Titolo: Carrie
Titolo originale: (Titolo originale, eventualmente)
Serie: Autoconclusivo
Autore: Stephen King
Editore: Bompiani
Genere: Horror
Lingua Edizione: Italiano
Data d’uscita: 1974
Pagine: 224
ISBN: 9788830110519
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Sinossi:
Carrie è un’adolescente prigioniera del delirio fanatico della madre e presa di mira dai compagni, però ha un dono. Può muovere gli oggetti con il potere della mente. Le porte si chiudono. Le candele si spengono. Un potere che è anche una condanna. E quando, inaspettato, arriva un atto di gentilezza da una delle sue compagne di classe, un’occasione di normalità in una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei, Carrie spera finalmente in un cambiamento. Ma ecco che il sogno si trasforma in un incubo, ciò che sembrava un dono diventa un’arma di sangue e distruzione e scatena una serie di eventi che nessuno potrà mai dimenticare.
Opinione:
Il mio personale scetticismo nei confronti delle opere di King (siano esse brevi o lunghe) si è dissolto dopo le prime venti pagine di Carrie. È un libro molto intelligente, molto attento al mondo femminile tra l’altro. La storia di Carrie (sarebbe meglio dire “le storie”) sono per certi versi anche le nostre. L’emancipazione, l’affermazione del sé in un ambiente spesso ostile e spesso superficiale fino all’inverosimile. La scuola come primo ambiente di confronto e scontro e poi la famiglia ed il rapporto con i genitori. I poteri di Carrie, per quanto mi riguardano, sono una triste liberazione che tutti noi almeno una volta abbiamo desiderato di avere. C’è una frase molto bella che King fa dire al personaggio Susan Snell: «Ma il “mi dispiace” è il pronto soccorso delle emozioni umane.» Ecco, purtroppo per gli altri, a Carrie ad un certo punto il “mi dispiace” non fa più effetto. Bello, devo ammettere che il film di Brian De Palma (che King trovò adeguato) non rende giustizia all’opera letteraria in molti punti.
