Televisione: Pluto, Astro Boy visto da Naoki Urasawa, arriva su Netflix

La serie, un Netflix Original Anime, rielabora i personaggi del manga di Osamu Tezuka, portando sulla piattaforma la storia del "più grande robot del mondo".


Questo è un argomento di discussione collegato all'originale su: http://www.fantascienza.com/29301/pluto-astro-boy-visto-da-naoki-urasawa-arriva-su-netflix
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Il manga era bello, anche se Urusawa ha sempre dei problemi con i finali.

E’ una sindrome che ho riscontrato in molti manga e alcuni anime, al punto che ho iniziato a pensare che per i giapponesi il finale “dove si chiude tutto”, quello soddisfacente ai palati occidentali, non sia così importante

Vero, un po’ è quello e un po’ abbiamo una concezione travisata, soprattutto dei manga. Ce li aspettiamo come romanzi ma andrebbero visti come soap opera, Opere editoriali potenzialmente infinite.

È noto che Dragonball e Akira avrebbero dovuto finire molto molto molto prima, ma che la casa editrice e gli editor (che hanno vero potere di vita e di morte più degli autori sulle storie) hanno costretto Toryama e Otomo a continuare.
Sempre di Urusawa, 20th century boys, più va avanti più rimesta il brodo, dovendo anche spiegare dettagli che non servivano, punti di vista assolutamente non necessari (anche se interessanti) ecc ecc. Tutto per aumentare la durata . Ovvio che poi le cose si complicano ed è difficile uscirne

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Nella tradizione giapponese la parola “Monogatari” significa racconto, storia. È un genere letterario che potremmo paragonare all’epica, eroi, spadoni, duelli, eventi storici raccontati in modo fantastico sullo stile dell’Odissea, ma molto più brevi ecc. ecc. Ma attenzione: i manga e gli anime sono ibridi tra lo uta monogatari (racconto poetico, basato sulle emozioni e momenti di pathos) e lo tsukuri monogatari (o racconto di finzione, basato su sequenze di eventi e narrazione). Sia i manga che gli anime erano, in origine, pensati per svolgersi attraverso brevi episodi spesso scollegati tra loro. Avevano successo perché usavano i momenti di pathos come chiusura (o come fulcro dell’episodio) senza ricorrere alla classica chiusura del romanzo europeo. Per questo nella mentalità giapponese il momento di pathos funziona bene come “finale” anche se la narrazione lascia insoddisfatti noi occidentali alla ricerca di una morale della storia. Tale meccanismo però non regge quando si tratta di storie più lunghe e articolate.

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Ecco conoscevo il termine monogatari e alcune sfumature, ma non tutti questi dettagli, grazie!

Ho finito di vedere la serie ieri; veramente bella e molto attuale, soprattutto dopo l’ennesimo macello medio orientale.
Nel complesso prevale un tono cupo romantico, con una certa prevalenza di individualismo che risulta perfino ingenuo, specialmente se applicato a delle IA.

Personalmente lo considero uno degli anime migliori degli ultimi anni.

Nel manga il riferimento era più l’Iraq di Saddam, ma ovviamente “la storia si ripete”, quindi non perde mai di attualità. la storia originale era di tezuka, la cui fantasia era infinita ma ovviamente aveva le sue ingenuità sfruttate poi da Urasawa per far andare avanti la storia.
Il che è sia il suo pregio che il suo difetto. Non credo che l’anime si discosti dalla versione cartacea :slight_smile: