Titolo: Psicologia delle Folle
Titolo originale: Psychologie des foules
Serie: Autoconclusivo
Autore: Gustave Le Bon
Editore: Bollati Boringhieri
Genere: Saggio politico - sociale
Lingua Edizione: Italiano
Data d’uscita: 2025
Pagine: 192
ISBN: 9788833945330
NOTE: Il libro è ormai di pubblico dominio, in italiano è disponibile qui (grazie @Nirgal !!)
http://www.codice-3.org/PDF/psicologia_folle.pdf
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Sinossi:
Tradotto in decine di lingue e cruciale per figure come Freud, Pareto, Theodore Roosevelt e Mussolini, “Psicologia delle folle” (1895) di Gustave Le Bon è uno dei testi più influenti – e controversi – della modernità. Venerato e detestato con pari intensità, ha ispirato scienziati politici, leader e strateghi militari. Ma è stato anche messo al bando dal mondo accademico – oltre che per le sue posizioni razziste e misogine – per le affinità con le retoriche totalitarie del Novecento, di cui è stato considerato da alcuni un vero e proprio fondamento, ideologico e pratico. Eppure, Psicologia delle folle parla innanzitutto alle democrazie. Contro l’ottimismo razionalista di molte teorie progressiste, infatti, Le Bon parte da un presupposto radicale: gli esseri umani sono profondamente irrazionali, soprattutto quando agiscono in gruppo. Le nostre scelte non dipendono dalla logica o dal calcolo: derivano da spinte profonde, radicate nella storia evolutiva del popolo e della specie. Motori nascosti ma potentissimi. La speranza, il mistero, il prestigio, la paura, il contagio mentale: tutte queste forze plasmano il modo in cui percepiamo il mondo, molto più dell’evidenza logica o del dato di realtà.
Opinione:
É complicato descrivere questo volume: bisognerebbe scinderlo dal carisma del suo scrittore, un po’ come accade con Nietzsche. Le Bon ha un carisma di eccezionale natura e questo è ampiamente narrato (e documentato) nell’ampia prefazione al volume.
Il testo offre uno spunto analitico certamente noto ma non scontato. Tutti noi, almeno una volta, abbiamo cavalcato il mare della “polemica sulla massa” ma il testo di Le Bon non vola così in basso. Non deve essere dato per scontato.
Offre, invece, una fredda lucidità su quello che la massa rappresenta e che la massa vuole: essere soggiogata da un leader “da riempire di insulti e sputi” una volta deposto dal suo successore. Il ritratto è quanto mai attuale e temo lo sarà in futuro così come lo è stato in passato. La visione di Le Bon trova compatibilità in quella di Spengler sul tramonto dell’Occidente, Le Bon scrive:
Finora il ruolo più chiaro rivestito dalle folle é stata la distruzione delle civiltà troppo vecchie. […] Accadrà lo stesso per la nostra civiltà? Possiamo temerlo, ma per saperlo è ancora troppo presto. Una cosa però è certa: ci dobbiamo rassegnare a subire il regno delle folle. Mani incaute hanno infatti abbattuto, una dopo l’altra, tutte le barriere che avrebbero potuto contenerle.
Molte delle riflessioni di Le Bon sono condivise dalla filosofia moderna e sono definibili di buon senso. Un esempio è la neutralità della tecnica, non interessata alla nostra sorte. Questo sarà successivamente confermato da Heidegger, Severino, Vattimo e molti altri che parleranno della tecnica come interessata al suo stesso incremento. Le Bon scrive:
La scienza ci ha promesso la verità, o almeno la conoscenza delle relazioni che la nostra intelligenza è in grado di cogliere tra le cose: non ci ha mai promesso né la pace né la felicità.
Con questo voglio indicare la bontà del pensiero di Le Bon che talvolta, invece, approda a conclusioni tutt’altro che condivisibili e logiche. Ecco dove nasce la difficoltà di recensire il volume. É certamente una lettura interessante di cui è importante non saltare le prefazioni iniziali.
Le folle sono incapaci di progettualità, cioè di agire sulla base di un calcolo mezzi-fini: ogni azione è frutto di un impulso momentaneo, e può cambiare orientamento da un momento all’altro. E sono assetate di sottomissione: bramano il carisma di un capo, e – quando lo trovano l gli si sottomettono con entusiasmo orgiastico. Salvo poi rinnegarlo, e coprirlo di sputi, nel momento in cui, per qualche circostanza, perde il potere.
In questa epoca di grandi contrasti, il meneur (il trascinatore) è:
una figura temibile ma piena di fascino, che parla in modo semplice e ripetitivo, evoca immagini forti ed è in grado di infondere una fede fanatica (religiosa, politica o militare che sia).
