettere e sorgere emozioni e riflessioni contrastanti. Ve lo riporto di seguito per farvi capire.
È emblematico l’esempio di una ragazza di diciassette anni, a cui durante l’ora di lezione vibra il telefono cellulare: «Devo rispondere, prof, mi scusi davvero. Lei lo sa, non rispondo mai, ma questa volta devo farlo, è appena uscito il mio amico dal carcere». Lei esce dall’aula, in preda a emozioni che ci dovrebbero interessare e che invece non ci interessa neanche immaginare e l’insegnante segna in automatico sul registro una nota disciplinare. Ma come? Invece di identificarsi, di incoraggiare la telefonata, chiedere alla ragazza come è andata, al suo rientro in classe e se ha voglia di parlarne, prevale la regola, quella dell’adulto intransigente che facendo così testimonierebbe autorevolezza e rispettabilità, la sua e quella dell’istituzione scolastica che la ragazza ha l’onore di frequentare.
Ecco, diciamo che secondo me questa frase lascia molte perplessità. La scuola è un momento di formazione e tale momento si basa certamente sulla scoperta di sé ma anche sul rispetto di regole e di autorità: elementi che ci accompagneranno per tutta la vita (a lavoro, in famiglia, etc…) ma allora come pensarla su meccanismi di questo tipo?
